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Lo Squartatore di New York è l’ultimo capolavoro di Lucio Fulci. Si, un capolavoro. Una delle pellicole più truci, violente, nichiliste della filmografia del grande regista romano. Se Argento, dopo i fasti inarrivabili di Suspiria e Inferno, era tornato al “thrilling” con la perfezione tecnico/stilistica di Tenebre, che era tutto “messa in scena” e poca “sostanza narrativa”, Fulci portava sullo schermo la morte stessa del genere. C’è un assassino imprendibile che massacra giovani donne. Le massacra nel vero è più trito senso della parola. Le sfigura, squarta, tortura. Svilisce quel bellissimo involucro che per l’assassino è fonte di sofferenza, ira e gelosia. Daniela Doria, Alexandra Delli Colli, Zora Kerowa, sono tutti corpi gloriosi che vanno distrutti e umiliati. Sembra quasi il dispetto di un bambino cattivo, e infatti, lo squartatore comunica con la polizia e la stampa con la voce chioccia di Paperino, geniale sberleffo alla figura di “assassino” di nero vestito, invincibile, contornato da un’aurea mitica, che il cinema di Argento e Carpenter avevano veicolato negli anni immediatamente precedenti.

Fulci è disilluso, provato dalle vicende familiari, il pessimismo, già presente nelle opere precedenti, qui si fa realmente palpabile. Il disagio diventa protagonista unico e lo spettatore non può e non riesce ad appassionarsi all’indagine prettamente “poliziesca” perché l’atmosfera è cupa e mortifera. Si capisce già dall’inizio che non ci sarà lieto fine e che la risoluzione dell’enigma lascerà un sapore amaro in bocca a tutti quanti. Anche per il fatto che nel cinema di Fulci, e in quest’opera specialmente, non ci sono protagonisti o personaggi ai quali è possibile affezionarsi. Anzi. Nessuno si salva e l’unico personaggio innocente è una bambina destinata, crudelmente, ad un destino terribile. E’ il cinema “artaudiano” (espressione molto amata da Fulci stesso) che non salva e non redime nessuno. Non c’è spazio per i rapporti tra uomini e donne, solo sfruttamento, violenza, voyeurismo (strepitosi in questo senso Howard Ross e Alexandra Delli Colli) e cinismo a secchiate. Pure le vittime sono solo “corpi” e Fulci, non a caso, realizza una ripresa in cui la cinepresa è “dentro” il corpo che viene squartato. Il cerchio si chiude e Fulci consegna ai posteri il suo ultimo capolavoro. Imprescindibile.

Domenico Burzi

NOTA A MARGINE (An.Lan.): Con questo film facciamo una piccola eccezione, perchè uscito in dvd sul suolo italico per la Avo Film, ma in una copia orribilmente tagliata di tutte le scene gore (inserite arbitrariamente nei contenuti speciali, come scene tagliate), la stessa che a suo tempo arrivò anche in tv. La versione alla quale facciamo riferimento è la storica Star video, l’unica ad avere tutto il girato, mancante solo di alcune sequenze (il rallenti bellissimo di Paolo Malco nel finale), girate per il mercato estero, e presenti nel dvd, con audio italiano, della Neo pulishing francese. La vhs presenta un formato video letterbox, un audio basso, e nessun visto censura.

Lo squartatore di New York (aka “The ripper”, aka “The New York Ripper”)

Anno: 1982

Regia:    Lucio Fulci

Cast: Jack Hedley, Andrew Painter (Andrea Occhipinti), Almanta Keller, Howard Ross, Alexandra Delli Colli, Paolo Malco, Cinzia De Ponti, Daniele Doria, Zora Kerowa, Babette Neve, Lucio Fulci

Durata: 88 min. circa

vhs: Star video (uncut), Avo film (tagliata con divieto ai 14)

Dai giornali dell’epoca: VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI