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Dieci ex compagni di scuola ricevono l’invito a recarsi a una festa che si svolgerà a Doddsville County High. La data è fissata per il primo aprile, ricorrenza del tragico scherzo in seguito al quale il giovane Marty rimase orribilmente sfigurato. Gli ospiti giungono senza alcun sospetto al loro ex college.

Jolly Killer arriva nei cinema americani nel 1986 quando ormai lo slasher (il genere dove un assassino mascherato uccide ragazzi in fregola) stava ormai tristemente attraversando la sua decadenza. Il pubblico ormai preferiva l’iperrealismo dei Nightmare in elm street che il rozzo verismo dei vari Jason Vorhees, tanto che, proprio in quegli anni, anche una serie importante come Venerdì 13 era arrivata al capitolo finale (per poi ripensarci naturalmente). Jolly Killer fu girato nel 1984, ma per qualche ragione rimase nei cassetti in attesa del momento buono, e, uscendo tanto fuori tempo massimo, non fu un grandissimo successo. D’altronde il titolo originale “Pesce d’aprile” gli fu scippato dal più veloce Fred Walton e si dovette puntare su un più anonimo Slaughter high. Da noi ebbe pochissima visibilità: una vhs Domovideo di media qualità (ma dal doppiaggio agghiacciante) e vari passaggi in tv regionali, per poi sparire nel dimenticatoio. E’ indubbio che Jolly Killer sia un prodotto malriuscito (malriuscito si badi bene, non pessimo), ma dalle trovate eccellenti, soprattutto quando mette in scena le morti più inventive del genere (lattine all’acido che consumano stomaci con fuoriuscita di intestini, amplessi su letti sedia elettrica, trebbiatrici dilania carne, acquedotti pieni di acido, cloache come sabbie mobili, e via di atrocità in atrocità). E’ anche un film girato molto molto bene, soprattutto quando lo slasher era più un genere di machete che di stiletto, a cominciare dalle sue origini più famose, quel Venerdì 13 diretto da Sean S. Cunninghan, non proprio un Orson Welles di tecnica registica. Invece i tre registi (tre non uno!), ovvero George Dugdale, Mark Ezra e Peter Mackenzie Litten (anche effettista speciale in questo caso), ce la mettono davvero tutta con inquadrature mai banali e una certa suspense nella messa in scena. Bastavano comunque già l’azzeccata location (una scuola abbandonata) e l’inquietante ombra del killer vestito da giullare (con i campanellini del suo cappello a preannunciare ogni morte) per fare già la metà del lavoro sul piano atmosfera. Si badi bene poi si sta parlando di un thriller body count tra i più crudeli mai girati, con un inizio lunghissimo dove questa sorta di freak secchione, Marty, viene preso in giro dai compagni più popolari con umiliazioni, anche fisiche, che sfociano nella tortura. Certo il modello è la Carrie di King/De Palma, ma tutto viene talmente esasperato che alla fine non parteggi proprio per questi stronzi che vengono scannati (oltretutto tra i personaggi più antipatici del genere), come magari facevi per William Katt. Jolly Killer è stupidotto è vero e infarcito di momenti scult, soprattutto nei dialoghi, come quando mette in bocca ad una coppia intenta a fare l’amore uno scambio di battute del tipo (lei) “Dimmi qualcosa di eccitante!” (lui) “Cazzo, figa, scopare!”, ma resta un horror nel complesso molto divertente. Sia dato atto poi che ogni domanda sull’assurdità degli eventi (come ha fatto il killer a mettere dell’acido nel sistema idraulico? O come fa un ragazzo che pesa 40 kg alzare un uomo di quasi 80 con una mano? E così via..) ottengono alla fine una risposta plausibile, anche se l’incazzatura è un po’ dietro la porta (ma non possiamo svelarvi il finale). Quindi se resistete dalla tentazione di non spegnere alla prima cretineria narrativa forse l’epilogo vi potrà sorprendere. I nudi non sono molti in una pellicola più di sangue che di pelo, ma abbastanza gustosi, anche se la star del film, Caroline Munro, eroina anche per Luigi Cozzi e il suo Star crash, non mostra neanche un seno. Per fortuna, almeno per l’occhio voyeur nerd del fan slasher, altre due componenti femminili del cast, Donna Yeager e Josephine Scandi, sono molto più generose. Quest’ultima poi avrà una curiosa carriera in Italia interpretando, prima il serial Colletti bianchi, poi l’erotico Malizia 2000, triste seguito del capolavoro samperiano, per poi sparire nel nulla. Bisogna segnalare che l’attore che interpreta il killer Marty, Simon Scuddamore, morì suicida dopo avere ultimato questo horror, all’età di 28 anni, conferendo alla pellicola una certa fama postuma di film maledetto. Jolly Killer non peccava di grandi interpreti comunque (ad un passo dall’amatoriale) ed è quasi sciagurato nel far recitare ad attori quasi quarantenni (come la Munro) il ruolo di sedicenni. Però ha trovate folli che lo innalzano tra l’olimpo dei piaceri perversi del genere: che dire d’altronde di uno slasher che ad un certo punto resuscita i morti ammazzati come zombi tra nebbie irreali? Dispiace che il budget sia al di sotto le aspirazioni dei registi (i quali torneranno tutti e tre dietro la macchina da presa per il modesto Living doll), e questo lo si denota soprattutto nel make up sul viso degli assassinati, insoddisfacente e grottesco. Sulla vhs si legge poi “Dagli autori di Venerdì 13” e questa è una grande bufala perchè a parte lo score di Harry Manfredini, compositore appunto di Friday 13 th, non c’è altro punto in comune con la saga di Jason Vorhees, il gigante dalla maschera da hockey (anche se viene citato con gusto all’interno del film). Jolly Killer è piuttosto figlio dei produttori, Stephen Minasian e Dick Randall, dell’horror spagnolo Pieces (con il poster mostrato persino in una scena di questo film), ma forse Pieces non aveva la stessa fama tra il pubblico di Venerdì 13… Alla fine comunque questo Jolly Killer resta un buon prodotto, divertente e dalla regia briosa, certo non un capolavoro, ma un film che varrebbe la pena di riscoprire e di riesumare dal suo dimenticatoio, anche (o soprattutto) per le sue assurdità. Chi dice che Marty Rantzen valga di meno come killer di Jason Vorhees?

Andrea Lanza

voto 2/5

Jolly Killer

Titolo originale: Slaughter high (ma è conosciuto pure come “April Fool’s day”)

Anno: 1986

Regia: George Dugdale, Mark Ezra, Peter Litten

Cast: Caroline Munro, Simon Scuddamore, Kelly Baker

Durata: 85 min.

VHS: Domovideo – Inedito cinematografico – Vietato ai minori di 18 anni