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“Forza letale. Se non rimane altro la userà”

“Quando i poliziotti non possono, e i giudici non possono … Stoney Cooper vi darà giustizia!”

“Killer X è troppo folle per essere catturato! Questo ex poliziotto è il solo pazzo che ci proverà!”

Tagline originali del film

E adesso parliamo un po’ di uno dei nostri preferiti “has-been” degli anni ottanta. Dopo aver preso parte in un famoso personaggio di magnaccia psicopatico, Ramrod, a Police Station: turno di notte (Vice Squad) (1982) di Gary Sherman, uno dei migliori e più violenti thriller metropolitani e losangelini di quella decade, in Italia assolutamente misconosciuto, (e anch’esso sopravvivente nella nostra lingua unicamente grazie a rare vhs come la prima edizione da nolo Domovideo del 1987 e ad un paio di ristampe), parlerò adesso di un altro bel thriller d’azione violenta che il nostro interpretò da protagonista l’anno successivo, e anch’esso sopravvivente unicamente in vhs, in Italia come all’estero: Forza Bruta (Deadly Force) (Usa 1983) di Paul Aaron.  E anche se Wings non interpreta qui un ruolo altrettanto pauroso, sensazionale, da applausi come quello del citato Ramrod in Vice Squad, anche nel ruolo da protagonista e “positivo” del  poliziotto di Deadly Force, è molto bravo. Come nel più celebrato film di Sherman, Los Angeles è ritratta da Deadly Force in accentuati termini di ipnotica minacciosità, mai diluita nell’aggressività sotto pelle delle sue strade, nelle quali Hauser proietta la propria inimitabile energia, che già aveva fatto desiderare lo spettatore di vedere ben più scene del suo spregevolissimo cattivo  di Vice Squad. Un anno dopo, Hauser torna quindi tra le strade e la criminalità di una squallida Los Angeles, ma questa volta, a differenza come detto di agganciare  prostitute con dei ganci a cavi d’acciaio, e tagliare ed estrarre le gonadi ad un magnaccia rivale, è un ex-poliziotto di L.A. adesso in servizio a New York di nome Stoney Cooper. Egli lascia la sua nuova casa nella Grande Mela per vendicare la morte della nipote del suo migliore amico, la  diciottesima vittima del famigerato “Killer X”, sul quale la Città degli Angeli in preda ad un panico a questo punto diffuso, a posto un quarto di un milione di dollari, offerto di premio per la sua cattura. Stoney e l’amico Sam (Al Ruscio) iniziano a calpestare le strade e i luoghi dei delitti precedenti valutandone gli indizi, e invitando gli informatori del passato e i poliziotti conoscenti in aiuto, mentre Stoney inizia anche a organizzare un suo ritorno nella vita dell’ex moglie Eddie (Joyce Ingalls), che è una giornalista investigativa assegnata alla storia di Killer X.
Stoney però ha già il suo bel da fare con lui. Le vittime non vengono uccise in base  a un tipo specifico, Motivo per cui le azioni  del killer sono in continua evoluzione, mentre Stoney si ritrova costantemente in contrasto con due avversari del passato: il suo ex luogotenente, che ora è un neo-promosso capitano con aspirazioni politiche, e un boss della mafia, Sal Salluzzo (Frank Ronzio) che egli aveva arrestato e fatto mettere in carcere per sei mesi. Entrambi seriamente e non troppo sottilmente metteranno in chiaro a Stoney dovrebbe frapporre una certa distanza tra sé e lo stato della California. Come Harry Callaghan però, Stoney non è uno che si esenta da una lotta o che stia alle regole del gioco – o di chi fa le regole, e così è ancora più spinto allo scontro con chi si trova ad ostacolarlo nei suoi modi ostinatamente determinati..

