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C’era un tempo in cui la televisione più bella per gli appassionati di cinema horror, almeno quello bizzarro, era Odeon tv, e l’appuntamento settimanale era il Lunedì sera in seconda serata. Alla faccia della Notte horror di Italia 1 che, a parte qualche eccezione (Ticks, Waxwork) e il delizioso Zio Tibia horror show, proponeva film che ogni appassionato conosceva a memoria! Su Odeon invece si faceva sul serio e si intervallavano settimana in settimana alcune perle come i primi due Ghoulies, Terror vision, From beyond, in una riscoperta dei classici dell’Empire di Charles Band. Uno dei titoli di punta della rassegna era Ork dell’effettista John Carl Buechler, tra tutti quello che all’epoca aveva quel certo fascino in più, almeno per me che di anni ne avevo 14 e mi stavo accingendo al cinema horror divorando film su film e Dylan Dog prima della sciagura Barbato.

Ork, ma il titolo originale Cellar Dweller è meno gratuito, era un timido esponente del cinecomix horror, sulla falsariga del Creepshow di Romero, non era ad episodi, ma si potevano percepire lo stesso le influenze dei fumetti dell’EC Comics. In Italia queste storie brevi del terrore erano uscite ad inizio anni 70 per Oscar Mondadori con titoli ormai cult come  Le Spiacevoli Notti di Zio TibiaZio Tibia Colpisce Ancora e Mezzanotte con Zio Tibia che raccoglievano abbastanza arbitrariamente alcuni episodi della serie Creepy. Tanto bastava però per appassionarsi a questi fumetti dal sapore di proibito, disegnati divinamente in un bianco e nero rosso sangue, ed amare, con lo spirito del fanciullino pascoliano, ogni cosa potesse ricordare loro.

Cellar Dweller in Italia venne chiamato Ork per accostarsi al precedente lavoro di Buechler, dalla fama di cult, quel Troll che sapeva mischiare sapientemente lo splatter con la fiaba. Non stupisca che in questa pellicola non ci sia nessun orco, all’epoca i titoli arbitrari erano all’ordine del giorno,e poteva capitare che il seguito di Senza esclusioni di colpi uscisse in vhs come Colpi proibiti 2, confondendo due film diversi, accumunati solo dalla presenza (nel prototipo) dalla star belga di arti marziali Jean Claude Van Damme, e creando perciò un sequel possibile solo in Italia. Si trattava certo di irrispettosità nei confronti dei fan, ma alla fine, tirando le somme e vedendo i molti titoli che restavano inediti, era meglio così che nulla.

Ork, a rivederlo ora, è invecchiato e anche male, ma mantiene parte del fascino da filmaccio del terrore che aveva all’epoca, un po’ ingenuo ma non disprezzabile. Innanzi tutto a pesare come un macigno è il budget e l’uso di attori da miscasting incredibile. Jeffrey Combs, reduce da Re-animator, interpreta nell’intro il disegnatore Colin Childress, creatore del mostro, ma non si capisce perchè abbia indosso lo stesso camice da scienziato pazzo che sfoggiava nel film di Stuart Gordon. Per lo meno però, sia dato atto, lui è convincente, gli basta fare lo sguardo da folle per catturare l’80 per cento del suo pubblico, un po’ come il Klaus Kinski più alimentare, ma il resto del cast? Passi per Debora Mullowney che è carina quanto basta per far dimenticare un’interpretazione atroce che il nostro proverbiale doppiaggio scadente rende ancora meno sopportabile, ma prendiamo, per esempio, Pamela Bellwood che all’epoca aveva ben 37 anni, portati malissimo tra l’altro, che il regista vuol far passare per una ventenne soltanto vestendola come una scema. No no non ci siamo e ci fa riflettere sulle facilonerie di una storia che inizia anche bene citando Suspiria (l’arrivo della ragazza nell’accademia d’arte in taxi di notte), ma poi inserisce, tra le giovani promesse della pittura e della danza, pure uno sciroccato sessantenne ex poliziotto che sta scrivendo un giallo. E vogliamo parlare poi di queste presunte opere d’arte? I quadri di un talentuoso pittore astratto (il terribile Brian Robbins) sono dei pastrocchi brutti, ma così brutti che i disegni di mia figlia Morgana di 3 anni ricordano le opere di Da Vinci, ma sono la cosa forse meno peggio in un’accademia prestigiosa (di 5 persone) che sforna pessime attrici e mediocri ballerine come niente fosse. D’altronde in tutto il film non si vede mai un insegnante, solo un’incompetente direttrice, interpretata dalla povera Ivonne De Carlo, bellissima negli anni 50 e qui ridotta, invecchiata e imbruttita, ad essere la parodia della Joan Bennett del capolavoro argentiano. La sceneggiatura di Don Mancini (il creatore della bambola assassina Chucky) non ci fa sapere molto sui vari personaggi, li lascia abbozzati come nel peggior porno, ma senza l’atto sessuale motivatorio per tanta superficialità. Tutto avviene senza un perchè che non sia lo scatenarsi del prossimo omicidio, i corpi sono solo carne da macello senza cervello mossi da pulsioni elementari, odio, invidia, rabbia, che il regista non contestualizza, interessato solo alla creazione del suo mostro. E pure qui fallisce visto che la creatura è tra le più legnose mai viste in un horror, anche nello standard Empire, impensabile data la bravura di John Carl Buechler come effettista. Fa quasi tenerezza questo baubau immobile come uno stoccafisso che mena fendenti a vittime che potrebbero scappare e invece vanno scioccamente incontro alla morte.

Sul piano prettamente voyeuristico, questo pastrocchio non si fa mancare però un nudo gratuito sotto la doccia dellaa generosa  Miranda Wilson. Cosa che però non compensa l’esiguità dello splatter, elemento che ogni B movie di tutto rispetto dovrebbe far scorrere copioso, e che Ork, a parte una buona decapitazione, è sotto lo standard dell’epoca.

Però… Però… Eh si c’è un però che esula i difetti evidenti dell’opera e ci permette di non bocciarlo in toto, quasi a rotto di cuffia nel finale, ed è la buonissima atmosfera. Ork, o Cellar Dweller che si voglia, ha questo impagabile climax da fumettaccio di quart’ordine, l’idea che un fumetto possa generare un mostro sanguinario è meno stupido di quello che si possa pensare, soprattutto quando si mette in bocca ad un’ottusa direttrice frasi da censura maccartiana, le stesse che avevano condannato le opere della EC Comics al fallimento. Si può dire tutto su quest’opera, che sia stupidella, mal scritta, girata malino, con scene ad effetto illogiche, come l’arrivo di Jeffrey Combs in versione zombi o il travestimento umano del mostro nel finale, eppure possiede questa strana malìa che ti tiene incollato alla tv comunque,  anche quando pensi “Che stronzata”. Questa è la magia della serie B e dei film che malgrado tutto, Dio, il governo, la crisi, ci mancano sempre e che hanno reso anche noi i (meravigliosi) mostri che siamo.

voto 2/5

Andrea Lanza

Ork

Titolo originale: Cellar Dweller

Anno: 1988

Regia: John Carl Buechler

Cast: Yvonne De Carlo, Deborah Farentino (come Deborah Mullowney), Brian Robbins, Pamela Bellwood, Miranda Wilson, Vince Edwards, Jeffrey Combs

Durata: 70 min.

VHS: Skorpion – FILM PER TUTTI – INEDITO CINEMATOGRAFICO