Tag

, , , , , , , , , , , , ,

Tony Randell era un nome abbastanza popolare tra i fan del cinema horror anni 80, ci si aspettava tante cose dall’autore del truce Hellraiser 2 (Hellbound), ma, come tanti colleghi promettenti, la sua carriera finì in nulla. Il problema è da imputarsi a scelte sbagliate, l’aver puntato su filmetti incolore come Children of the night, ma anche essere l’autore di cosacce inenarrabili come il live action di Ken il guerriero, The first of the northstar. Cioè immaginate che abbiate comprato i diritti del manga più stracazzuto dell’universo, una cosa già talmente cinematografica da essere girata da sola seguendo pari pari il fumetto, e voi la roviniate con trovate nauseanti e attori incapaci, una cosa che il Diavolo dovrebbe avere appuntato il vostro nome per bruciarvi prima o poi le chiappette. Ovvio che a dirigere puttanate non è che ti fai molto amare ed ecco che nel 1998 Tony Randell diventa, dopo troppi tv movie scadenti, il regista di, nientepocodimeno che, Power rangers in space. Se l’originale Power ranger faceva schifo chissà quanto doveva farne questo spin off ambientato tra asteroidi o pianeti alieni. Triste parabola: da Hellbound ai Power rangers. RIP.

Però nel 1993, anno di questo Ticks, qualcuno ancora ci credeva a Tony Randell. In una produzione che annoverava i nomi sacri di Brian Yuzna, l’autore del dissacrante Society, e Gary Schmoeller, geniale regista di perle come Horror puppet o Striscia ragazza striscia, si diede ancora fiducia all’autore di Hellbound. Il risultato fu abbastanza deludente: un film su degli insetti assassini dove non muore quasi nessuno!

A farla da padrone sono gli effetti speciali, cheap, esagerati, ma sanguinosissimi, ad opera della storica K.N.B. dell’allora allegro trio Kurtzman, Nicotero e Berger. Si assiste a corpi devastati da bubboni, a larve grosse come cocomeri, ad un ragazzo che si tramuta in una zecca gigante in una metamorfosi tra Kafka e Croneberg, e così via di orrore in orrore. Il film risulta divertente solo per questo: le invenzioni a livello di trucchi sono molteplici, una vera goduria per gli amanti dell’orrido fantasioso.

A non andare è la regia: fiacca, ripetitiva e dal sapore di tv movie da Disney channel. In più è quasi inconcepibile che in un horror si metta in scena, senza lo sfogo dell’omicidio, un gruppo tanto numeroso di ragazzi, il chico latino, la ragazza pon pon ricca, il nerd, il nero da gang di strada, l’asiatica problematica e la verginella, tutti ad incarnare stereotipi umani e tutti sprecati da una sceneggiatura che non torce loro neanche un capello. Sembra la variante splatter di Piccoli brividi con l’aggravante di un certo razzismo visto che l’unico del gruppo che fa una fine tragica è il ragazzo di colore! Lo spettatore di horror alla fine è una persona semplice, soprattutto il fan di slasher alla Venerdì 13, d’altronde le regole funzionano come in un porno: più personaggi più massacri, un po’ come una gang bang porcellosa al sangue. Che cazzo di malato mentale d’altronde comprerebbe un film hard per vedere due ragazze si danno i baci sulle gance e le carezze sulla testa? Il problema di questo film è soprattutto l’età dei suoi protagonisti: troppo piccoli per essere ammazzati con facilità senza beccare il VM18 o la famigerata X americana.

Tra gli attori spiccano soprattutto due volti conosciuti della tv americana a venire: Alfonso Ribeiro, il timido Carlton della serie Willy il principe di Bel air, qui in versione bad con occhiali scuri e un nome cool, Panico (“Perchè non so cos’è), e Seth Green, il licantropo di Buffy l’ammazzavampiri. Per il resto facce senza molto futuro a parte il grandissimo caratterista Clint Howard, fratello del più famoso Ron, uno di quei volti così sgraziati ed orribili non hanno bisogno di effetti speciali per spaventare. Il suo personaggio, un coltivatore di marjuana che decide di creare con degli steroidi una super ganja, ha la morte più terribile, ma anche la più spettacolare e cartoonesca: cercando di uccidere una zecca modificata gli va il piede in una trappola per orsi e, mentre urla di dolore, un insetto gli fa un nido nello stomaco. E’ un tripudio di animali che si fanno strada sotto la pelle e bubboni con dentro l’indicibile!

Il film è comunque intriso di rara cretineria: prima vediamo una zecca capace di fuggire dalla carcassa di un cane con infilzata una siringa sul dorso, e poi nel finale il protagonista schiaccia queste bestie col mignolo. Mah. La palma di scena assurda però spetta alla sequenza dove due scimuniti cattivoni sparano con un fucile a pompa sulle chiappe di un uomo e questi al massimo fa un lamentino. E pensare che solo pochi minuti prima la stessa arma aveva trapassato lo sfortunato cugino di Willy il principe di Bel Air. Si vede i neri sono meno resistenti dei bianchi, almeno sulle natiche!

Ticks uscì in vhs per la Fox video, ma soprattutto ebbe uno storico passaggio sulla Notte horror di Italia uno, massacrato dagli stacchi pubblicitari, uno ogni cinque minuti, trattamento anti climax della tv italiana degli anni 90 per gli inediti cinematografici. La videocassetta ha reso giustizia a questo film con una qualità immagine e suono molto buoni per l’epoca. Purtroppo il film di Tony Randell è un mediocre prodotto, salvato solo dagli ottimi effetti speciali schifitosi. Ma a sto punto se proprio volete vedere una pellicola simile, alla quale Ticks si è evidentemente ispirata, buttatevi su Aracnofobia, questo sì divertente, ben scritto e sempre per stomaci forti. Poi se non mi credete, a vostro rischio e pericolo.

Andrea Lanza

VOTO 1/5

Ticks (Larve di sangue)

Anno 1992

Regia: Tony Randell

Cast: Rosalind Allen, Ami Lorenz, Seth Green, Alfonso Ribeiro, Virginya Keehne

Durata: 85 min.

VHS: FOX VIDEO – INEDITO CINEMATOGRAFICO – VIETAT AI MINORI DI 14 ANNI

durata 82 minuti