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L’horror italiano nel 1989 stava lentamente morendo. Gli ultimi esemplari, ad esclusione di Dario Argento (che comunque faceva thriller gore), erano produzioni piccole di maestri del terrore, come Lucio Fulci, ridotti a girare tra le Filippine e Sarajevo, destino miserabile di una carriera piena di grandi titoli. L’alternativa erano gli horror tipo Maya di Marcello Avallone, castrati fin dalla creazione da ogni tipo di violenza, già pensati per Reteitalia, la Finivest e le probabili seconde serate di Italia uno. Tutto il resto, come l’After death di Claudio Fragasso, o non usciva o lo faceva in versioni per ritardati, distrutti dell’essenza splatter e ridotti a pellicole Frankestein al pari degli hardcore di Joe D’Amato derubricati dal sesso dalla AVO FILM. Sarebbe ancora passato qualche anno e poi nel 1992 con Dellamorte Dellamore la nostra focina del terrore avrebbe chiuso i battenti svegliandosi di tanto in tanto grazie a qualche prodotto amatoriale o negli exploit sopravvalutati di cantanti pop con la velleità registica.

Streghe era uno di quegli horror prodotti nel 1989, opera prima di Alessandro Capone che in seguito girerà molti episodi della serie Extralarge e una commediola teatrale anche divertente con Claudia Koll, Uomini sull’orlo di una crisi di nervi. Ma l’horror, lo si capiva già da questa produzione girata in America, non era proprio nelle sue corde.

A produrre Claudio Bonivento che quell’anno si interesserà anche ad altri due progetti, diversissimi da Streghe, il cult impegnato Mary Per sempre e l’erotico La più bella del reame, seguito del successo vanziniano I miei primi quarant’anni.

La regia volenterosa è più attenta più alla bella inquadratura che a conferire al tutto un certo ritmo, imperdonabile in un horror che dovrebbe essere d’atmosfera. Molte volte poi, vittima di un montaggio aborracciato, le scene si susseguono senza un perchè, non coincidono, i personaggi vengono abbandonati per mezz’ora per poi ricordarsi di loro come se nulla fosse, con l’effetto estraniante di un tempo e di uno spazio non calcolati. Basti pensare all’omicidio di Jason M. Lefkowitz, il grassone Paul, uno che sul curriculum artistico la cosa migliore che ha pensato di inserire è “diplomato lo stesso anno di Mariah Carrey“. Ecco quella sequenza è esemplare per capire quanto male sia studiata l’azione in Streghe: il ragazzo viene sedotto e poi scannato in cucina e, a soli due passi da lui, nessuno sente nulla, eppure qualche scena prima era bastato un quadrettino urtato per sbaglio da una loro amica per farli tutti accorrere spaventati (!!!).

Ma se almeno a livello tecnico, con la telecamera a spalla nei momenti più concitati, il film non delude, anzi risulta quasi elegante, lo stesso non si può dire dei primi minuti di girato, l’intro con l’omicidio della strega, sono così mal fatti che rasentano l’amatorialità, con attori che palesemente non sanno che fare e una messa in scena quasi oratoriale. Certo è che Streghe non può vantare grandi interpretazioni, ma si ha quasi la fastidiosa sensazione che gli attori girassero senza copione o che il copione fosse davvero una cosa scritta su due fogli. Non ci si riesce ad affezionare a nessuno di questi personaggi, ognuno lo stereotipo vivente di una categoria umana, la troietta, il ciccione, il nerd, la coppia di innamoratini, e tutti senza appello antipaticissimi, tanto che il loro rapporto d’amicizia sembra un’anticipazione di Saturno contro e della concezione ozpetekiana di amici non amici ad un passo dall’odio.

Il gore è un altro punto dolente: gli effetti speciali ad opera di Rick Gonzales, uno che aveva anche lavorato sul set de Il giorno degli zombi, sono disastrosi e le morti quasi sempre fuori campo. Streghe non ci grazia neppure dell’aspetto pecoreccio voyeuristico, pur avendo in scena un gruppetto di ragazze strafighe, che per copione dovebbero diventare delle “troie del Demonio”, non le spoglia neanche, si limita a mostrarcele pudicamente in lingerie castigate. Fanno sorridere le trasformazioni comunque di queste fanciulle in demoni sanguinari, senza make up si limitano solo a fare versi molto ridicoli.

Anche le scene di supense lasciano il tempo che trovano: la maggior parte si riassume in una finestra sfondata e la ragazza indemoniata di turno che attacca il malcapitato. Eppure c’era una bella casa grande come scenario e l’idea di una catacomba da gotico anni 60 che poteva essere sfruttata decisamente meglio. Invece non si trema mai, non si ha mai un sussulto, i dialoghi sono cretini, la storia è noiosa, il finale immotivato, un disastro insomma. Si salva solo la colonna sonora di Carlo Maria Cordio, notevole e di un certo effetto suggestivo, a differenza della pellicola di Capone.

Se la citazione più marcata del film è Operazione paura di Mario Bava con la bambina vestita di bianco e la palla, stracitata fino al parossismo anche nel 1989, l’influenza di La casa di Mary (Superstion) è altrettanto evidente. Ma il film di James W. Roberson era un cult delo splatter con seghe circolari che dilaniavano la carne e mostri inquietanti a mietere vittime: non basta una storia di streghe per meritarsi, come è accaduto in America, il titolo di Superstition 2.

La vhs CHV è negli standard, brutti, della casa, con il fastidioso marchiettino inciso sul nastro e un fullscreen che distrugge l’aria di prodotto simil americano che l’opera vorrebbe avere.

Streghe, purtroppo, è uno di quei titoli che danno ragione a chi sostiene che l’horror italiano faceva schifo, genere che noi da sempre difendiamo e difenderemo a spada tratta. Alessandro Capone a parte.

Andrea Lanza

voto 1/5

Streghe (Witch story)

Anno: 1989

Regia: Alessandro Capone

Cast: Michelle Vannucchi, Gary Kerr, Todd Conatser, Amy Adams, Charon Butler, Deanna Lund

Durata: 93 min.

VHS: CHV – VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI