Lo zio Lanza vuole Te!!!!!

In evidenza

Tag

, , , , , , ,

E’ un mese che questo blog è online con risultati molto buoni per un sito non pubblicizzato e, soprattutto, che si occupa di film che hanno, per essere fortunati, vent’anni sul groppone. Per questo scendo in campo e ringrazio tutti quelli mi hanno scritto in privato facendomi i complimenti per questa creatura, per tutti quelli che leggono in silenzio e per chi commenta pubblicamente. Ringrazio anche chi nell’accingersi a Malastrana vhs pensa “Chi se ne frega” o a chi il mio lavoro, senza giri di parole, fa schifo, perchè se tutto fosse rose e fiori non sarebbe bello mettersi in gioco e migliorarsi. Ringrazio Domenico Burzi e Napoleone Wilson che questo mese mi hanno affiancato con recensioni diverse e diversicate dalle mie, ma d’altronde che palle un intero blog lanzacentrico dove vivono solo film assurdi e tette sempre perennemente fuori dalle magliette. E ne approfitto per dare il benvenuto a Mariangela Sansone, a Francesco Ceccamea, ad Alexia Freddy Lombardi, a Marcello Gagliani Caputo, a Raffaele Picchio che nelle prossime settimane si intervalleranno a scrivere su queste pagine virtuali. Ma non mi basta perchè io voglio una legione, io voglio, come dice il titolo, anche la tua collaborazione. Se ti piace scrivere, se ti piace il cinema a 360 gradi, se vuoi entrare a far parte di questa famiglia vintage scrivimi su andreaklanza@yahoo.it e mandami le tue proposte. Certo stai sicuro non ti pagherò, se per pagare intendi dindi sonanti, ma se busserai alla mia porta ci sarà sempre un piatto caldo per te e una bibita ghiacciata. Meglio di un calcio nel sedere, come si dice. Questo mese arriveranno altre novità, ma è inutile sciorinarle ora. L’importante è che io ti aspetto.

Andrea Lanza

400 giorni – Simulazione nello spazio

Tag

, , , , ,

Immaginatevi un film povero, ma così povero di mezzi che cerca un’idea figa per emergere e fallisce, miseramente. Ecco questo è 400 giorni- simulazione nello spazio, una porcheria con il peggior Superman di sempre, nonché uno degli attori più cagneschi che mente umana possa ricordare, Sir Brandon Routh, il principino della mediocrità recitativa. Cioè voi potete pensare che io, per una qualsiasi ragione umana, sia portato ad odiare Brandon nostro, ma sbagliate perché, anche in cosacce brutte brutte come Dylan Dog, a lui voglio bene, perché è come la Corinna di Boris, una cagna maledetta, un dilettante stonato con la voglia di essere un soprano, una ballerina zoppa, insomma Brandon Routh se non fosse un discreto fico, amico di Brian Singer, sarebbe nessuno, come giustizia divina vorrebbe.

fourzerozero_days_xlg

400 giorni è il film indipendente che non vorresti, tu spettatore, mai vedere: velleitario negli intenti e nei risultati, una discreta rottura di coglioni che ti fa lacrimare lo scroto anche quando dovrebbe tirare le somme e non lo fa perché si crede una sotto nolenata senza mai raggiungere Christopher Nolan, figurarsi Jonathan.

400 giorni è la storia di una missione di simulazione nello spazio dove i 4 candidati astronauti sono tra i peggiori elementi papabili per una simile missione, un maniaco suicida, un pazzo, una coppia in crisi. Ad un certo punto sembra di entrare in dimensione Event horizon con gli incubi dei poveri Cristi che irrompono nel reale, il figlio morto di uno dei protagonisti che fa capolino tra i corridoi, la paranoia di un altro che sfocia nel delirio sanguinolente con urla e dolore, insomma una versione Hellraiser nello spazio che potrebbe portare il film in campi interessanti e invece si arena in un delirio senza capo né coda.

400-days-brandon-routh-caity-lotz-tom-cavanagh

Matt Osterman, uno che nel suo curriculum ha due corti e un lungo di fantascienza ignoto ai più, cerca in tutti i modi, grazie ai dialoghi, grazie alla storia, di creare tensione e interesse, malgrado il budget modesto, ma, poverino, non ci riesce, perché la materia è robina, insignificante e non sense, che alla fine irrita perché ha lo stesso mistero di un adolescente che per fare l’interessante ad una festa resta ai bordi della stanza, in silenzio, anche quando le luci si spengono, pace all’anima sua, e le donne se ne vanno, sfigato ma misterioso sempre.

Nessuno spiegherà mai perché i 4 astronauti siano capitati in un’apocalisse post nucleare (una pioggia di comete come dice il gestore del drugstore? Una bomba? Un’altra dimensione?) e non ha senso neppure il finale wow a sorpresa perché è tutto troppo stupidello se ci stai a pensare un po’ su.

Screen-Shot-2015-12-18-at-7.49.21-AM

Gli attori non fanno molto, anzi si trovano spaesati e spauriti, ad aggirarsi in un set pauperistico che a qualche folle ricorderebbe Mario Bava o Antonio Margheriti, in una storia che vorrebbe essere 2000 maniacs ma non è neppure il seguito di Tim Sullivan, tanto mediocre è.

Dispiace perché 400 giorni è giunto in Italia, non si sa come, non si sa perché, alla faccia dei tremiladuecento film che in Italia non ci giungono mai, una cosa così mediocre da essere ripugnante e non perché sia oscenamente brutta, ma proprio perché non ha il coraggio di esserlo e così resta lì lì tra il bene e il male, ebete, imbelle, come direbbe Shannen Doherty in Generazione X, una cosa senza coglioni.

Andrea K. Lanza

 400 giorni – Simulazione spazio

Titolo originale: 400 Days

Anno: 2015

Regia: Matt Osterman

Interpreti: Brandon Routh, Dane Cook, Caity Lotz, Ben Feldman, Tom Cavanagh, Grant Bowler, Dominic Bogart, Fernanda Romero, Sally Pressman, Mark Steger

Durata: 90 min.

400-days-trailer-dello-sci-fi-con-caity-lotz-brandon-routh-244380-1280x720

La bambola assassina 2

Tag

, , , , ,

Chucky è un bambolotto buono, disgraziatamente posseduto dall’anima di un serial killer, un certo Charles Lee Ray che ha tresferito con un rito vodoo tutta la sua cattiveria nel bambolotto. Il piccolo Andy Barcaly è reduce da una brutta avventura con Chucky, ma ora è tutto finito?

MSDCHPL EC008

I seguiti non godono di buona fama tra gli appassionati del cinema, sia horror che no. Come dare torto d’altronde quando dopo uno splendido Cimitero vivente, tratto da Stephen King, arriva un obbrobbioso Cimitero vivente 2, per di più stupidotto e mal girato? La storia del cinema horror non è, fortunatamente, così tragica per i seguiti che la maggior parte delle volte, se non ci si chiama Romero, sono copie insapori dell’originali, non brutte certo ma superflue si. Pensiamo all’Ammazzavampiri 2, a Carrie 2 the rage, a Voglia di vincere 2, a Scanners 2, film che magari se non avessero avuto il 2 davanti sarebbero state accolte meglio mentre sembra che sceneggiatori e registi si siano spaparanzati sull’amaca solo a riproporre la stessa, vecchia idea vincente.

childs-play-2-ruler

Così anche questo La bambola assassina 2 rientra nel club dei tanti anonimi seguiti di film cult: è divertente alla fin fine, girato anche decentemente ma non dice nè più nè di meno di quello che diceva l’originale. Il regista Tom Holland lascia la palla al nuovo arrivato, John Lafia, uno che nel futuro avrà solo molta tv e un onesto B movie sui cani assassini con Lance Henriksen, Il migliore amico dell’uomo. La regia di Lafia è onesta ma non regge il confronto quella di Holland, che, ricordiamo a tutti, è stato il regista del cult Ammazzavampiri. Certo poi anche lui sarebbe finito a fare molta tv e indecenti film, ma nel 1990, anno de La bambola assassina 2, era ancora una promessa dalle bellissime speranze del cinema horror. La sceneggiatura di Don Mancini non che aiuti molto: riprende il personaggio di Andy, il bambino del precedente film, e si limita a sistemarlo in un’altro ambiente, una casa famiglia per ragazzi problematici. Purtroppo sia che stiamo nel palazzo del precedente film o in questa villetta a schiera alla American Dream il risultato non cambia: Chucky arriva e fa fuori un po’ di persone prima di essere crudelmente eliminato da uno o più personaggi. Sono fuori dai giochi, oltre al già citato Tom Holland, anche Chris Sarandon e Catherine Hicks, ovvero il poliziotto che nel primo film si interessava al caso del piccolo Andy e la mamma del bambino, sostituiti dalla Jenny Agutter de La fuga di Logan e dal caratterista Gerrit Graham, nuovi genitori per il nostro protagonista. Genitori aggiungiamo antipaticissimi perchè se c’è una cosa che cerca di accumulare La bambola assassina 2 è un campionario di adulti tra i più stupidi, arroganti e indigeribili visti in un horror, roba che quando arriva Chucky a farli fuori un po’ sei pure dalla parte dei cattivi. Pensiamo alla morte della maestra, un’insegnante che strattona per il braccio il piccolo Andy e lo punisce senza motivo, ovvio che, quando la nostra bambola assassina preferita la prende a bastonate, in cuor tuo non ti senti di versare neppure una lacrimuccia di empatia per lei.

