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Mercedes Ambrus era un’icona sexy dei primi anni 90, la sua forza era una commistione tra innocenza e spregiudicatezza. Mercedes era la puttana illibata, quella che ti stuzzicava e poi sul più bello, dopo un lungo pompino, ti diceva “Guarda che sono vergine e queste cose non le faccio”. All’epoca quest’idea della pornostar della porta accanto faceva eccitare non poco, e c’erano chatline dove parlare con lei, che poi fosse lei è tutto da vedere, prime pagine su riviste sexy, era l’ultima idea di quel volpone di Riccardo Schicchi, mecenate storico dell’hard italico con Cicciolina e Moana Pozzi. Il gioco durò poco però e questo continuo stuzzicare senza darsi stancò il suo pubblico che spinto dal sacro fuoco della virilità maschile preferiva ora farsi le seghe con ragazze più sgamate e meno pudiche. Allora ad inizio nuovo millennio Mercedes cambiò, si rifece le labbra, lei che aveva questo delizioso broncio da monella, si tramutò nel sosia del Joker tettuto, e aprì le gambe in film porno zozzi. Intervistata si scusò col pubblico “Avevo già perso anni fa la mia verginità, ma non mi avevate capito, sono sempre vergine, la mia è una verginità mentale”. Tipo la Madonna, no?