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“… un film ad alta tensione fantasy, un omaggio ai classici del suo genere…”

(Variety, dal retro della vhs)

La Full moon è la casa produttrice che sorse sulle ceneri della defunta Empire per volere sempre del suo pigmalione Charles Band. Purtroppo non ebbe la capacità di  eguagliare i capolavori del periodo precedente, nessun Re-animator o Dolls a spiccare, ma, almeno nel primo periodo, produsse cose abbastanza gradevoli come la versione erotica de La bella e la bestia, Meridian, o appunto questo Shadowzone – La linea mortale. L’impossibilità di arrivare ad un’eccellenza è forse da imputare alla mancanza di registi/autori o comunque di registi, come Stuart Gordon, che, negli anni 80, furono capaci di fondare una vera e propria scuola, imitata in tutto il mondo, del low budget, con film spettacolari e violentissimi, non secondi a nessuno per la fantasia. Nella Full moon lavorarono un sacco di artigiani come il J. S. Cardone di questa pellicola o come il prezzemolino Ted Nicolau, capaci di portare a casa uno spettacolo ben confezionato, ma senza quel guizzo da rendere il tutto memorabile o almeno cult. Non per nulla questa casa produttrice si è specializzata con l’andare del tempo (è ancora produttiva) nei film diretti in video, soprattutto con bambole assassine come versioni incolori del magnifico Puppet master, titolo culto dell’Empire. Molti di questi titoli furono girati in Italia dove il regista/produttore Charles Band sfruttava il bellissimo Castello di Giove in Umbria di sua proprietà, perfetto teatro per storie dal sapore di gotico horror.

Shadowzone è il primo prodotto della neonata Full Moon, forte della tagline “La nuova onda della Fantascienza”, uno scifi quindi sulla carta debitore dell’immortale cult Alien e invece sottilmente legato alla filosofia del gordoniano From beyond di Stuart Gordon (produzione storica Empire). Qui come lì si parla di un mondo oltre il nostro, un universo sotterraneo, una nuova dimensione mostruosa capace di emergere grazie al nostro subconscio, quello che Goya descrisse con la frase “Il sonno della ragione genera mostri”. Si potrebbe fare un azzardo che Shadowzone sia un proto Event Horizon, lo stupendo scifi hellraiseriano di Paul W. S. Anderson (Resident Evil, Death race 2000, Mortal Kombact) che affrontava un tema non dissimile, ovvero lo scatenare dei nostri incubi nell’avvicinarsi ad una dimensione parallela simile all’Inferno. Qualcuno potrebbe dire, a ragione, che questo plot era stato già proposto nel thriller fantastico Linea mortale di Joel Schumacher con Julia Roberts, Lou Diamond Philips e Kiefer Sutherland, e probabilmente è lì che si può rintracciarne il seme, ma il lavoro di rielaborazione degli elementi attuato da Cardone anticipa come non mai prima il lavoro andersoniano più di ogni altra cosa del periodo. Per il resto Shadowzone è un lavoro onesto, un compitino che stenta ad ingranare, ma quando lo fa è appassionante e riesce a non far sentire più di tanto il budget miserrimo anche quando mette in scena creature dal make up posticcio. Le scene di morte sono abbastanze varie, anche se alla fine lo splatter si limita a secchiate di sangue fuori schermo, e la regia, nella seconda parte è vivace anche nella messa in scena non paratelevisiva.

La trama è semplice: il comandante Hickcok viene chiamato per controllare le cause di una morte sospetta in una base segreta. Lì entrerà a contatto con il progetto Shadowzone che coinvolge due cavie umane, una donna e un uomo, chiuse in una teca e costrette a sognare al fine di avvicinarsi ad una dimensione parallela sconosciuta. Il varcare quella linea d’ombra trascinerà nel nostro mondo un essere capace di rendere carne i nostri incubi…

Si notano con piacere le tette da visione exploitation della bella cavia addormentata, l’attrice Linda V. Carter, tutto sommato nel ruolo immortale di una vita. Il suo personaggio ricorda a grandi linee, soprattutto per stare in scena perennemente nuda in un contesto fanta horror, l’immortale vampira Mathilda May del cult movie hooperiano Space vampires. Il corpo della Carter, uno spettacolo della natura, si meriterebbe un post tutto dedicato a lei, cosa che non escludo in un futuro speciale sulle caratteriste nude del cinema oscuro, da Linnea Quigley a Tracy Lords. Non male neanche la bionda Maureen Flahert nei panni di una dottoressa con il pallino per le scimmie. Peccato la storia la liquidi troppo in fretta sprecando un’attrice molto bella, materia vitale in un cinema horror di serie B che vive di carne e sangue, cugino degli umori sessuali dell’hardcore.

Il cast è abbastanza ricco per una produzione tutto sommato povera, girato in gran parte in studio. In primis abbiamo la grande Louise Fletcher di Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman purtroppo sprecata in un ruolo non troppo ben scritto, interpretato giustamente sottotono e senza molta convinzione. Ad affiancarla il sempre efficace James Hong, il Lo Pan dello sfortunato Grosso guaio a Chinatown di John Carpenter e di cento altri film americani dove appaiono comunità orientali. Oltretutto il buon Hong è il regista dello scriteriato, folle e geniale Vineyard (L’immortale) che vi promettiamo recensiremo il più presto possibile, esempio impossibile di un cinema miserabile che cercava di unire tradizioni occidentali con quelle orientali, talmente scombinato nella sua concezione da fumetto porno horror da essere genio puro.

Il resto del cast, a cominciare dal legnoso protagonista David Beecroft, non fece niente di tanto notevole da essere ricordato.

Shadowzone uscì in Italia in vhs per la Videogram, una vhs dignitosa come qualità d’immagine e potente, all’epoca, per l’audio in HI-Fi sound stereo. Per il resto solito fullscreen e doppiaggio raffazzonato senza, purtroppo, rumori di fondo.

Un film comunque dignitosissimo che regala una serata scacciapensiero di indubbio divertimento.

Andrea Lanza

Shadowzone

Anno: 1990

Regia:    J.S. Cardone

Cast:    Louise Fletcher, David Beecroft, James Hong, Frederick Flynn, Shawn Weatherly, Miguel A. Núñez Jr., Lu Leonard, Maureen Flaherty, Robbie Rives

VHS: Videogram (vietato ai minori di 14 anni, inedito cinematografico)