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Magie della distribuzione italica. Che il porno “Prends-Moi de Force” (1978) targato Jean-Marie Pallardy sia potuto uscire sul suolo italico con l’irresistibile titolo “Superbestia” per poi essere nuovamente ridistribuito con l’ancor più irresistibile “Super Super Bestia” nel 1980 non è pratica così inconsueta. Anzi. Magie della BIG Cinematografica, la casa di distribuzione/produzione creata dal catanese Luigi Grosso, uomo di cinema con un piede e l’altro pure nella marea montante di hard pronta ad inondare i cinema italiani.
Passiamo al film. “Super Super Bestia” è la versione rimaneggiata del film di Pallardy, “Superbestia”, regolarmente passato in censura e distribuito nei cinema nel 1980. La pellicola è incentrata su uno stupratore seriale incappucciato (interpretato dallo stesso Pallardy nelle sequenze non hardistiche) con soprabito e doppietta che miete vittime in un paesino di campagna. Bene. Il vecchio Luigi Grosso, che ha acquistato il film con la BIG, visto il limitato contratto di sfuttamento dello stesso, decide di girare delle sequenze ex-novo da inserire nel metraggio per ottenere così un altro film da immettere sul mercato con il titolo, geniale, di “Super Super Bestia”, tanto per non farsi mancare niente. L’opera che esce fuori da questo “intervento” mantiene la maggior parte delle sequenze hard girate da Pallardy, ma elimina dal metraggio le scene con Gordon Mitchell e Mike Monty (?) privandolo di una certa aurea cult da un lato e dall’altro rendendolo ancora più demenziale grazie all’inserimento di una serie di scene con protagonisti un maresciallo e un brigadiere che indagano sui crimini. Sono dei classici intermezzi comici tra un cimento hard e l’altro, operazione consueta nella neonata pornografia italica (vedi “Porno Sogni Superbagnati” diretto in realtà da Bruno Gaburro, dove in questo ruolo troviamo nientemeno che Enzo Garinei!!!!) girati però con una cialtroneria tale da rimanere basiti. Le scene sono tutte girate nella stessa, poverissima stanza (la quale dovrebbe rappresentare il commissariato) e l’improbabile maresciallo (Agostino Crisafulli) viene continuamente disturbato dagli interventi del brigadiere semi analfabeta che parla con accento alla Franco Franchi; ad un certo punto il maresciallo, che è un poeta a tempo perso, si ritira in un prato declamando versi, per essere raggiunto dal sottoposto che lo informa del fatto che “Concettina Sucamillo” è stata appena aggredita. Vedendolo arrivare da lontano il povero poeta non può che accoglierlo con cultissimo “Porco boia, porco boia, ma che cazzo vuoi?” e via di questo tenore.
Il girato di Pallardy (impagabile exploiter con le mani in pasta in ogni dove, regista di almeno 23 titoli ufficiali da “Clitò petalo del Sesso” a “I Grossi Bestioni”) è per contro un ruspante e grezzo hard settantesco con buone sequenze pornografiche girate tutte all’aperto, in prati e fienili, che può contare sulla presenza scenica della splendida, arrapantissima Brigitte Lahaie (mi dispiace ma da queste parti non ha assolutamente bisogno di presentazioni, un titolo a caso “Les Petites écolières” di Claude Mulot), attiva in un gran lesbo nei boschi e poi spettatrice delle successiva sequenza hard. La violenza che si potrebbe credere disturbante per via della trama non raggiunge mai livelli di guardia, anzi, l’unica scena di costrizione e percosse è proprio strategicamente piazzata all’inizio, con il violentatore che colpisce a schiaffoni la vittima e la costringe a fargli un pompino imprigionandole le braccia con le ginocchia, per poi proseguire con un cimento hardistico senza alcun sadismo e violenza. L’ultima parte del girato di Grosso (produttore pure di “Cocco di Mamma” di Rino De Silvestro, per non parlare di tutti gli hard distribuiti, “Una Donna Particolare/Une Femme Spéciale” con Karin Schubert, sempre di Pallardy, “Erotic Sex Orgasm”, “I Porno Giochi”, “Marina Vedova Viziosa” e via discorrendo) prevede invece la partecipazione della famosa Pauline Teuscher, hardista olandese molto famosa e nota agli appassionati del genere, che interpreta il ruolo di una giornalista (in seguito si rivelerà per una poliziotta) chiamata dal maresciallo per irretire e smascherare l’insospettabile stupratore naturalmente utilizzando l’arma del sesso, nell’unica scena al coperto dell’intero film (invero molto più cupa e cimiteriale rispetto agli altri cimenti hardistici).
L’unica versione uscita in vhs in Italia è quella a cura della U.Mida Films, Oscar del Porno n°. 366 in big box, collana sicuramente conosciuta dai collezionisti (ricordate pure le copertine con la maitresse stilizzata in viola e nero) che presenta una qualità video non proprio eccellente, data la presenza di graffi, spuntinature, fotogrammi mancanti e una fotografia pericolosamente tendente al verdastro (la qualità si abbassa ulteriormente negli inserti di Grosso) caratteristiche che comunque, ma che ve lo dico a fare, costituiscono gran parte del fascino di questi oggetti del passato, mentre l’audio è nitido e potente, tanto che nelle scene in esterni si riescono a percepire i rumori di fondo e pure il cinguettio degli uccelli (ops!) sotto la colonna sonora clamorosamente di repertorio. Sentire per credere.
Regia: Jean-Marie Pallardy versione originale tit. “Prends-moi de Force”
 
Sceneggiatura: Jean-Marie Pallardy
 
Anno: 1978/1980
 
Interpreti: Jean-Marie Pallardy, Brigitte Lahaie, Barbara Moose, Jacques Insermini, Jean Lusi, Agostino Crisafulli, Pauline Teutscher.
 
VHS: U.Mida Films, vietato ai minori di 18 anni.