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Nel 1988 Robert Englund, il Freddy Krueger della serie Nightmare on elm street, stava vivendo un successo senza eguali tra i fan del cinema horror. Perciò sembrò una buona mossa per i produttori investire su di lui anche come regista, nella speranza di fare un buon incasso al botteghino. Come potete immaginare non fu così e 976 – chiamata per il diavolo fu per molto tempo l’unica prova dietro la macchina da presa (almeno al cinema) per l’ex visitor buono. Eppure il film male non era, impreziosito da una regia non proprio banale e da una sceneggiatura abbastanza fuori dagli schemi del teen horror ottantino che si nutriva per la maggior parte di licantropi o vampiri. Certo è vero che la storia non è proprio nuova e tutti conoscono sia il Faust che il detto popolare “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”, ma 976 riesce comunque ad appassionare gestendo con maestria la materia. La storia è quella di un ragazzo oppresso da una madre troppo religiosa, da una libido mai espressa, dall’ombra di un cugino più cool. Ecco che l’invidia esplode, soprattutto quando la ragazza dei suoi sogni lo rifiuta, e con essa la voglia di vendetta in una vita fatta di botte da parte di bulli e una mancata considerazione da parte del mondo. La via di fuga, inaspettata, può essere la chiamata ad uno strano numero che promette oroscopi, L’horroroscope appunto, gestito dal Diavolo in persona. Così l’amore si tramuta in un rito di tarantole e morte, una furia bestiale, un desiderio di distruzione tipico dell’adolescenza che porta il ragazzo a diventare il Diavolo stesso. L’originalità del film di Englund è di aver anticipato i tempi e di essere un precursore della mania dei vari cellulari o telefonini maledetti che hanno inflazionato la cinematografia horror moderna con i vari Ring o The grudge. Troppo avanti probabilmente per piacere al pubblico da Freddy Krueger che si trovò un po’ spaesato davanti ad una storia vagamente retrò di gioventù bruciata, disagio giovanile e vendette che nulla aveva a che fare con il clown dalla battuta pronta e il viso ustionato dei Nightmare. Il film risulta nella fattura non pedestre, c’è una ricostruzione non banale di un’ambientazione anni 60 un po’ alla David Lynch, le gelaterie, i juke box a gettoni, le motociclette e i capelli impomatati, i bulli in canottiera alla Marlon Brando, che rende estraniante l’effettivo scenario contemporaneo dell’opera. Ci sono echi di un cinema futuro, più fortunato e miticizzato, ma non per questo migliore, come il Peter Jackson di Braindead che userà elementi simili per il suo capolavoro splatter demenziale, non ultimo il rapporto tra il protagonista e la madre soffocante. Il film di Englund cede solo nel finale carnevalesco, questo sì debitore di Nightmare, con il make up pesante sul volto di Stephen Geoffreys, ex Evil Ed (Fiele) di Ammazzavampiri (Fright night), e le battute calcate in una messa in scena roboante e ad effetto. Per tre quarti però l’opera non eccede nello splatter lasciando le morti fuori campo, trucca quasi da rockstar in acido il suo viscido protagonista ed ha una buona suspense contaminando l’horror con sfumature di noir investigativo alla Angel heart. Merito comunque anche del giovane sceneggiatore Brian Hegeland, futuro premio Oscar per LA Confidential e già autore per Englund di Nightmare on elm street 4. Stephen Geoffreys, pur essendo forse il migliore di un cast ben assortito, con 976 – chiamata per il diavolo abbandonò la scena horror. Eppure divenne ancora più famoso in un’altro genere cinematografico, il porno gay, interpretando moltissimi film dai titoli come  Guys Who Crave Big Cocks,  Gay Men in Uniform e Transsexual hotel, con il nom de plume di Sam Ritter.

Sam Ritter e i suoi gai amici

Sam Ritter e i suoi gai amici

La vhs italica Columbia rende tutto sommato giustizia a questa sfortunata opera presentando sia una qualità d’immagine che di suono buona, glorificata stavolta da un buon doppiaggio visto che il film uscì fugacemente anche nelle nostre sale. Non debba stupire che 976 – chiamata per il diavolo ebbe pure un seguito, soprattutto perchè era il sentore che l’opera non era stata capita nè dal pubblico nè dai produttori. 976 – il fattore astrale, del quale parleremo approfonditamente uno di questi giorni, era infatti uno sciagurato e miserabile filmetto senza pretese, diretto da un inetto Jim Wynorski, ben lontano dai fasti da buona serie B di Supermarket horror, e interpretato, tra gli altri, da un’agghiacciante Brigitte Nielsen. Motivo in più per recuperare e rivalutare il film di Robert Englund.

Andrea Lanza

voto 3/5

976 – Chiamata per il diavolo

Titolo originale:    976-EVIL

Anno: 1989

Regia: Robert Englund

Cast: Robert Picardo, Stephen Geoffreys, Patrick O’Bryan, Sandy Dennis, Jim Metzler, María Rubell, Lezlie Deane, J.J. Cohen, Paul Willson, Darren E. Burrows, Greg Collins, Joanna Keyes, Gunther Jenson, J.J. Johnston, Jon Slade

Durata: 90 min.

VHS: Columbia – FILM VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI