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Proprio pochi mesi fa ho finalmente trovato questo film che cercavo da tantissimi anni, sull’unica edizione a tutt’oggi esistente in italiano, una vhs del periodo “videoarcheologico”.  E d’altronde, non lo si trova neppure negli Stati Uniti altrimenti che su una vecchia videocassetta NTSC, tramite l’insostituibile Amazon. Quindi, mi sono finalmente rivisto (dopo oltre trent’anni che la vidi in una sala cinematografica di terza visione), questa rara pellicola sulla mia preziosissima e pagata a caro prezzo Avo Program del 1981(!), la prima linea pubblicata della gloriosa Avo Film di Milano, etichetta fondata da Gloria Bulath dal ricchissimo catalogo e dai titoli tutt’ora spesso altrimenti introvabili-almeno in italiano. Ahimè, quasi sempre in qualità però scadente.

Allora parliamo del film, l’apparentemente medio thriller High Velocity nel titolo originale, Due Tigri e una Carogna nel titolo italiano assurdo con cui uscì al cinema, il quale è uno dei più avvincenti, ma anche sottovalutati e misconosciuti film della carriera di Ben Gazzara (nello stesso anno di L’Assassinio di un allibratore cinese [The Killing of a Chinese Bookie] [’76] di John Cassavetes, uno dei suoi film migliori e più rappresentativi inassoluto) , coadiuvato qui da Paul Winfield, nelle parti di due ex operatori delle forze speciali, Cliff Baumgartner, lo stanco ex Capitano dei Ranger in Vietnam, e Woody Watson, rispettivamente. I quali sono presto contattati da Alejandro Martel, interpretato in modi molto viscidi e untuosi da Alejandro Rey, un subdolo dirigente di un’anonima  e repellente “multinazionale” americana in un paese povero e sfruttato del sud-est asiatico, retto da una giunta militare. La missione, che Baumgartner e Watson dovrebbero scegliere di accettare a libro paga è un lavoro veramente sporco e consiste: nel salvare dalla prigionia, il terribilmente blaterante e vanaglorioso, ma secondo lo stereotipo dell’americano “kattivo”, potente dirigente, Mister Anderson,  interpretato in maniera sbraitante e spaccona da Keenan Wynn (come sempre dagliadorabili baffi a manubrio, quasi collegati ad alcuni basettoni giganteschi, quanto amo, gli anni ’70!). Mr. Anderson è stato rapito dai campi da polo da un gruppo di guerriglieri di sinistra (ovvero la vera e comunista NPA delle Filippine), “la Banda dei 45,” guidato dal Comandante Habagat, interpretato da Joonee Gamboa. “La Banda dei 45” non è in possesso di Anderson per ottenere un riscatto, ma ha voluto eseguire il rapimento per ottenere una dichiarazione politica contro l’avidità aziendale e l’imperialismo. Nel corso del film, vediamo le differenze tra ricchi e poveri, dalle scene che iniziano alle campi da polo a tutte le scene che mostrano la vita disperata e di enormi sperequazioni sociali della città, in contrasto con la ricchezza e la potenza, la corruzione a tutti i livelli esercitata da questa “Multinazionale” senza nome. Inoltre, lo stereotipo del “kattivo americano” Mr. Anderson, anche se ha le battute migliori del film, non raccoglie né viene rappresentato con alcuna simpatia recondita da parte dei realizzatori. In seguito, ci viene dimostrato che Martel è più meschino di quel che pensassimo: si è anche portato a letto lo splendido trofeo della giovane e svogliata moglie di Mr. Anderson, interpretata affidabilmente da Britt Eckland all’epoca all’apice del suo fulgore fisico ed estetico, e anche lui come tutti ricattato, sta per pugnalare cinicamente alle spalle gli ingaggiati mercenari Gazzara e Winfield. Si scopre che Martel ha eterodiretto tutta questa storia semplicemente per fare fuori dalla compagnia l’oramai scomodo Anderson, custode di “verità troppo scomode” oltre che levarselo dalla strada per avere la signora Anderson tutta per sé. Martel deve in ultima analisi, fare fuori qualcuno “che sa oramai troppo”, tra cui ci sono adesso anche Baumgartner e Watson. In quanto alla recitazione, il laconico Gazzara e il roccioso e ironico Winfield si vede che la loro parte l’hanno sentita , e infondono una bella e credibile grinta intrecciata ad un industriale tasso di amaro disincanto,  come ex militari delle Forze Speciali, reduci del Vietnam e adesso mercenari, entrambi sembrano avere lavorato bene insieme. Dall’altra parte, Rey riesce sempre bene nei ruolidi viscido e subdolo, per come lo abbiamo avuto modo di vedere, anche in tanti episodi di quasi tutte le serie tv americane più famose degli anni settanta. Remi Kramer, solitamente sceneggiatore, diresse questo film con un basso budget e poi praticamente non riuscì a realizzare null’altro – incredibilmente pare che in seguito sia divenuto un affermato autore di libri e racconti per ragazzi -, e ha diretto un film che non è assolutamente un progenitore un po ‘“pallido” di Rambo o de I Quattro dell’Oca Selvaggia, ma semmai, una gran bella pellicola d’azione e da una amarezza di fondo quasi “peckinphiana” nella quale la vita non conta praticamente nulla, la sopravvivenza non è a buon mercato, e l’importante è si riesca ad attraversare l’inferno sempre ad “Alta Velocità”. Pellicola dimenticata quasi da tutti e che oggi può essere salvata solamente sul vetusto e gloriosissimo vhs.  Due Tigri e Una Carogna potrebbe rappresentare piuttosto una versione degradata come contesto sociale e morale di un film ben rappresentativo per questo blog e per il periodo storico degli anni d’oro del videonoleggio, come Commando  (1985) di Mark L. Lester, ma con in più un marcato commento sociale di fondo sulla ricchezza e la povertà, e un ben più drammaticamente rappresentato senso di bisogno, e di lotta per la sopravvivenza. Per me personalmente, Due Tigri e una Carogna, che è stato girato nelle Filippine durante gli anni ’70 della dittatura di Marcos e delle legge marziale, l’ho sempre visto e percepito come un film dall’ottima e autentica ambientazione (sarà anche grazie alla collaborazione di Mike Parsons, ex sodale di lunga data di Eddie Romero, qui attore, co- produttore e sceneggiatore), il quale riesce a trasportarti nella realtà di quel contesto sociale e politico come se quasi lo riconoscessi. Le sequenze d’azione, come l’assalto nel territorio della guerriglia, con un’arsenale comprendente anche delle balestre dai dardi esplosivi da parte di un ancora divertito Gazzara al rifugio-roccaforte dei ribelli sono sorprendentemente potenti, e ancora oggi avrebbero da impararvi tanti film d’azione “virtuale” fatta unicamente con i software per la CGI, e nessuna vera energia o dinamismo.  Il finale è fortissimo, di rara e acida sconfitta, non offre alcuno degli abbellimenti e dei clichè narrativi così in voga oggi, ma solo tanta e risoluta amarezza. Come detto, non è un film di facile reperibilità, ma la soddisfazione è garantita. Io l’ho ritrovato, in quanto ai tempi in cui uscì su videocassettami era sfuggito, grazie a Missing Video. L’edizione è una di quelle pionieristiche tipo le primissime CVR di Prato, con la scatolina piccola di cartone bianco, che è stata oramai aperta e messa dentro una comune custodia di plastica nera. Purtroppo, in questo caso non sono stato fortunato è la copia -ovviamente dal formato scannato e come usava allora, dal telecinema praticamente “piratato”- ha perso quasi completamente i colori, i quali ricompaiono  “ballando” solamente a tratti, come non mi è mai capitato di vedere accaduto neppure nelle mie prime videoregistrazioni del 1980 col Betamax, o nelle prime vhs originali da nolo-in quei primissimi anni soprattutto Domovideo e Warner– che comprai e che ancora posseggo, del 1980-’81.

Napoleone Wilson

Due tigri e una carogna

Titolo originale:High Velocity

Regia: Remi Kramer

Interpreti: Britt Ekland, Liam Dunn, Ben Gazzara, Jonee Gamboa, Joe Andrade, Rita Gomez, Richard O’Brien, Alejandro Rey, Victoria Racimo, Paul Winfield, Keenan Wynn

Sceneggiatura: Remi Kamer, Michael J. Parsons

Montaggio: David Ramirez, David Bretherton

Fotografia: Nonong Rasca, Robert Paynter

Musiche: Jerry Goldsmith

Produzione: First Asian Fanno

Anno:1977

vhs: Kent – Avo film