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Capitava nei primi anni 90 che, grazie alla Full Moon di Charles Band, arrivassero dritte dritte in vhs, come sputate dall’inferno, delle bizzarrie cinematografiche di rara follia. Dollman era la punta di diamante di queste perle di bis sciagurato e sublime, diretto oltretutto dal futuro cantore della fantascienza a base di kickboxer e cyborg, quell’incognita di Albert Pyun, regista geniale e scadente nello stesso tempo, a seconda del suo umore ballerino .

Lunga la filmografia di questo autore, dagli zoppicanti passi incerti presso l’Empire e quindi la Full Moon, fino a sbocciare di vita propria sulle ceneri de I dominatori dell’universo 2 grazie alla Cannon, a Van Damme e a quello strano e feroce postatomico chiamato Cyborg. Poi la sua carriera è tutta in salita nel cinema delle arti marziali: la mano rozza si è affinata e lo stile raffazzonato ha acquistato,  film dopo film, l’elegante grezzezza di uno stile personale. Saranno gli anni del meraviglioso horror noir Pistole sporche, un bagno di sangue e proiettili al ritmo di un caraibico mambo, prima della morte artistica avvenuta grazie alla consacrazione di lui, artigiano fantastico, come superbo auteur per la critica, e quindi un via di danze di opere noiose, autoreferenziali e finto artistiche.

In Dollman, Pyun è al massimo della sua forma, ha già alle spalle alcuni film notevoli come Kickboxer 2, ma anche, come capitava sovente, cadute di stile enormi dalla proporzione epica di un edwoodiano Capitan America. il budget a disposizione è minimo, ma la storia ha anche buon ritmo e un grado di ferocia, razzismo e violenza superiore alla media, soprattutto dei prodotti Full moon. ll personaggio di Brick Bardo, interpretato magnificamente da Tim Thomerson, caratterista dalla filmografia infinita, è di quelli che non la mandano di certo a dire: la sua entrata alla Marion Cobretti, a inizio film, è il marchio di un film rozzo, ma dal grande animo di fumetto popolare, di quelli che ai tempi generavano l’applauso in sala. Ecco, prendiamo proprio la prima sequenza per capire l’andazzo di Dollman: un criminale si è nascosto dentro una lavanderia, le teste di cuoio fuori pronte a sparare, arriva il nostro Brick Bardo, i colleghi lo odiano, lui entra e si mette tranquillo a fare il bucato mentre il deliquente si è legato assieme a due donne obese. Questa scena, che ricorda in maniera ancora più esasperata l’intro di Cobra di Cosmatos, viene spinta da Pyun al massimo eccesso. “Uccido queste due grassone” urla il malvivente, Bardo lo squadra e si avvicina, pistola puntata alla pancia di una delle due donne , mentre un gruppo di bambini lo guarda sbigottito. “Forse” risponde “o forse potrei sparare a questa cicciona, trapassarla, fottere te e pure quella massa di grasso dietro di te”. I bambini piangono, le due donne hanno un malore e svengono uccidendo col peso il bandito che muore tra mille agonie. Folle, roba da generare il wow degenerato dello spettatore, una cosa che neanche a raccontarla ci  puoi credere che l’hanno girata. Poi il film continua con una serie di assurdità da vero pulp fantascientifico: nemici con la testa volante, inseguimenti infradimensionali, poliziotti gnomi che aiutano umani e naturalmente splatter tanto da riempire lo schermo di rosso.  I nemici di Bardo esplodono in mille frattaglie, gli arti vengono gettati al vento, i sopravvissuti mutilati sono destinati a morire stringendo tra le mani dolorose frattaglie, è la sagra della violenza visiva sbattuta in faccia al placido spettatore da vhs in famiglia. Bardo uccide con gusto, ma lo fa accompagnato da frasi fascistoidi e un’idea giustizialista che fa sembrare pacifista il Winner di Il giustiziere della notte. In più quando ti aspetti un film innocuo, senza sbalzi di trama, ecco che Pyun, a metà film, ammazza il cattivo e riscrive il plot della pellicola. Sempre roba da wow inaspettato che ti fanno amare un film che dovrebbe avere l’essenza di un tv movie e invece ti pianta quei due o tre momenti di genio anche dietro una storia che puzzava nelle premesse dell’ennesimo Howard e il destino del mondo con alieni strambi e umani da difendere. Dollman, sia beninteso, è prodotto di cassetta, senza ambizioni artistiche, ma riesce a stupire e, cosa non sottovalutabile per una produzione Full moon, riesce ad essere visto fino alla fine.

Tra tanti anonimi attori spicca un giovane Jackie Earle Haley, futuro interprete di Nightmare il remake e soprattutto Rorschach nello splendido Watchmen. Il suo ruolo da cattivo a tutto tondo è ottimo e fa già presagire un certo stile, anche nella recitazione caricaturale, che lo rende il migliore di tutto il cast.

Pyun dal canto suo gira il film il più diligentemente possibile, senza grandi voli pindarici artistici, ma riesce a portare a casa un buon film di cassetta calcando, come già detto la mano, soprattutto sul lato exploitation violento. Stupiscono, nella calma piatta, alcune sequenze girate come un videoclip, soprattutto nel descrivere il disagio del ghetto dove la vicenda si svolge, primi vagiti dei lavori di blaxpoitation futuri del regista.

Dollman fu un discreto successo di cassetta, tanto da generare sia un seguito più vicino al genere horror, Giocattoli infernali, sia una miniserie a fumetti, edita in America dalla Eternity comics. Il sequel, meno riuscito del suo prototipo, era un tipico prodotto Full Moon con bambolotti alla Puppet masters assassini che per i motivi più assurdi incrociavano il nostro stracazzuto Brick Bardo. Tim Thomerson per questo personaggio si limitò a ripetere quello di Jack Deth, eroe della serie Trancers, altro titolo di punta della casa di Charles Band.

La vhs si vede ottimamente, è doppiata meno peggio del solito standard e ha il solito fullscreen di rito. Se la trovate non lasciatela sfuggire: Dollman è uno di quei  film dai quali non ti aspetti nulla e poi ti sorprende.

Andrea Lanza

Dollman

Anno: 1991

Regia: Albert Pyun

Cast: Tim Thomerson, Jackie Earle Haley, Kamala Lopez, Humberto Ortiz, Nicholas Guest, Judd Omen, Michael Halsey, Frank Doubleday, Frank Collison, Vincent Klyn, John Durbi, Merle Kennedy, Luis Contreras, Eugene Robert Glazer, Richard D’Sisto

Durata: 88 min.

VHS: Titanus – VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI – INEDITO CINEMATOGRAFICO