childs-play-2-eyes

La parte migliore dell’opera è senza dubbio la catarsi finale all’interno della fabbrica Tipobello, la casa produttiva di Chucky, dove al pupazzo malvagio succederanno così tante cose brutte da lasciare allibiti: verrà mutilato di una mano, perderà le gambe e poi verrà squagliato da gomma bollente con tanto di sangue che schizza copioso. A prestare la voce di Chucky è ancora il bravo Brad Dourif in un doppiaggio divertito che ben si adatta ai torpiloqui improvvisi del bambolotto, tra i momenti più esilaranti di tutta la pellicola. Alla fine poteva andare peggio e, anche se gli omicidi non peccano in fantasia, il film scorre bene fino alla fine, solo che lo si confonde troppo con il primo capitolo, segno di una mancanza di personalità del progetto. Andrà leggermente meglio con La bambola assassina 3, ma bisogna aspettare la fine degli anni 90 per godersi un buon film della serie, il folle La sposa di Chucky.

Andrea K. Lanza

 La bambola assassina 2

Anno: 1990

Nazione: USA

Durata: 88 min.

Regia di: John Lafia

Scritto da: Don Mancini

Interpreti: Alex Vincent – Brad Dourif – Jenny Agutter – Gerrit Graham – Christine Elise

Durata: 90 min.

childs_play_two_xlg

Alien 2 sulla terra

Tag

, , , , , , , , , , , , ,

Thelma (Belinda Mayne) è una speleologa con qualche potere telepatico e, mentre è intervistata da una giornalista in attesa dell’ammaraggio di una navicella spaziale di ritorno da un viaggio, ha la sensazione di un grave pericolo. Nella navicella non vengono trovati gli astronauti. Più tardi, Thelma, assieme a un gruppo di speleologi suoi amici, va in una caverna sotterranea dove si imbatte negli extraterrestri giunti sulla Terra grazie alla navicella spaziale. Sono dei minerali piuttosto cattivi che cominciano a far fuori gli speleologi. Ma è solo l’inizio.

Raccontare dettagliatamente la storia dietro Alien 2 sulla terra sarebbe aprire una parentesi interessante, divertente quanto si vuole, ma che toglierebbe la sua importanza ad un film dai mille limiti, ma anche dalla fervida fantasia e da una regia mai prevedibile o banale. Per farla breve il regista Ciro Ippolito improvvisò la pellicola senza avere quasi una sceneggiatura, folgorato sulla via di Damasco dalla visione dell’apocrifo Zombi 2 fulciano, riuscendo ad aggirare i non pochi problemi (bruciò in gioco d’azzardo e donne di piacere il budget fornitogli dai produttori) con una dose di sana “guapperia” tutta italiana.

alien2_shot12l

L’idea folgorante era quella di creare un seguito dell’Alien scottiano (i diritti sul titolo fortunatamente non erano stati depositati) con un pugno di mosche, ma anche con il genio di trasportare un orrore cosmico dallo spazio profondo alle viscere della nostra terra. Il paragone con il prototipo sarebbe ingeneroso (e pure con il seguito a venire di James Cameron), ma questo non leva al film del napoletanissimo Ciro Ippolito un certo fascino e una certa preveggenza dell’horror futuro, da The descent di Neil Marshall al recente Apollo 18 con la stessa grande idea delle pietre aliene. Eppure non si tratta di un seguito sciacallesco alla Bruno Mattei come il terribile Terminator 2 pre Swarzy, no qui c’è una sorta di originalità di fondo, maggiore dell’altro apocrifo di Alien, il Contamination di Luigi Cozzi, anche perché alla fine con il film di Ridley Scott c’entra poco o niente, la storia è su altri binari, interessanti, non stupidi e stranamente efficaci per un film creato per necessità e furbizia. Gli attori non brillano per espressività, ma siamo nella norma di un qualsiasi b movie, italiano o americano che sia, con il futuro regista Michele Soavi, all’epoca tuttofare delle produzioni bis più variegate da Massaccesi a Fulci, in un ruolo abbastanza sostanzioso.

alien2_shot1l

Sul piano voyeuristico abbiamo le straordinarie (e gratuite) tette di Belinda Mayne, sano splatter con teste mozzate e sangue rosso vernice, volti di bambini scarnificati, e, naturalmente lei, la trippa, consigliata da Mario Bava per creare il mostro e sopperire al budget nullo, tanto puzzolente da richiamare i carabinieri mentre regista ed effettisti provavano. Genio allo stato puro, scriteriato, ma efficace, che diventa quasi un classico nel finale siegaliano di pura paranoia dove l’alieno “ora può colpire pure te”. E che dire dei colori violentissimi quasi da Suspiria quando il gruppo, spinto senza saperlo al massacro, si inoltra nel profondo spazio terrestre? Alien 2 sulla terra è un film troppo spesso messo alla berlina, tacciato di essere trash solo per la sua natura di bassa speculazione, ma capace di stupire, emozionare e perché no essere uno dei più validi esempi di fantascienza italiana.

Andrea K. Lanza

Alien 2 sulla terra

Regia: Sam Cromwell (Ciro Ippolito)
Interpreti: Belinda Mayne, Roberto Barrese, Claudio Falanca, Belinda Mayne, Mark Bodin, Judy Perrin, Benny Aldrich, Michele Soavi, Vincent Palanga, Don Parkinson
Durata 92 min.

Alien-2sulla-Terra
Anno: 1980 (Italia)

Fantasma dell’opera

Tag

, , , , , , ,

Negli incubi di Nightmare ROBERT ENGLUND era “Freddy”

(Frase di lancio)

Il fantasma dell’opera è sicuramente uno dei romanzi più conosciuti di Gaston Leroux, anche per chi non l’ha mai letto, ma lo conosce attraverso una delle trecentomila trasposizioni cinematografiche, dagli apici di Terence Fisher agli abomini di Dario Argento fino ad arrivare ai musical schumacheriani.
Quello di Dwight H. Little non è uno dei migliori, ma neanche uno dei peggiori, vive un suo stato artistico di mediocrità innocua, qua e là ravvivato da tostissimi momenti splatter, a volte fuori luogo e insensati.

459570_10151212735724580_1990540266_o
Fantasma dell’opera è sicuramente in primis un film girato intorno a Robert Englund e al suo desiderio di sdoganarsi dal Freddy Krueger che gli ha dato fama rifugiandosi, per assurdo, in un altro Freddy Krueger.
Dwight H. Little non era forse il regista più adatto al servizio di una storia che ha la sua forza nell’alchimia tra amore e repulsione, più che negli omicidi e nele nefandezze sanguinarie del villain. D’altronde si sta parlando di un regista che ha dato il meglio in action testosteronici (il sottovalutato Drago d’acciaio soprattutto) e che, quando si è cimentato nell’horror puro, tipo Halloween 4, è sempre stato sottotono. Non che Little sia un virtuoso della macchina da presa, ma anche nella sua dimensione di puro artigiano, senza toccare gli eccessi anche involontari di un Pyun, di un Wynorski o di un Decoteau, ha quasi sempre portato a casa opere ben confezionate e divertenti.

Tumblr_mkv05irmnp1s4crs9o1_1280
I momenti migliori del Fantasma dell’opera sono quando la storia svacca completamente negli eccessi, nella pornografia horror che devasta i volti, che sventra gli stomaci e diventa puro veicolo per il gigionismo di Englund che passa senza cognizione di causa dalla recitazione più pacata a quella urlata e fuori controllo. Davanti a questo delirio di overacting anche la graziosa Jill Schoelen, che altrove emergeva anche duettando con ottimi attori come Terry O’Quinn, è spenta, messa nell’ombra, incapace di trasmettere la minima scintilla di vita in un personaggio apatico e bidimensionale.
Non l’aiuta, a lei come al resto del cast, un doppiaggio italiano mediocre quando non fastidioso.
Eppure questa versione dell’opera di Leroux, forse in altri mani, avrebbe potuto essere buona se non memorabile a cominciare dall’escamotage del viaggio nel tempo fino all’epilogo che risistema l’asse dell’azione dal passato al presente. Solo che, come detto, tutto è lasciato allo sbando della fortuna, senza interessarsi di curare i dettagli, i personaggi, solo tentando la strada più facile, quella degli eccessi che rendono questo Fantasma dell’opera un vero horror di serie B come tanti se ne facevano a fine anni 80.

the-phantom-of-the-opera-1989-pic-5
Dispiace ancor di più perché la cornice storica era efficace, con una Londra ottocentesca baciata da una luce iperrealista e da fog innaturali, ma sono i tanti momenti di vorrei ma non posso sacrificati in onore della scelta più commerciale, qui incarnata nella raffigurazione di un Fantasma dell’opera, in alcuni momenti vicino alla follia di un anarchico Dottor Jeckill di Kikoine, imbastardito purtroppo dall’eterna maschera di Freddy Krueger e dalla sua terribile ironia a commento dei troppi omicidi.
Delle puttane che infestano la Londra del 1881, dei suoi topi, del suo demonio nano pronto a stipare poco fruttuosi patti di vita eterna, che importa se scippato dal Fantasma del palcoscenico, resta poco nei ricordi così come di una storia d’amore maledetta che riesce a diventare persino ridicola nell’osceno finale che si vuole a sorpresa.
Questo film non è mai stato pubblicato in dvd, ma solo in vhs e resta una bizzaria da raccontare più che da vedere, qualcosa che puoi arricchire con la tua fantasia nel parlarne all’amico curioso.
Ecco quindi che la poco fruibile vhs diventa, in mancanza di supporti digitali, qualcosa di mitico e miticizzato, al pari dell’arca dell’alleanza del film di Spielberg, qualcosa che in questo caso faremmo meglio a non aprire per scoprirne l’orrore celato.

Andrea K. Lanza

Fantasma dell’Opera

Titolo originale: The Phantom Of The Opera

Anno: 1989

Regia: Dwight H. Little

Interpreti: Robert Englund, Jill Schoelen, Alex Hyde-White, Billy Nighy, Stephanie Lawrence, Terence Harvey

Durata: 90 min. 

VHS FOX

phantomoftheoperaPHANTOM

L’amico che non c’è più: Tomas Milian

Tag

, , , , ,

Ho chiesto a Manuel di scrivere un pezzo su Tomas Milian, a lui e soprattutto a lui, perché Manuel Ash Leale è una delle penne che sono più orgoglioso di avere in questa landa desolata di disperati chiamata Malastrana vhs. Dico questo perché Manuel ha ancora la candidezza di un bambino, sa ancora emozionarsi davanti ad un film e considerare un attore, anche se mai conosciuto, come un amico. Purtroppo, con i miei 40 anni suonati e l’essere più puttana di una Marina Ripa Di Meana interpretata da Carol Alt, io non ne sono più capace, purtroppo. Manuel ha scritto questo sentito pezzo due mesi fa, ma io ho voluto congelarlo perché sulla morte di Milian si è scritto davvero tanto e non volevo che questo restasse un pezzo scritto per l’occasione e basta. Eccolo quindi il saluto a Tomas Milian che si merita da Malastrana vhs, il saluto ad un amico scomparso con il lutto che davvero il tempo non può cancellare. 

Andrea Lanza

Tomas Milian se né andato e io, sinceramente, non avevo intenzione di scrivere nulla in proposito. Volevo restare in silenzio, lasciar passare la doverosa marea delle esequie e salutarlo a modo mio, tra un film, una birra e una lacrima. Perché Milian è un altro pezzo di cuore che se ne va e, come Bud Spencer prima di lui, lascia un dannato vuoto. Volevo davvero restare chiuso in me stesso, ma quando mi è stato chiesto di scrivere questo editoriale è scattato qualcosa, ho mandato a quel paese la reticenza e mi sono messo a pensare. Avrete ormai capito che qui si va sul personale, quindi se volete leggere vita, morte e miracoli dell’attore cubano andate pure sul sito di un qualunque quotidiano e troverete tutto quello che cercate. Se restate accontentatevi del mio ricordo, vi assicuro che è scritto con il cuore.

Sapete però ch’è difficile mettere in mostra i propri ricordi? Un po’ per la memoria, non sempre perfetta, e un po’ per quel senso di possesso e gelosia che circonda le cose preziose. Ecco, Milian per me è prezioso, perché aldilà di gusti, film riusciti o non riusciti, personaggi e piccoli ruoli, è uno degli attori che ha permesso alla mia percezione cinematografica di maturare. Certo, ne capivo gran poco la prima volta che lo vidi, in Vamos a matar compañeros, al fianco di Franco Nero, ma quella pellicola rimase impressa, il mio battesimo del fuoco allo spaghetti western. Da quel momento ogni suo film, non li vidi mai in ordine cronologico, segnava un tassello: Tepepa, dove il Nostro fronteggiava un sadico Orson Welles, La resa dei conti, insieme a Lee Van Cleef, Non si sevizia un paperino, di Lucio Fulci e poi ancora i lavori con Martino, Lenzi, Hopper, Chabrol, Bertolucci, Antonioni, fino alla proficua collaborazione con Bruno Corbucci e alle parti minori alla corte di Spielberg, Soderbergh, Stone, Pollack.

Di un attore così che cosa si vuol dire? Che cosa si può scrivere? Il suo lavoro parla da sé e la sua filmografia è la dimostrazione di come il Cinema possa essere grande in ogni forma, da quella considerata più alta, il cosiddetto cinema “impegnato”, a quella considerata bassa, il “trash”, le commedie più becere. Milian è passato attraverso tutto questo rifiutando ogni etichetta, ogni incasellamento. I suoi personaggi, le maschere che l’hanno caratterizzato e reso famoso sono entrate nella storia del cinema italiano, tanto quanto il Fantozzi di Villaggio o Totò. E così Er Monnezza, il maresciallo Nico Giraldi, il Gobbo, non sono da meno del Gino Migliacci di Un giorno da Leoni (Nanni Loy, 1961) o del Michele Ardengo de Gli Indifferenti (Francesco Maselli, 1964). Impegnato o popolare, tutto si unisce senza differenze, senza mai fare a gara con le emozioni, in un unico grande amore: quello per il cinema. Questo e molto altro era Tomas Milian, il cubano de Roma, città che l’ha adottato e a cui lui ha dato anima, corpo e cuore. Quel cuore pulsante che questo editoriale non riuscirà pienamente a onorare, ne sono certo. Ma per quello, come scritto all’inizio, la ricetta giusta è una sola: film, birra, amici e ‘na bella padellata de cazzi vostri!

Manuel Ash Leale

Sinister Squad

Tag

, , , ,

Stroncare un film dell’Asylum è obiettivamente semplice, come “sparare sulla croce rossa”, per usare una similitudine famosa. È così semplice da risultare perfettamente inutile. In che modo critico un film brutto e sopra le righe scritto, diretto e interpretato esattamente per essere tale? Si rischia di fare la figura del critico velleitario, di quello che si erge a difensore del buongusto scadendo poi nel ridicolo. Perché la casa di produzione californiana non fa segreto del suo modus operandi e questa onestà intellettuale è disarmante, bisogna concederglielo. A differenza di altri crea bruttezza con il preciso fine di farlo, non solo per mancanza di mezzi ma anche perché è diventato un marchio di fabbrica. Questa consapevolezza può cambiare totalmente la prospettiva di uno spettatore, ma persino nella vasta filmografia targata Asylum ci sono film più brutti del brutto. Non è proprio una definizione tecnica, me ne rendo conto, ma concedetemela in nome dello sforzo che sto facendo.

sin1

Uno sforzo enorme, credetemi, poiché personalmente nei confronti dell’Asylum ho una sindrome di Stoccolma considerevole. Le sue produzione violentano la mia intelligenza critica, tuttavia non posso fare a meno di amarla e il perché è presto detto.
Prendete Sharknado, la sua creazione più famosa. Brutto, siamo tutti d’accordo, ma allora da dove arriva il successo che ha ottenuto, tanto da consentire tre sequel? Dall’assurdità della proposta e dalla conseguente, folle messa in atto. Sharknado è il divertissement ignorante di una serata fra amici, il pretesto becero per birra, pizza e risate idiote. Magari stanno esagerando con quattro capitoli, ma certamente il capostipite non è passato inosservato e la formula ha vinto. È quindi con cuore pesante che mi accingo a rovistare nel fondo melmoso e maleodorante delle produzioni patetiche per estrarre un film imbarazzante persino per gli standard Asylum: Sinister Squad.

