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Nei primi anni 90 usciva davvero di tutto in vhs, e per assurdo le cose più interessanti restavano inedite, molte volte in una strana concezione di quantità che prediligeva la qualità. Per la CVC/RCS, uscirono molti film dai generi più disparati, polizieschi con divi tv come Luke Perry, erotici glamour come le produzioni Playboy e Zalman King, e naturalmente horror di fattura più o meno pregiata, tra i quali spiccava il demoniaco La regina dell’inferno di Dominique Othenin-Girard e gli interessanti Warlock con Julian Sands. Erano titoli gettati un po’ a casaccio nel calderone videoludico dei bollenti anni 90, una decade dove l’horror di qualità cominciava a scemare, e anche i maestri consacrati del genere cercavano di riciclarsi altrove. Furono gli anni di Pronti a morire, surrealista cartoon western di Sam Raimi, di John Carpenter e di un imbelle uomo invisibile, di Wes Craven e dei cento violini suonati a forza di Oscar mai vinti, di Peter Jackson e del poetico Creature dal cielo. L’horror era diventato sempre più la terra di nessuno delle piccole produzioni: i sequel, vedi i tanti The Howling, erano sempre più scarsi, i remake avevano ormai perso la carica sovversiva dei rifacimenti anni 80, fossero un Blob, La mosca o La Cosa. I film davvero meritevoli, in quegli anni disperati, si potevano contare sulla punta di una mano. Noi, che in Italia avevamo da sempre il privilegio di farci carico dei figli più deformi e obbrobbiosi del cinema, facemmo pure uscire in vhs questo Funnyman, mediocrissimo horror con pochi spunti di interesse.

In copertina troneggia il nome di Christopher Lee, l’immortale interprete di Dracula il vampiro di Terence Fisher e di tante nobili produzioni del terrore, ma, vi avvertiamo subito, il suo ruolo è marginale, un cinque minuti scarsi di apparizione, la maggior parte dove ride da solo facendo una specie di solitario.  Eh sì perchè il Funnyman del titolo è l’incarnazione orrorifica del jolly dei mazzi di carte, quello che vi fa vincere a scala 40, e qui usato in una strana variante del Poker a cinque carte. Capita che uno stolto porti via la dimora di famiglia, in un torneo d’azzardo, al serafico Christopher Lee che lo avvertirà dicendogli “Con la mia casa hai preso pure lui. Tu sei simpatico, ma lui lo è ancora di più”. E senza spiegazione alcuna Funnyman (un gigionesco Tim James) stermina tutti quelli che entrano nell’ex villona del Dracula dei bei tempi passati. Chi è, chi non è questo personaggio non è cosa che interessi agli sceneggiatori e quindi, di conseguenza, non deve interessare neppure noi, perchè ogni domanda ottiene, nel film, la stessa risposta: “Qui è il regno della follia”. Perchè uccide? Regno della follia. Perchè si trasforma? Regno della follia. Perchè tutti sembrano idioti? Regno della follia. Sticazzi, aggiungo io, in una logica che mi ricorda quando da piccino, nelle parole di mia madre, “i bambini del Biafra” vincevano su tutto: eri triste, ma “i bambini del Biafra” lo erano di più, avanzavi il cibo perciò “i bambini del Biafra” morivano di fame, volevi un giocattolo, ma “i bambini del Biafra” non avevano giocattoli. Nessuno, cazzo, poteva battere “i bambini del Biafra”, chiunque fossero per un mociosetto di 5 anni.

Intervallo sexy

Funnyman è la risposta inglese, girata con il budget di una merendina (si vocifera 50000 sterline d’epoca), di Nightmare on elm street, o meglio del Freddy Krueger clownesco e buffone degli ultimi capitoli, soprattutto il 6 della maledetta Talalay. Ma più che una risposta, Funnyman sembra una parodia, scombinata, demente, mal congeniata del mostro dagli artigli da gatto di Wes Craven. Guardate d’altronde  i lineamenti del diabolico Jolly dalla battuta pronta, tanto englundiani da rasentare il plagio con Krueger. Eppure Funnyman, pur se urlato, sanguinoso, folle nei suoi omicidi, non riesce mai a convincere, anzi risulta fastidiosamente cretino. Prendiamo, per esempio, la sequenza dove uno sprovveduto ragazzone entra in un peep show dove incontra il mostruoso joker vestito la lapdancer con tanto di protesi mammarie esagerate e la vociona da trans, è illogico che lui la trovi carina, e invece questo scemotto ne parla come se avesse visto, che so , Sharon Stone dei bei tempi passati. Anche se cerchiamo di sforzarci, davvero è impossibile trovare l’idiozia di Funnyman geniale o per lo meno surreale. Se nelle intenzioni del regista Simon Sprackling, alla sua unica regia di un lungometraggio, c’era di creare una sorta di hellzapopping horror, il risultato è fallito, anche il nonsense ha bisogno di una fantasia superiore alle barzellette di Pierino. Gli attori, uno più cane dell’altro, recitano ruoli patetici di vittime antipatiche predestinate al macello: non si fa in tempo ad affezionarsi a qualcuno che quello è morto nel modo più strambo. La regia è piatta, incolore, mai un guizzo che rialzi il tutto dalla paratelevisività, non stupisce Sprackling abbia fatto dopo solo invisibili documentari dalla durata esigua. Gli omicidi, sulla carta crudeli, contemplano l’omicidio di un bambinetto petulante, di un’adolescente fulminata dall’alta tensione mentre ascolta musica e gioca ad un brutto videogame tascabile, di una simil Wilma di Scooby Doo sterminata a fucilate mentre insegue un’anatra, di un uomo mutilato di mani e parte della testa, di un altro preso a tacchi sull’occhio (“Lo vedi il punto?” “Si ora lo vedo!”), di un terzo esploso mentre suona una chitarra, e di due donne, una fatta fuori a suon di mazzate e l’altra squartata dopo una battaglia a suon di poteri magici. Il tutto accompagnato dalle fastidiose barzellette del Funnyman, atroci come tutto il film. Gli effetti speciali poi sono mediocri e troppo poveri rispetto alle ambizioni (la rockstar che diventa una stella nel cielo con un’animazione tragicamente scadente). Si dovrebbe ridere e invece si è indispettiti, tanto che il film, dalla durata di neanche 90 minuti, sembra non finire mai. Vhs decente a livello di immagine, ma fullscreen e dal doppiaggio cagnesco, comunque va bene così per un horror micidialmente brutto che vi sfido possiate vedere più di una volta. A sto punto, se proprio proprio volete godervi un horror con protagonista un nanetto brutto e dalla battuta pronta, vi consiglio Leprecaun, il primo, sempre una sciocchezzuola ma divertente. Poi ha dentro Jennifer Aniston, che,  diciamolo pure, è sempre un bel vedere. Funnyman solo se stesso in versione donna lasciva: credetemi non è la stessa cosa.

Meglio lei o il Funnyman?

Funnyman

Regia: Simon Sprackling

Cast: Tim James, Benny Young, Pauline Black, Ingrid Lacey, Christopher Lee

Durata: 87 min.

Anno: 1994

VHS: RCS/ PANARECORD – VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI (INEDITO IN SALA)