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Ladri, magnaccia, mignotte, rapinatori e spacciatori ATTENZIONE. John D’Angelo sta per fare il suo quartiere più sicuro. Ha dichiarato la sua guerra personale contro la criminalità e non vuole più qui il vostro genere di teppaglia.”

(Frase di lancio originale del film)

Molti film sul tema del vigilantismo vennero realizzati negli anni ottanta, diventando dannatamente difficile riuscire ad ottenere qualcosa di originale. Naturalmente, anche i realizzatori di Philadelphia Security (Fighting Back, tornando a combattere, nel bel titolo originale), prodotto da Dino De Laurentiis, incontrarono simili difficoltà.

Al momento in cui il regista di Alligator Lewis Teague realizzò il film e si confrontò con questo tema, esso era non solo un filone molto frequentato, ma nel quale si era già fatto altrettanto e ancor di più nel decennio precedente. Inoltre, non era dunque niente di nuovo. E l’idea stessa del film non era come detto terribilmente originale. Quindi cosa poteva fare il bravo regista di Alligator, Lewis Teague, una volta deciso di dirigere questo film? Decise di realizzarlo adottando l’approccio del trailer e dello stesso Alligator: 90 minuti di vengeance-exploitation, più che la solita e mera storia imperniata sul vigilantismo di un singolo. Cogliendo  delle buone invenzioni e creandone di altre. Così si approcciò al film e quindi in qualche modo, miracolosamente, anche sfidando ogni logica e buon gusto, è riuscito a farlo girare molto meglio di altri film incentrati sulle medesime tematiche e su simili personaggi, realizzati in quel periodo.

La trama di Philadelphia Security è quasi come una raccolta di spunti degli altri vengeance movies, in un disperato tentativo di Teague per ottenere che la sua pellicola rientrasse nel pantheon dei titoli questo genere. Così è stato deciso -si dice soprattutto da parte di De Laurentiis– di forzare Teague a calcare la mano con un alto tasso di violenza, anche per non essere da meno di Vigilante il super-caricato e tostissimo film di William Lustig uscito pochi mesi prima, e aprendo il film già con un montaggio di atrocità reali. Non che a Teague questa spudorata sequenza sia riuscita male, anzi: è un personaggio stesso del suo film a costruire questo montaggio. Vedete, se gli indici d’ascolto che il clamore di queste notizie assicurano al producer Michael Taylor (David Rasche, il grande Sledge Hammer) una vasta fama, allora egli calca su di esse ancora di più con asserzioni giornalistiche incentrate sulla discesa inarrestabile della nostra società in un invivibile pozzo nero di sopraffazioni, violenze e iniquità. Se ha quindi da mandare in onda filmati reali di persone che vengono assassinate, allora così sia. Si potrebbe dire che l’impiego effettivo di filmati con atrocità reali, non importa il contesto del film, è un modo economico e appunto d’exploitation di manipolare il pubblico, ma … in realtà si potrebbe anche avere ragione.

Nessun problema, gli spettatori, appena dopo questa sequenza d’apertura sono trasportati fuori da queste immagini in una amorevole casa di Philadelphia nella quale casa una famiglia capeggiata da John (Tom Skerritt) e Lisa D’Angelo (Patti LuPone) è intenta a partecipare ad una festa Come funziona il passaggio operato da Teague dal montaggio di apertura di questa scena? Facile: le persone guardano la tv alla leggera appena capiscono di stare guardando l’orribile montaggio televisivo. Perché questo è quello che la gente fa a caldo, quando è spensierata e in compagnia.
E poi, con la presenza di una coppia che ama il proprio bambino, -in un vengeance film-siamo sicuri che per loro tutto andrà bene? Inoltre, si può dire che il personaggio di Skerritt è italiano, (anche perchè molto riconoscibilmente porta i suoi caratteristici mustacchioni).

Teague non perde dunque tempo a ingranare la marcia più alta. Come la nonna di D’Angelo e il figlio Danny al seguito-sono in auto per tornare a casa, Lisa pur in avanzato stato di gravidanza non può sopportare di assistere alla scena in cui vede un pappone picchiare ferocemente un delle sue “dipendenti”. Pur in stato di gravidanza Lisa scende dalla macchina e attacca il magnaccia. John accorre subito in suo aiuto, in parte per tirare Lisa fuori dal pericolo e dai guai, ma soprattutto per evitare che ella finisca sulla lista nera del magnaccia. Troppo tardi.

Dopo un inseguimento in auto, che finisce con la macchina del magnaccia che ha un ovvio incidente con quella di John, Lisa finisce in ospedale con un aborto spontaneo.

Ma il giorno dopo per John si torna a lavorare, destreggiandosi tra la vita familiare e la gestione di un ristorante Italiano e la ripresa dei rapporti di sorridente facciata, con i clienti. Si impara presto che John non è l’unico ad avere la memoria corta per quanto riguarda lo scontro del giorno precedente con il protettore. Quando John offre alla madre un passaggio a casa quella sera stessa, ella si rifiuta perché preferisce non attendere un paio di minuti con lui a chiudere il negozio. Si incammina invece verso casa con il nipote Danny, ma non prima di intraprendere una deviazione in farmacia in modo che … Maledizione, entrano anche dei rapinatori. Ok, i rapinatori vogliono solo i soldi, ma non è solo così … cazzo, prendono a legnate la nonna, le tagliano un dito e gli rubano il suo anello.

Maledizione e Dio Cristo Maledetto! Quando è troppo è troppo! Adesso è venuto il momento che qualcuno scoperchi il vaso di pandora della vendetta e della punizione. (Inoltre, come rimarcato in questo film, Philadelphia è davvero “Un dannato buco di merda”.)
(“Mi dispiace, signore, non posso parlare con lei in questo momento, sto compiendo il mio ruolo previsto per legge in un film d’exploitation e di vendetta, del poliziotto a cui non gliene frega un cazzo, quando un cittadino viene da lui a sporgere denuncia, né tanto meno della sua famiglia terrorizzata.”)

E fu così che John viene inserito in nuovo gruppo del tipo dei Guardian Angels, denominato People’s Neighbourhood Patrol, una sorta di “pattugliatori del popolare quartiere”. Eliminare la violenza casuale dei delinquenti non è  proprio però l’unica cosa nella lista delle cose da fare del gruppo. La People’s Neighbourhood Patrol deve anche vedersela con un parco locale la cui degenerazione in un mercato e consumo di droga all’aria aperta e del sesso è diventata così estrema che persino gli abitanti di Amsterdam non la tollererebbero per il disgusto. E come si fa i conti con una situazione del genere?
Così:
(“[…]No, ingannando i nostri giri di ronda con un bel po’ di dure azioni fuori dalla legge. C’è anche un bel po’ di gente con cui fare i conti là fuori.”)
Ma il gruppo manca ancora di un elemento importante. Fino a quando la People’s Neighbourhood Patrol non ottiene l’aiuto del maestro locale di ballo (il sempre magnifico Yaphet Kotto) di nome Ivanhoe Washington (!), e solo da allora saranno in grado di operare a piena capacità. (Perchè anche come istruttore di danza, Yaphet Kotto non può fare a meno di essere estremamente cazzuto.)
Certo, non è molto tempo prima che le forze dell’ordine e l’establishment politico prendano atto dei modi di John e dei suoi vigilantes, incontrandosi con lui nel tentativo di cooptare il suo appello populista.
[Se e comunque ripeto, i baffi di Tom Skerritt in questo come in altri film sono davvero reali, allora è ufficialmente uno dei miei attori baffuti preferiti di tutti i tempi.)
Philadelphia però non solo non smette di avere la criminalità. Un trafficante di droga, traffico guidato dal proprietario di un fast-food di pollo, spaccia della spazzatura a Danny e all’amico Mario.
E se ancora non bastasse, il magnaccia uccide il capitano della polizia e amico di John, Vince Morelli (Michael Sarrazin). Il funerale risultante porta tutta la città al fianco di John. la vedova di Morelli, Lilly (Patch MacKenzie) si abbraccia con John e poi conduce una marcia attraverso la città che otterrà il sostegno di sempre più popolazione.
(Una vedova italiana in lutto che esprime tutto il suo sostegno e la sua volontà alla tua causa, è tutto ciò che potresti volere come simbolo stesso di ciò che ella ti ha ordinato di fare.)
Gli uomini di John ripuliranno il parco, ed egli correrà per una carica politica, e poi il resto porterà a conseguenze molto imprevedibili .
Tolto tutto ciò che vi può essere di palesemente inverosimile, Philadelphia Security contiene più di un guizzo di grazia salvifica che lo eleva e lo “salva”, da una facile dimenticabilità: le interpretazioni incredibilmente buone. Anche se la rappresentazione della fitta comunità italiana a volte vira verso il semplicistico, di imitazione scorsesiana, e lo stereotipato -“Sono venuto qui per servirla e per parlarle offrendogli la mia mano tesa”-, il territorio, l’ambientazione nei luoghi metropolitani veri e naturali, l’apparente improvvisazione di molte delle scene gli impediscono di precipitare, ma anzi di restare ancori oggi a testa alta nella sua anche se un po’ caricaturale, rappresentazione naturalistica e metropolitana di questa sorta di “Little Italy”di Philadelphia . Difatti, la credibilità delle interpretazioni conferisce e dona a questo film un’autenticità forse anche immeritata.
A parte i protagonisti, Skerritt e la LuPone, il cast è completato con i guizzi degli attori caratteristi: Yaphet Kotto, David Rasche, e Frank Sivero (Frank Russo, nel film). Sivero è poi un nome che si riconosce anche nel cast appunto di Quei bravi ragazzi (Goodfellas) (1990) di Martin Scorsese. Chi voglio prendere in giro? Nessuno oltre me, noi e pochi altri, conoscerà mai Frank Sivero.
Comunque sì, è in questo film.

Philadelphia Security si distingue anche per essere uno dei pochi film del suo genere a restituire effettivamente allo spettatore come l’idea delle itineranti bande di vigilantes armati potrebbe non essere certo la cosa più superfiga e grandiosa che ci sia, ma anzi mostrandocela senza la finta devozione che la permea in molte pellicole del filone, e nelle sue fallaci promesse, dimostrandoci  ancora una volta di più che ciò che conta e rimane alla fine è l’uomo, e l’individuo soltanto, nelle sue infinite e irrimedibili contraddizioni. E poi Tom Skerrit alla fin fine pesta degli uomini di merda, volevo dire tizi che vendono eroina a ragazzini di dieci anni di età sui gradini di una scuola elementare. Sì, anche questo è ciò che accade nel film.

Non si potrebbe infatti dire che Philadelphia Security vada preso troppo sul serio a riguardo delle sue remore morali connesse al giustizialismo e al vigilantismo. E’ chiaro che piuttosto fa finta “di”. Ma se visto in contrasto con la moltitudine di film “amoralmente” ciechi, e di cui questo film è volente o nolente parte integrante, Philadelphia Security è dannatamente vicino come quello più “intellettuale” e imparziale per un dibattito sul tema, come è molto probabile anche per gli spettatori che vedendolo possano benissimo notare tutto ciò.

Ma sì comunque, evidentemente Philadelphia può non essere solo quella città così bella e romantica, o di struggente malinconia che abbiamo imparato a conoscere grazie a così tanti film, ma ovviamente e soprattutto anche ai vari Rocky, Ballando lo Slow nella grande città (Slow Dancing in the Big City) (1978) di John G. Avildsen, o Philadelphia (1993) di Jonathan Demme. Ma può essere come detto nel film, “Un dannato buco di merda.”

Il film di Lewis Teague sopravvive in italiano grazie ancora soltanto alla vecchissima cassetta da nolo della imprescindibile Domovideo, e uscita ca. nel 1987, e a sparuti passaggi televisivi, mi dicono in una edizione pesantemente tagliata. Anche nell’enorme mercato nordamericano non ha tutt’ora mai avuto una edizione in dvd logicamente della Anchor Bay o simili, e continua ad esistere soltanto in una vecchia vhs NTSC.

NOTE: La canzone “Meant For You” è scritta da Roxanne Seeman e David Lasley ed eseguita da Debra Laws

Philadelphia Security

Titolo originale: Fighting back

Anno: 1982

Regia:    Lewis Teague

Cast:    Tom Skerritt, Patti LuPone, Michael Sarrazin, Yaphet Kotto, David Rasche, Donna DeVarona, Gina DeAngeles, Jonathan Adam Sherman

Durata: 90 min.

VHS: Domovideo