sin3

Ovviamente ispirato al ben più famoso Suicide Squad, e non vi sfugga l’eufemistico “ispirato”, è scritto e diretto da Jeremy Inman, attore, regista, sceneggiatore, produttore, addetto agli effetti speciali, editor, d.i.t., uno che fa un sacco di cose e tutte con il culo. Eppure male non era partito, la sua commedia Super Hero Party Clown (2010) è un piccolo film grazioso e ben fatto, ma a giudicare dal resto qualcosa, nella sua carriera, a un certo punto probabilmente è andato storto. Non ci sono altre spiegazioni, nessuna mente lucida avrebbe potuto partorire una simile idea, raggruppando personaggi tratti dalle fiabe e piazzando Alice a capo di un team di villain fiabeschi assemblati per combattere la Morte. Aspettate, ve lo riscrivo: Alice a capo di un team di villain fiabeschi assemblati per combattere la Morte. Lo sentite? Riuscite a percepirlo? È l’odore del genio. Sinister Squad è la versione ignorante di Once upon a time, il prodotto di menti libere da catene e raziocinio, è il risultato di un giorno di ordinaria follia concluso con il solo desiderio di fare del male a qualcuno. Povertà è la parola che meglio si associa a tutta l’operazione, che consiste in un pugno di attori e una singola location a fare da sfondo per quasi tutta la durata. Sinister Squad scatena un horror vacui che fa sanguinare l’anima, provoca ansia e disagio, è talmente povero di qualsiasi cosa debba esserci in un film, anche pessimo, da lasciare inebetiti. Non un singolo elemento funziona, a parte forse l’interpretazione di Johnny Rey Diaz nei panni di Tremotino, fastidioso, palesemente ripreso dal Joker di Leto, ma perlomeno funzionale e dignitoso.

sin2

Un film come Sinister Squad, per essere sinceri, te lo aspetti dall’Asylum. Scarso, con attori sconosciuti o mummie riesumate da una carriera autodistruttasi, con effetti speciali indegni e una sceneggiatura delirante, queste cose sono punti fissi, sono ciò che sai di stare per guardare, approcciandoti ai suoi film. Ma miseriaccia non così. Qui non siamo all’indipendente, siamo all’amatoriale, ai filmini delle recite da oratorio, ai video dei genitori al saggio di danza della figlia. Va bene tutto, davvero, vanno bene gli squali volanti e quelli meccanici, coccodrilli, serpenti, mega piranha e brutte copie di film famosi, va bene persino Tara Reid, che più la guardi recitare e più ti sanguinano gli occhi, tutto. Ma una cialtronata come Sinister Squad no. Triste, tecnicamente a livelli miseri, noioso. Indegno pure per casa Asylum. Coraggio, sapete fare cose molto, molto più brutte. E orribilmente divertenti.

Manuel “Ash” Leale

Sinister Squad

Regia: Jeremy M. Inman

Interpreti: Johnny Rey Diaz, Christina Licciardi, Lindsay Sawyer, Isaac Reyes, Fiona Rene, Nick Principe

Durata: 1h 30m

sin4

Horror per cellulari

Tag

, , , , , , ,

I giochi per cellulare sono un po’ la serie Z dei videogiochi perché percepiti come puri scacciapensieri senza pretese, un passatempo tra una stazione e l’altra del treno o in pausa cacca al lavoro.

Eppure mi sono trovato più volte a scaricare giochi per il mio Android che inaspettatamente avevano più materia grigia di quanto mi aspettassi, scritti e pensati con un rigore ben lontano dall’idea stereotipata dell’evoluzione del Gig Tiger dei miei tempi.

GoldenAxe_TigerLCD.jpg

Questo mondo oscuro, questa selva inesplorata è stata raramente recensita anche dal più accanito nerd, un po’ tutt’ora come molte delle nostre amate vhs. Perciò ho pensato di dedicare un piccolo spazio, una parentesi che tornerà di tanto in tanto, per parlarvi dei giochi più strani, interessanti o orribili per il vostro amato cellulare.

Una volta un segnalatore per la trasmissione dove lavoro, Striscia la notizia, mi aveva contattato per parlarmi di un telefonino indemoniato. Diceva, parole sue, che emetteva “vibrazioni impercettibili” che col passare del tempo si tramutavano in mal di testa e poi forse in tumore. Il famigerato telefono del demonio era cinese, una marca misconosciuta, ma il tutto si rivelò alla fine una, scusate il francesismo, stronzata. Però mi affascina il pensiero di Satana che vive tra le nostre parole, del demonio che possiede un mezzo comune come un cellulare per fare quello che riesce meglio, il male.

Cosa quindi meglio di due giochi horror per osannare il male sempre in agguato?

Il primo è Distrait: Pocket Pixel horror, un’avventura 2 d a scorrimento orizzontale, molto particolare.

La storia segue le vicissitudini di un rampante neo impiegato di una società di recupero crediti: per fare carriera deve pignorare gli immobili a tre personaggi.

Niente di più facile se non fosse che il gioco si apre con la frase “Avevo dannato la mia anima” e il primo pignoramento è ai danni di una vecchia adorabile, la signora Goodwin, che non smette di piangere per la disperazione.

1_distraint_pocket_pixel_horror

Il resto è tutto da scoprire, una vera discesa all’inferno fatta di colori, musica e follia inaspettata alla David Lynch. Distrait è un gioco maturo che arriva a inquietare più di tanti fratelli blasonati di console, che arriva a dire la sua anche in ambito di moralità e non ha paura ad essere cattivo in un finale ciclico e cannibalico.

E’ vero che dura poco, ma non è nè un gioco semplice né un gioco superficiale, ogni momento della storia, scritta benissimo, è goduria narrativa e appagamento mentale. Merito al creatore Jesse Makkonen che disegna e dipinge a mano i meravigliosi fondali e i personaggi grottescamente umani.

distraint

Peggio va con una cosa davvero incredibile: Jill’s nightmare.

Cioè una casa di sviluppo per videogames, la Chring Eclipse, prende Resident evil, lo plagia nella confezione e produce un gioco che è una merda incredibile.

vopcto

A livello di trama riprendiamo più o meno Resident Evil 3 con tanto di nomi veri dei personaggi coinvolti, Carlos, Nemesis e appunto Jill Valentine, ma, al posto di trovarci in una città in fiamme come The last escape, ci aggiriamo nella Spencer manson del primo Resident. Solo che mica abbiamo solo zombi, ragnacci o serpenti giganti ma pure pagliacci, vampiri, mega morti viventi e la sfortuna di avere comandi che non rispondono mai al momento giusto.

La grafica poi è un altro incubo: fumettosa e iper colorata, una cosa che mal si adatta ad un plagio di Resident Evil che vorrebbe toni più oscuri e paurosi.

Ci chiediamo perché l’avida Capcom non abbia chiesto i danni, ma crediamo che non se ne sia neanche accorta, anche perché qui il furto è palese con tanto di musiche e suoni presi pari pari da Resident Evil 2. Fatto sta che la Chring Eclipse ha pubblicato pure altri due plagi ispirati a Dragon Ball, brutti naturalmente come la morte e ingiocabili.

Il mondo dei plagi però è un altro argomento da viscerale anche alla luce di un terribile Bat vs Spider, il crossover videoludico tra un Batman senza orecchie da pipistrello e un uomo ragno poco propenso a lanciare ragnatele.

unnamed.png

Alla prossima!

Andrea Lanza

L’isola dei morti viventi

Tag

, , , , , , , , ,

Mi accorgo stasera che, malgrado la mia innata Sindrome di Peter Pan, sto invecchiando.

E’ una verità scomoda, forse anche più difficile dell’accettare di essere gay se lo fossi, perché la vecchiaia, purtroppo, è una sentenza di morte vicina.

Eh sì, amici miei, non serve parlare con lo slang giovane, fare selfie a manetta o raccontare che ti stai trombando la modella 22enne, perché, come dice il grande Max Pezzali, “il tempo passa per tutti lo sai nessuno indietro lo riporterà neppure noi”, qualunque cosa questo significhi.

max_pezzali_fotogramma

Saggio Max

Vi dico questo perché ho capito di avere perso il senso sacrosanto del wow, del critico che ama i brutti film, quello che Pascoli chiamava “l’innocenza del fanciullino”.

Posso asserire questo con certezza perché stasera sto per affrontare il penultimo film di Bruno Mattei, “L’isola dei morti viventi”, uscito con dieci anni di ritardo in dvd nel nostro Bel Paese.

Un film che (forse) solo pochi anni fa avrei adorato, ma che ora invece mi appare troppo pieno di insuperabili difetti.

iotld1

Amo e ho amato i ripoff truffaldini di Bruno Mattei del passato, anche i più spudorati, come Virus, Robowar o Terminator 2, ma, plagi o mano, quelle pellicole erano cinema in odore di atomica,  con la passione da tutti i pori.

Cosa che L’isola dei morti viventi non può sfoggiare.

Galeotto dev’essere stato l’incontro tra il produttore Giovanni Paolucci e Bruno Mattei, nel 1993 con Attrazione pericolosa, e proseguita, fino alla morte del regista, nel 2006, con Zombies the beginning.  Più di dieci anni di filmacci di tutti i generi, dall’erotico, al poliziesco mafioso fino a resuscitare filoni ormai morti e sepolti come il cannibal movie deodatiano o l’horror zombesco. Prodotti nati disgraziati, girati in digitale, paurosi e appassionanti come baracconi da luna park, purtroppo.

111

Mattei in questo periodo neanche ci provava più a girare decentemente, si limitava ad assemblare film su film di inenarrabile sciattezza. La poesia cinematografica da guappo era inesorabilmente sfumata.

Certo L’isola dei morti viventi se lo raccontate ad un amico è una cosa incredibile: vampiri, zombi e fantasmi su un’isola, poi arti che ricrescono e, cazzo, uno zombi che suona il liuto! Vi prego però di credermi: L’isola dei morti viventi è una palla di proporzioni colossali, qualcosa di così moscio, noioso e fastidioso da essere quasi masochismo.

In questa pellicola il grado di wow viene presto superato dal senso incredibile di presa per il culo: i nostri protagonisti vedranno più volte gli zombi cannibali, ma ogni volta, entrati in una stanza, come una sorta di puntatona di Scooby Doo, si dimenticheranno di essi, per spaventarsi, come la prima volta, ogni volta!

islandofthelivingdead2

Scooby Doo

Poi quest’Isola dei morti viventi è davvero trafficata perché Mattei e il suo sceneggiatore Tentori, saggista di ben altra caratura, sono indecisi su che mostri mettere in scena e in un solo film, a random, vediamo zombi, vampiri e fantasmi, ma anche una cosa stranissima, dei zombavampiri ovvero dei morti viventi coi canini da Dracula!

In più sempre l’isola che fa da scenario, da copione, dovrebbe essere deserta, ma qua e là, se stiamo bene attenti, vediamo in ordine, sullo sfondo, una città, dei motoscafi che fanno ciao ciao e qualche barca. Il film poi non si cura di essere credibile neppure nella scelta delle comparse usando per la maggiore attori filippini, così abbiamo pirati e zombi dai tratti incredibilmente orientali. La pellicola, ambientata nei Caraibi, fu girata appunto nelle Filippine, un’ambientazione nota ai nostri film di genere degli anni 80, il Vietnam più appetibile in circolazione dai tempi di Apocalipse Now di Coppola. Non si capisce la scelta però di non ambientarlo direttamente in quelle località come per esempio l’affascinante Zombi 3. Certo i Caraibi sono mozzafiato, ma è come cercare di girare a New York quando dietro di te hai il bazar di Gigi lo scorreggione a due passi da Cologno Monzese.

island-of-the-living-dead-01

Lei è la comparsa più usata in almeno 800 parti

I protagonisti sono una squadra di cacciatori di tesori che, capitati per caso su quest’isola degli orrori, si comporteranno né più né meno come in una parodia del genere horror con l’aggravante che non si tratta di una parodia. Si capisce che che il loro destino è scritto sulla faccia: “Carne da macello”.

Il film è una lunga e ininterrotta sequela di citazioni di altre più nobili opere, da Fog di John Carpenter (con la stessa idea di nave maledetta e di nebbia perenne) a House of the dead di Uwe Boll, con tanto di Capitano Kirk e morti viventi conquistadores chiacchieroni. Naturalmente nel percorso non manca né George Romero con la famosa frase “I morti ti prenderanno!” da La notte dei morti viventi né l’intuizione di usare il karatè per battere questi zombi cenciosi da After death di Claudio Fragasso, dal quale scippa pure la sequenza della lettura del libro maledetto ritrovato (e quindi di riflesso anche l’Evil dead raimiano). La parte del leone però nei furti/citazione la fa Lucio Fulci dove il suo Zombi 2 viene ripreso sia nell’incipit con i cadaveri chiusi nei sacchi ai quali viene fatta saltare la testa, ma soprattutto nella scena famosa della scheggia di legno infilza occhio.

zb03

Sono sposata col produttore e torno nel seguito

Mattei poi si cita e si ricita da solo riproponendo intere sequenze girate ex novo dal suo classico Virus con tanto di prete zombi o la battuta “Vuoi la coscia o il petto?” rivolta ad un gruppo di zombi affamati. In più è proprio da Virus una delle scene più sceme di tutta L’isola dei morti viventi quando, davanti ad un cadavere putrefatto e pieno di sangue, una delle protagoniste chiederà “Signore sta male? Signore parla la nostra lingua?”. In più in questo film scopriamo che le barche, udite udite siori e siore, sono fornite di un pulsante di autodistruzione!!!!

island-of-the-living-dead_bite

Zombavampiri!

Quello che lascia interdetto però non è il livello di coglioneria, che ci stava pure dentro il bellissimo Rats notte di terrore, ma la fattura sciatta che neanche si ricorda le regole più basilari del montaggio, una cosa imperdonabile per Mattei che era appunto anche un ottimo tecnico. Le scene, sempre con quell’aria insopportabile da fiction terzomondista, non si amalgamo mai, sono scollegate, dilettantesche nella loro consecutio e donano al film, già disgraziato per conto suo, una lentezza che solo un montaggio frenetico forse avrebbe salvato dal fallimento completo.

Gli attori poi, a parte Gaetano Russo nella parte del Capitano Kirk, sono incredibilmente cani, qualcosa che sublima anche l’idea di attori cani che uno si fa nell’approcciarsi ad un film di Bruno Mattei. Nel cast è bene citare poi la presenza di Lilia Cuntapay, caratterista storica del cinema filippino, vista anche in produzioni americane come Bagkok senza ritorno di Jonathan Kaplan, e qui nelle vesti di un fantasma zombi poco incline al cannibalismo. La Cuntapay tra l’altro ci ha lasciato quest’Estate a 81 anni. La palma però di peggiore recitazione va senza dubbio a Ydalia Suarez, attrice già nota per la sua pessima performance in  Nella terra dei cannibali sempre del nostro Bruno, e che scopriamo essere cantante (ancora più terribile) di un certo culto, anche in Italia, con l’album “Sei mio uomo, w le donne”.

t2ec16fhjgie9nnwpreobqwijmhvnw60_57

Di lei possiamo leggere su internet questa raccapricciante biografia:

Ydalia Suarez ritorna alla musica, suo originale amore sin da quando era bambina. Nella sua vita, infatti ha sperimentato diversi tipi di arte tra cui la danza e il cinema.

Candela 2k16 è il brano da cui parte il nuovo progetto discografico di Ydalia;  è in uscita su tutte le piattaforme digitali a partire dal 22 luglio. E’ solo l’inizio: il progetto proseguirà con la realizzazione di un album di brani inediti che prevede la collaborazione di grandi firme autorali.

Era il 1999 quando la portoricana Noelia lanciò Candela.

Il singolo, utilizzato come stacchetto nella trasmissione Striscia la notizia, ha conosciuto una straordinaria popolarità in Italia nel 2001 arrivando fino alla quarta posizione della classifica dei singoli più venduti e diventando un vero e proprio tormentone estivo entrando nella Top 5 dei singoli più venduti.

22222

E’ il 2016: la cubana Ydalia affida a Nick Peloso la rivisitazione del singolo. Una re-edit con suoni attuali dopo i 18 anni dalla sua uscita originale. E’ un brano dalle sonorità avvolgenti, fresco, attuale e ballabile, Candela 2k16 si propone di diventare un successo e un tormentone dell’estate in versione completamente diversa grazie a Nick Peloso, che regala al singolo nuova vita, alla voce di Ydalia, e al ritmo che fa battere il cuore di chi lo ascolta anche ricordando la versione originale riportando quindi oltre ai “ricordi” anche forti emozioni.

Il buon lavoro svolto la premia, ed alcuni brani sono richiesti per fare parte della colonna sonora di “Stars Gate” un film di produzione italiana ma destinato solo al mercato internazionale. Uno di questi brani “Stars in love” diventa tema del film.

Nel 2015 è stata protagonista femminile del nuovo film di Claudio Fragasso “La grande rabbia”, film che è stato presentato al David Di Donatello“. Film che aggiungiamo è prodotto sempre da Paolucci.

Difficile davvero salvare in questo Isola dei morti viventi qualcosa e le uniche cose che ci possono venire in mente sono la sequenza, già citata, dove un morto vivente suona un liuto per un fantasma che danza o un delirante momento dove ad un morto vivente cresce spontaneamente un arto, ma sono poche cose e anche sviluppate e rese male in un contesto davvero cretino dove i fucili hanno colpi infiniti o, per risparmiare, si fa interpretare due statue a due attori!

island-of-the-living-dead_zombie

Signore, parla la nostra lingua?

A firmare la fotografia il Luigi Ciccarese di Aenigma e Demonia di Fulci, non al suo massimo. Gli effetti speciali e di make up invece sono buoni grazie anche alla bravura della veterana Cecille Baun, nota per i suoi lavori in Platoon e Hamburger Hill. Nel film di Mattei tra l’altro non si eccede mai in sequenze sanguinose o di sventramento, a discapito del titolo, e quindi il grosso del lavoro si è concentrato sul rendere decenti questi zombi, a volte benissimo a volte no, ma in generale dando dignità ad un prodotto miserabile.

Dispiace davvero perché credo fortemente che negli anni 80 con un altro spirito, un’altra resa tecnica, questo L’isola dei morti viventi sarebbe stato ottimo per una visione tra amici, invece davvero si capisce perché non è mai stato distribuito nel nostro paese per così tanto tempo.

Bruno Mattei qui si firma come ai tempi d’oro con il nom de plume di Vincent Dawn, e, prima di congedarsi dalla vita e dal cinema, ci regalerà un seguito di questo film, Zombi la creazione, scippando, come ai tempi di Terminator 2, il plot di Aliens scontro finale.

Ci piacerebbe parlare bene almeno di quest’ultima opera, ma la verità è che il cinema di Mattei è un morto vivente, ha ciondolato per anni dopo la fine dei generi credendo di essere ancora vivo, non capendo invece di essere solo una carogna maleodorante.

Peccato perché noi, malgrado quello che stiamo scrivendo, amiamo Mattei e siamo cresciuti coi suoi classici, a volte amandoli più dei veri classici. RIP in pace Bruno.

Andrea Lanza

L’isola dei morti viventi

Titolo originale: Island of the living dead

Regia: Bruno Mattei (Vincent Dawn)

Interpreti: Yvette Yzon, Alvin Anson, Ronald Russo, Ydalia Suarez, Miguel Franco, Jim Gaines, Thomas Wallwort

Durata: 90 min.

island-of-the-living-dead_keyart2

 

 

 

 

 

 

 

Come passare male Santo Stefano guardando film

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Natale è ormai finito, oggi si assestano gli ultimi colpi bassi allo stomaco, i pranzi e le cene luculliane sono ancora all’ordine, ma ormai si parla di cibi riscaldati, avanzi di giorni fa, forse domani si lavora, che palle, ho fatto tombola zio Chiattone.

Per questo, per farvi compagnia mentre come lottatori di sumo vi ingozzate per sopravvivere meglio alla fase finale del Natale, il boss, Santo Stefano, quel giorno che per molti è il Natale bis e che ha lasciato sulla sua infamante via molti prodi giovani panciuti come figli dell’America partiti per il Vietnam, noi vi abbiamo stilato la lista dei peggiori film per passare questo Lunedì.

Io ce l'ho fatta, ma non altri giovani panciuti.

Io ce l’ho fatta, ma non altri giovani panciuti.

Quindi siamo esenti da Babbi Natale perché a Santo Stefano si fa sul serio, si accettano colpi sotto la cintola e strozzamenti di tette, basta Poltrone per due, La vita è meravigliosa, i film che devono essere visti oggi sono schifezze forse non nate brutte, ma con il Dna del brutto, come il nostro riflesso davanti allo specchio oggi.

Domani si riapriranno le palestre, inizierà il tram tram della vita quotidiana, ma per oggi Malastrana è lo specchio del nostro ego post eccessi perché a tutti piacciono i complimenti, ma la verità la dice anche il saggio Paulie di Rocky, la vita fa più schifo della merda. Amen, fratello, amen.

1- Hobgoblins – una stirpe da estirpare

5435292172_877902117a

Joe Dante nel 1984 ci fa emozionare, spaventare e ridere con quel gioiellino chiamato Gremlins, ma genera, come i suoi mostriciattoli, una stirpe bastarda di cloni malconci e pulciosi. I registi che pensano che basti un Furby mosso coi fili per creare un simil gremlins sono molti, a qualcuno è andato bene, vedi i Critters, a qualcuno benino, vedi i Ghoulies, qualcun altro ha rasentato la follia, i troll fragassiani, ma nessuno ha mai raggiunto vette di sublime letame come gli Hobgoblins di Rick Sloan. I mostri di questo film neanche li provano a muovere, sono stoccafissi doppiati alla meno peggio con vocine alla ciuffetto bianco, con mani nascoste che simulano il movimento, raccapricciante nei momenti concitati di terrore. Hobgoblins è davvero una stirpe da estirpare, come dice il titolo, ci prova a buttarla sul ridere, forse parodizzando la scifi anni 50, ma è solo micidiale, come la scoreggia che ti parte quando stai per scopare finalmente e capisci che la vie e rose è sfumata, adieu l’amour e le madeleine, cazzo. Rick Sloan proverà a girare un seguito nel 2009, ma con l’idea di fare apposta una cazzata, solo che i grandi film miserabili non si creano a tavolino, e Hobgoblins 2 sarà solo brutto, non “brutto cazzo che cosa ho visto ora vi racconto”. In Italia Hobgoblins esordì in vhs e poi se ne persero le tracce, etichetta Avo film con questi Hobgoblins nel tratto di Sciotti o di un suo emulo, fighissimi, che volavano su un’astronave, cosa che mai si vide nel film. Se volete che i vostri figli vi odino a morte, fategli vedere questa cosa al posto di Gremlins.

2

2- Il principe delle donne

36630

Cioè lo sappiamo tutti: Natale è anche Eddie Murphy con quel capolavoro che è Una poltrona per due, e, negli anni 80 e 90, il nostro Eddie è stato un grande con commedie su commedie da spanciarsi a crepapelle. Certo ci sono stati film moscissimi, come Un poliziotto a Beverly Hills 3, ma Eddie pre professore matto era uno spasso sempre e comunque. Beh quasi sempre visto che Il principe delle donne, in America Boomerang, è uno di quei film che non fa mai ridere, ti genera un vuoto esistenziale alla Brett Easton Ellis, guardi la tv e non ci credi, gang su gang una più moscia dell’altra, razzistissimo, maschilista, qualunquista, cazzo che merda. Il titolo italico nasce per accalappiare gonzi, quasi spacciandolo per un seguito del Principe cerca moglie di Landis, ma naturalmente non ci riesce. In America però nel 1992 Boomerang si piazzò bene, a noi piace solo Halle Berry che qualsiasi film faccia noi la amiamo.

Ridiamo solo noi

Ridiamo solo noi

3- Le avventure di Rocky e Bullwinkle

la-locandina-di-le-avventure-di-rocky-e-bullwinkle-59679

Eccolo il grande De Niro vestito come uno scemo nazista in questo film dove un alce e un castoro gli rubano la scena. Fa quasi tenerezza il buon Bob, perché lui si vede qui, più che in altri film, che è stanco, lo fa solo perché deve mangiare tra uno Scorsese e l’altro, ma capisce anche lui che, dopo i froci stereotipati di Schumacher e questa cosa indecorosa, il fondo è stato bello che toccato e riemergere è impossibile. Inutile dire che Le avventure di Rocky e Bullwinkle non fa mai ridere come magari uno Space Jam, è una cosa che i bambini schifano perché fuori dal loro mondo e gli adulti non capiscono, un prodotto nato per scontentare tutti, folle nel pensiero di cavalcare l’onda di un cartone animato non trasmesso da secoli, un po’ come tentare di sbancare il botteghino con la versione live de Le avventure del Signor Bonaventura.

rockybullwinkle

4 – Mamma ho allagato la casa

home-alone-4-shared-picture-1980429157

Avevamo lasciato la saga del piccolo Kevin McCallister con quei due gioiellini che sono Mamma ho perso l’aereo (Home alone) e il 2 a New York, ma forse tanti non sanno che le avventure del piccolo biondo pestifero figlio di genitori con l’alzhaimer è continuata, purtroppo, sul piccolo schermo. Kevin stavolta ha allagato la casa, in un film che fa pesare l’assenza di Macaulay Culkin (troppo grande nel 2002), Joe Pesci e tutto il cast originale. Ad interpretare il bambino è il poco noto Michael Andrew Weinberg, faccette buffe al servizio di una storia che non appassiona mai. Non che Mamma ho allagato la casa (Home alone 4) sia peggio di Mamma ho preso il morbillo (Home alone 3) o Mamma ho visto un fantasma (Home alone 5), ma almeno negli altri film si è cercato di non riportare in vita il piccolo Kevin che sarà sempre e comunque Macaulay Culkin, un po’ come cercare di dare un altro volto a Rambo o Rocky.

home-alone-4-ready

5- Casper e Wendy

casper-et-wendy-01-g

Vi ricordate che caruccio che era il Casper con Christina Ricci? Tenero, a tratti pure romantico, quasi burtoniano nelle intenzioni, ma anche lui vittima dei famigerati direct to video che hanno infettato anche marchi decorosi come La famiglia Addams e Hazzard,  generando seguiti e pseudo seguiti deliranti, mal scritti e girati e soprattutto agghiaccianti nella loro pochezza. Questo seguito è pure delirante perché mette in scena uno scontro tra fantasmi e streghe con la divetta della tv Hillary Duff al suo primo ruolo importante, si fa per dire. In Italia non lo voleva nessuno questo film, tanto che sbarcò anni dopo sulle reti satellitari. Questo è il secondo seguito, il primo era Casper un fantasmagorico inizio, brutto uguale, ma con  Steve Guttenberg che almeno è simpatico.

cmw_62

Casper, cazzo, non toccarmi il culo

6- In the name of the king

2008-in_the_name_of_the_king_a_dungeon_siege_tale-1

Avete voglia di fantasy, di streghe, draghi, duelli in mortal tenzone, di appassionanti storie di armi e amori beh girate i tacchi e comprate il cofanetto de Il trono di spade. Uwe Boll al suo apice massimo di masochismo riesce ad avere la licenza di un videogame coi controcazzi e butta alle ortiche il budget miliardario che qualche folle gli ha dato in mano, per fare una cosa miserabile, brutta, mai appassionante, girata davvero col culo, lui che almeno a mestiere fino ad allora c’era. Nel pasticcio ci cadono Jason Statham, Claire Forlani, Ray Liotta più altri trecento volti noti del grande schermo. Sembra davvero uno scherzo di cattivo gusto e non importa che dopo Boll girerà almeno due capolavori, Rampage e Stoic, qui si è sputtanato per sempre. La cosa assurda è che lo stesso regista girerà da questa cosa altri due seguiti, brutti come la morte comunque, ma per lo meno poveri e senza pretese. In the name of the king è pure scarso in quanto a wow, figa seminuda (eppure c’era Kristanna Locken) ed effetti speciali, insomma senza giri di parole è una merda

Gruppo di attori smarriti nella selva

Gruppo di attori smarriti nella selva

7- Jackpot

3ltlerrvbpozwrvlqetegqu3l7h

Noi ad Adriano Celentano vogliamo bene e, dopo il flop di Joan Lui, desideravamo comunque un altro delirio musical su nostro signore Gesù o almeno cazzo una commedia divertente tipo quelle dirette per lui da Castellano e Pipolo. Si era capito comunque che tirava una brutta aria nella sua carriera quando uscì Il burbero, un film che si presentava stanco e moscio in maniera inverosimile. Forse solo un film davvero bello avrebbe salvato la carriera del nostro dalla morte, ma questo film bello non arrivò mai, e Joan Lui fu l’onda che spazzò tutto. A ridosso del suo album Il re degli ignoranti, Celentano accettò di partecipare a Jackpot, diretto dallo stracazzutissimo regista di Mamba, Mario Orfini. Il disagio nel vedere una storia così banale, così intrisa del celentan pensiero peggiore, doppiata di merda, mai divertente e disarmante dopo i primi 10 minuti, per non parlare della stupidità di fondo, è cosa davvero senza paragone. Adriano nostro così si congeda dal cinema, indecorosamente invecchiato e petulante.

Christopher Lee la foto non l'ha voluta fare

Christopher Lee la foto non l’ha voluta fare

8- Nick lo scatenato

locandina

Stallone è un mito, su questo non ci piove, anche quando ha interpreto cosine che sono diventate comunque immense grazie a lui. Eppure c’è una mosca bianca nella sua filmografia, qualcosa che non è neanche noioso come FIST o fuori dai suoi schemi come Lo specialista, no qui siamo in campo brutto forte. Stiamo parlando naturalmente di Nick lo scatenato, una commedia che non fa mai ridere come tante riportate qui, un musicarello con canzoni atroci, costumi kitsch e una patner, Dolly Pattorn alla fine della sua carriera di cavalcate, sfatta e invecchiata con solo due bocce notevoli. Sly è perso e fa male leggere il nome del mitico Bob Clark alla regia di questa cosa.

Sei Rocky e Rambo, passerà Sly anche questa

Sei Rocky e Rambo, passerà Sly anche questa

9- Un poliziotto sull’isola

Chissà cosa tiene in mano Schwarzy?

Uscì in vhs nel 1993 con il faccione di Schwarzenegger in primo piano, fotoshoppato da The Last action hero, ma, appena il film iniziava, partivano le madonne fino al cielo. La comparsata di Schwarzy era di qualche secondo, con immagini che sembravano rubate di nascosto, il protagonista era il terribile Franco Columbu, allenatore di body building e amico di Arnold nostro. Il film terribile, mal girato, uno spottone da Rete 55 o Telecapri su un’isola della Sardegna, con la presenza imbarazzante di Jo Champa che all’epoca mi aveva pure ispirato due o tre pipponi, è oltre il brutto. Fortunatamente il film circolò poco, ma era una truffa vera e proprio. Me lo ricordo rieditato tempo dopo con il faccione di Columbu più grande di quello di Schwarzy in copertina. Quando uno parla di egocentrismo.

Giura, Franco, che non mi stai riprendendo

Giura, Franco, che non mi stai riprendendo

10- Gesù un regno senza confini

ymcy2dlznxkv

Che Santo Stefano sarebbe senza un buon cartone animato e soprattutto senza un’opera che ci racconti della storia di Gesù Cristo? Io ogni Natale mi vedo volentieri Ben Hur versione figa ovvero quello del 1959 o Il re dei re perché a me il Tecnicolor gasa, poi la grandiosità delle produzioni hollywoodiane di quegli anni non si batte. Anche Il Gesù di Zeffirelli è un classico, ma una cosa come Gesù un regno senza confini non l’avevo mai vista. Immaginate di pensare ad un cartone animato su Cristo e vi chiamate Jung Soo Yong e magari neanche siete cattolici. Gesù un regno senza confini è una produzione coreana di una palla abissale, con tipo trecento puntate animate malissimo e piena di tutta quella retorica che solo uno sceneggiatore che si è dovuto leggere il bigino del Vangelo può avere. Lo importa da noi la Mondo di Corradi Orlando, famoso per Samurai cop e tanti cartoni brutti copie di famosi brand tipo Il libro della giungla. Questo è materiale per forgiare le giovani menti di maniaci religiosi futuri con il gatto a nove code pronto a frustarvi il cazzo se passa una bella donna. Gesù in questo serial coreano fa più cose di bertoldo e ha più poteri di Superman. Dicono che chi ha visto per intera tutta la stagione ha cominciato a sanguinare sangue dagli occhi come in Paura nella città dei morti viventi di Sir Lucio Fulci.

Taglio giusto per una persona perbene

Gesù col taglio giusto per una persona perbene

E con questo, buone feste da Malastrana! Ora io vado a bermi un caffè con lo scrittore più in del pianeta Terra, Luigi Pellini, ingannando l’attesa per il pranzo. Alla prossima, se non esplodo!

Andrea Lanza

Testimone poco attendibile

Tag

, , , , , , , , , , ,

Attenzione prima di cominciare la lettura.

Per i più deboli di cuore: in questo film Shannon Tweed non si spoglia.

Non vedrete mai queste:

bm4902-shannontweedillicitdreams-5_3-500

Se volete sapere perchè, dopo anni di onorata carriera, questa famosa attrice del thriller scollacciato ha deciso di ritrovare una sua verginità proseguite pure la lettura.

Qualcosa dev’essere andato storto in fase realizzativa con questo Night Visitor, da noi uscito come Testimone poco attendibile in un dvd ai limiti della vhs edito dalla Avo Film.

Eh sì perchè il cast con nomi altisonanti, tra star e starlettes, non solo del cinema horror, lasciava presupporre un’opera meno superficiale, più appassionante e sicuramente realizzata almeno decentemente.

A nulla serve però avere come attori il grande Elliott Gould (da M.A.S.H. a Capricorne One fino ad American History X), il nostro Shaft preferito, Richard Roundtree, e poi il magnifico Michael J. Pollard. l’alcolizzato de I 4 dell’apocalisse di Fulci, e ancora l’Allen Garfield de La conversazione di Coppola, se poi li sprechi al pari dei peggiori caratteristi, che comunque infestano la pellicola, nè più nè meno spaesati delle vere star hollywoodiane.

Basti pensare che la performance di Elliott Gould, per dirne uno, non è migliore nè peggiore di quella di Brooke Bundy, conosciuta ai fan del cinema horror per essere la mamma di Nancy in Nightmare di Craven, e anche qui mamma, in  una recitazione catatonica e frastornata, sotto il livello di guardia.

Almeno però a Gould, impacciato detective che muove comunque simpatia qua e là nella pellicola, è andata meglio che a Allen Garfield e Michael J. Pollard, forse nelle loro peggiori interpretazioni di sempre, che si vorrebbero ironiche e che invece sono sempre tra il pecoreccio e l’indecente.

Per i più impressionabili abbiamo optato un Garfield meno imbarazzante vestito da diavolo

Per i più impressionabili abbiamo optato un Garfield meno imbarazzante vestito da diavolo

Basti pensare alle miridiadi di facce gratuite che i due fanno, alle terribili battute che si trovano a ripetere, ai momenti di imbarazzo per lo spettatore quando simulano un rapporto di coppia incestuoso tra fratelli camuffato da battibecchi alla Robinson.

E poi la tutina rossa da diavolaccio di Garfield presa da Moreno dove tutto costa meno che fa tanto Polselli ma cazzo Polselli almeno due o tre cose carine ce le ficcava dentro nei suoi film…

Davvero vedere Testimone poco attendibile ti insegna l’umiltà, ti fa capire che anche Al Pacino può essere schiacciato attorialmente dal Christian De Sica d’oltreoceano, Adam Sandler, se si muove in un campo non suo, il cinema di merda. Testimone poco attendibile è una dura lezione assestata tra il cuore e lo stomaco, tipo un uppercut di Ryu: gli attori non fanno grande un film, lo fanno anche loro, ma ci vuole un lavoro di squadra che purtroppo qui non c’è.

Colpa principe del non regista, Rupert Hitzig, produttore di cose molto più graziose come Lo squalo 3, Wolfen o il divertente L’ultima sfida con la strafigona Vanity e il grandioso Scott Glenn. La regia , siamo chiari, è qui di più limpido non ci può essere nulla, non è il suo campo, e lo si vede, senza giri di parole, da come mette in scena gli omicidi che dovrebbero essere l’humus di un’opera horror se non sei capace di buttarla in suspense.

mv5bmtiwmdawndmym15bml5banbnxkftztcwndc2mzmzmq-_v1_

Cazzo ti ridi, Rupert?

Ogni tanto un’intuizione buona c’è, qualche luce sparata su scenografie non peregrine, ma poi non esiste un’idea di montaggio, di costruzione del terrore, di neanche il guizzo di buttarla sullo splatter. No solo due schizzi di sangue su un vetro come un eiaculatore precoce di Krypton, tutto qui, checcazzo, Rupert.

Si perchè poi vogliamo parlare del reparto figame? No cioè nel cast c’è Shannon Tweed, una bionda che ha reso grande il thriller/horror/erotico di Olen Ray e tutta la serie B gloriosa americana con le sue belle e sode tette, e tu cosa fai, signor Hitzing, neanche sfrutti l’idea voyeuristica del vicino spione, no tu la mostri sempre vestita e quando la uccidi riprendi le nuvole come uno svitato giovane filmaker con intenzioni. No perchè voglio dirtelo: a me della poesia di un sacchetto di plastica non importa una sega, io voglio le minne di Shannon Tweed!

Anche perchè, mi dico, sarà la censura, magari faccio finta che Testimone poco attendibile sia un film fatto per la televisione, cosa che non è, solo che poi, qualche scena dopo, assisto ad un altro brutto omicidio dove una prostituta viene uccisa e spogliata. Spogliata cazzo. Allora mi sovviene, signor Hitzing, che  tu sia un po’ come quel cretino che non ha mai scopato tutta la vita poi si trova una donna, l’unica disperata che gliela da’, con fatica pure perchè è vergine e di sani principi, senza sapere che prima si era passata tutta la città. Ecco, sarò crudele, Shannon Tweed non era vergine e le tette gliele hanno viste tutti. Scusa, Rupert, ma dovevi saperlo. Sei stato l’unico che ci ha creduto.

Shannon che sogna di essere sposata da Rupert Hitzig, produttore/regista di belle speranze

Shannon che sogna di essere sposata da Rupert Hitzig, produttore/regista di belle speranze

Testimone poco attendibile però mi ha fatto venire pure un dubbio atroce: ma un’anguria può rompere il vetro di un’auto? No cioè io mi immagino che il vetro di un’auto, e qui riemerge tutta la mia ignoranza, non sia semplice da rompere, ci dev’essere un oggetto sparato con grande velocità per creparlo, tipo i famosi sassolini in autostrada, o qualcosa di davvero pesante. Ad un certo punto il protagonista inseguito dal satanista cattivo si difende tirandogli sul parabrezza una grande anguria e gli sfonda il vetro. Ecco questa scena mi ha messo un po’ in crisi perchè non so se catalogarla come cretina o come verosimile, anche se opterei sulla prima ipotesi visto il film.

sddefault

Torniamo al nostro horror/thriller demoniaco però.

Testimone poco attendibile è figlio di Ammazzavampiri di Tom Holland che a sua volta era figlio de La finestra su cortile di Hitchcock. Stesso plot rivisitato: un ragazzo bugiardo, da qui il titolo alternativo Never cry devil che gioca con il classico “Non gridare al lupo”, spia con un cannocchiale dalla finestra una vicina sexy, solo che una sera un killer vestito da caprone la uccide. Elemento non trascurabile il killer è il professore del ragazzo e nessuno gli crede, neppure i suoi due amici.

night-visitor-2

Ecco se Holland la butta nei vampiri e crea una storia piena di atmosfera che rilegge tra l’altro il Dracula di Stoker, Hitzing invece sceglie il verismo, il soprannaturale non fa mai capolino, ma l’orrore è il vicino di casa, il professore all’apparenza pacifico che ha dentro di sè la bestia, Satana.

Girato probabilmente da Holland il film avrebbe avuto una chance, ma bisognerebbe anche valutare quanto valida fosse la sceneggiatura di Randal Viscovich alla radice, se Hitzing l’abbia cambiata o no. Certo che così, alla luce di una realizzazione indecente, di attori poco carismatici, di personaggi che nascono e muoiono senza senso, di effetti speciali invisibili, Testimone poco attendibile è un film di rara piattezza.

Ad ampliare il tutto un dvd Avo che, come detto all’inizio, non migliora la qualità dell’opera con un doppiaggio raffazzonato e una fotografia granulosa.

Però qualcuno, almeno in America, ci deve aver creduto perchè Testimone poco attendibile è stato distribuito con il marchio MGM, mica la prima sotto label.

Qualche curiosità:

  • il film uscì in Italia come Testimone poco attendibile in dvd e, prima ancora, come Il sospiro del diavolo in vhs per la CDI. Non ho idea se il doppiaggio sia lo stesso. Esiste comunque per incasinare le cose un’altra vhs, sempre CDI, dal titolo Testimone poco attendibile con appunto il nostro film.
  • Il film fu girato a Venice in California negli stessi luoghi di Slumber party massacre.
  • Uno degli amici del protagonista si chiama Sam Loomis in onore al capolavoro di Carpenter, Halloween.

Andrea Lanza

Testimone poco attendibile

Titolo originale: Never cry devil, Night visitor

Titolo alternativo: Il sospiro del diavolo

Regia: Rupert Hitzig

Sceneggiatura: Randal Viscovich

Interpreti: Derek Rydall, Allen Garfield, Kathleen Bailey,  Rupert Hitzig, Derek Rydall, Allen Garfield,  Jovanni Brascia, Elliott Gould, Richard Roundtree, Shannon Tweed, Michael J. Pollard

Durata: 90 min.

yqd8m7bc testimone_poco_attendibile_elliott_gould_rupert_hitzig_001_jpg_qnpt e3c35db9058bb2958d6e9eded1c26184_orig ilsospirodeldiavolo-500x705 night_visitor-poster nightvisitordvdcover