Come probabilmente si può finora avere già ipotizzato, né l’eroe anti-eroe protagonista, né la premessa della storia è anche solo lontanamente originale, ma grazie a loro volta alla bravura di Hauser per una volta protagonista, e alla direzione energica da Paul Aaron (che già aveva diretto La Polvere degli angeli [A Force of One] [’79] con Chuck Norris e Jennifer O’Neill, uno dei titoli più decenti del Norris pre Cannon), oltre che ad una sceneggiatura che contiene un paio di sorprese sorprendentemente eleganti e ben ritardate nella trama , lo svolgimento del film  è molto vivace e di buon livello. Senza fraintendimenti: Forza Bruta quando venne concepito e uscì non fu  altro che un B-movie da consumarsi in fretta, e ha la sua giusta quota di involontarie goffaggini, banalità, e già logori clichè (ad esempio quando la sensuale  Joyce Ingalls, come Eddie, la ex moglie di  Stoney, dice:-, “Ho la mia vita ora, e mi piace! “), ma è comunque uno di quei B-movie  anni ’80 in cui si può seguire una trama credibilmente tracciata, e che non scende mai ai bassi livelli di verosimiglianza di oggi,  come soprattutto in certi B-movie “camuffati” unicamente dalle centinaia di milioni di dollari. Aaron mantiene il ritmo vivace e le fasi delle sequenze d’azione con competenza, oltre ad avere una mano piuttosto abile dimostrata in alcune sequenze ben montate e che ben trasmettono alcune informazioni. La partitura anch’essa vivace della  incisiva musica di Gary S. Scott aggiunge un bel po’ di spinta in più, come così conferiscono anche le interpretazioni di supporto di Paul Shenar (bravissimo interprete di lungo corso del cinema e la tv americani, memorabile e ricordato da tutti, come il “Signore della droga boliviano” Alejandro Sosa, in Scarface di Brian De Palma, lo stesso anno) nel ruolo di un guru milionario di auto- aiuto, Joshua Adams, che potrebbe anche essere la chiave per il mistero nelle mani svelte di Stoney. Per buona misura, c’è anche il mafioso che si fa smanettare da una prostituta minorenne che mangia popcorn, entrambi intenti a guardare un film porno a letto, una prostituta di strada che si fa i suoi clienti nella stessa chiesa dove tiene il suo neonato, che piange. Ed è bella anche la  sequenza dello sparo dal palazzo di fronte al protagonista per una volta ozioso in una vasca da bagno in ghisa. Chi viene interamente e vividamente distinguendosi con forza dal film, è comunque l’inimitabile Hauser, che scaraventa tutti (a volte letteralmente) a destra fuori dallo schermo. Egli porta fuori con successo un lato più “morbido” di Stoney (ad esempio quando Eddie inizialmente rifiuta di aiutarlo, Hauser facilita la sua scelta e la sua risposta :-“Questo non è per me -. Questo è per Sam“), e assume su di sé alcuni assurdi dialoghi da duro restituendoceli con brio (quando Sam avverte un infuriato Stoney che l’assassino ha preso Eddie, dice, “Mi ha preso, Sam.”). Fantastico, e così, in un modo senza pretese, egli stesso è, la “Forza Bruta”.

Anche per Deadly Force sopravvive la vhs da nolo Domovideo/Embassy H.E., (anno di pubblicazione 1987, ebbe due  ristampe per la collana “I Diamanti” dalla General Video, e negli anni novanta in una cassetta per la vendita, rara, della Cecchi Gori Home Video) inutile dire che la prima edizione della Domo fosse quella ad avere la più bella copertina. La quale però fu tra le pochissime Domo che non riuscii mai a procurarmi, dovendo quindi “ripiegare” sulla vhs cartonata della MgM/“Movie Time” americana, ovviamente tramite Amazon.
A un certo punto addirittura Sam Peckinpah era stato quello sul punto di essere ingaggiato per la di direzione del film ma alla fine venne assunto Paul Aaron.

Napoleone Wilson

Forza bruta 

Titolo originale: Deadly force

Rega: Paul Aaron

Intepreti: Wings Hauser, Paul Shenar, Joyce Ingalls

Durata: 95′ min. – USA 1983

Vhs: Domovideo, General video (I diamanti), Cecchi Gori