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Terra, anno 2072. In un futuro distopico governato dalle televisioni, in cui gli orizzonti si tingono delle tinte orwelliane di 1984, la continua lotta per l’audience tra le emittenti televisive porta all’estremo parossismo la programmazione, dando vita a spettacoli televisivi feroci, che entrano prepotentemente nelle vite dei telespettatori.

Sui network imperversano giochi a premi come “Il gioco del terrore”, i cui concorrenti vivono virtualmente situazioni estreme che sfiorano la morte, e sport ultraviolenti, come ne “La battaglia dei Dannati”, con il suo campione indiscusso Drake (Jared Martin), divo del momento, il cui matrimonio in diretta tv sulla Seven Seas straccia la concorrenza della W Basic.

Per risollevare le sorti del network, in discesa libera negli ascolti, Cortez (Claudio Cassinelli), direttore della W Basic, organizza un incontro all’ultimo sangue tra carcerati, ingaggiati come feroci killer bikers per una sorta di giostra medioevale futuristica; gladiatori in sella a sfolgoranti motociclette, con tanto di scontro finale su avveniristiche bighe, impegnati in una battaglia crudele e sanguinaria all’interno del Colosseo, con la pretesa di celebrarne il bimillenario.

La gente vuole la violenza perché solo la violenza paga”, questo è il credo che ispira la W Basic nella sua operazione di riconquista dello share. Ma il più cruento gioco di tutti i tempi ha bisogno di un divo da inserire tra i condannati a morte di tutto il mondo per aumentare gli ascolti e addirittura Drake, l’eroe delle folle, viene subdolamente reclutato, grazie ad un’ingiusta condanna per l’omicidio della moglie. La sequenza del finto uxoricidio ha un sapore lisergico ed è impossibile non avvertire i rimandi ad Arancia Meccanica, nella messa in scena e nella costruzione iconoclastica ed irriverente dei feroci criminali fischiettanti, così vicini ai drughi kubrickiani.

La pena di Drake, condannato alla disintegrazione, viene commutata, ad opera della W Basic, nell’obbligo di partecipare a “La Battaglia dei dannati”, crudele espiazione per un delitto mai commesso, sotto la magistrale direzione del computer “di bordo” dell’emittente televisiva, che supervisiona ed ispira le nefandezze di Cortez. Junior, intelligenza artificiale che si autocontrolla, una mente superiore che con il tempo ha acquisito un’anima malvagia, riecheggia l’occhio onnipresente ed egemone di Hal 9000 e rappresenta un ulteriore omaggio a Kubrick.

La grande astronave del network della W Basic sorvola i cieli della Città Eterna, un disco volante dagli interni minimalisti e dal design perfettamente conforme agli standards della sci-fi anni settanta.

Drake e gli altri “dannati”, si preparano ad affrontare la sfida finale sottoponendosi ad un duro allenamento contro ologrammi guerrieri, raccontato in una splendida scena, caratterizzata da un montaggio frenetico, con tagli veloci e repentini, e da un gioco di luci nervoso; una lotta tra le tenebre illuminata da lampi taglienti, un balletto che anticipa le coreografie di videogiochi alla Mortal Kombat.

Il nostro eroe però non è disposto ad arrendersi al suo destino e così Drake, il biker più amato dalle folle, guiderà la rivolta dei con-dannati, contro Raven (Howard Ross) ed i suoi pretoriani, nazi-troopers in abbigliamento sadomaso, e soprattutto contro l’intero sistema dittatoriale imposto dall’emittente televisiva. Sarà al suo fianco Sarah Newman, dipendente della W Basic, che dopo aver appurato l’innocenza del campione, lo aiuterà a combattere quest’ardua battaglia, fino all’origine del male, annidata tra i circuiti di Junior, la mirabile creatura informatica creata dal professor Towman (Cosimo Cinieri) e corrotta da Sam, “l’unico modulo spaziale dotato di un’anima”, sublimazione in forma umana dello stesso Junior.

Il film, prodotto coi soldi (pochi) di Edmondo Amati, vanta un cast in cui predominano le stelle del cinema di genere di quegli anni, come Fred Williamson, star della blaxploitation e di film come Black Caesar di Larry Cohen; Jared Martin, che veniva da Dallas e che accompagnerà Fulci nel crepuscolare Aenigma; Al Cliver (Pierluigi Conti), presente in quasi tutti i film del del regista romano, dai più famosi come L’aldilà e Zombi 2 a quelli meno conosciuti come La casa nel tempo; Hal Yamanouchi, conosciuto anche come Yamaouchi Haruhiko, che sotto il nome di Al Huang interpretò, nel 1966, il personaggio di Jimmy Kee in un episodio di The Green Hornet, al fianco di Bruce Lee e Mako; nel ruolo di Sarah Newman una splendida Eleonora Brigliadori, nota all’epoca con lo pseudonimo di Eleonor Gold, che nell’occasione sfoggia un biondo caschetto crepaxiano.

“I guerrieri dell’anno 2072”, con le musiche di Riz Ortolani e sceneggiato da Dardano Sacchetti, al fianco di Fulci in molti dei suoi film, anticipa le tematiche di “The running man” di Stephen King (con lo pseudonimo di Richard Bachman) del 1982, ma pubblicato in Italia, nella collana fantascientifica Urania, soltanto nel 1984, e da cui fu tratto, nel 1987, “L’implacabile”, con Arnold Schwarzenegger.

Questa breve e rapida incursione del grande Lucio Fulci nella fantascienza – escludendo il farsesco “002 Operazione Luna”-, si rivela un prodotto di buon livello, indicato in particolare per gli appassionati del genere. La sua poetica filmica si lascia assaporare soprattutto nelle deliziose scene splatter e gore, che da sempre caratterizzano il suo stile, come nella sequenza della lama basculante che recide, con copiosi fiotti di sangue, l’indifeso collo di Cinzia Monreale.

Con “I guerrieri dell’anno 2072”, il “Terrorista dei generi” confeziona un’opera crepuscolare, un film post-atomico ispirato alle società future profetizzate da Orwell e Bradbury, mettendo in scena una feroce critica politica e sociale che ha anticipato di trent’anni la realtà odierna, avvertendo sui rischi connessi all’enorme potere condizionante della televisione ed all’incontrollabile voyeurismo degli spettatori.

La Città Eterna è una megalopoli futuristica, il cui cielo, illuminato dai bagliori notturni delle navicelle spaziali, sembra grondare sangue; tra le architetture futuribili troneggia il New Colosseum, ulteriore metafora degli antichi fasti della civiltà romana che, insieme alle bighe che si scontrano nell’arena, conferiscono delle striature peplum a quest’opera fantascientifica.

Il film, datato 1984, è sorretto da un’iperbole immaginifica esasperata, in cui la vera protagonista è la televisione, novello oppio dei popoli, che schiavizza culturalmente il mondo con il suo crescente potere mediatico; con un’estetica cupa e claustrofobica dell’opera vengono esposte le devianze che hanno preso corpo nell’era contemporanea, incubi divenuti realtà.

Mariangela Sansone

I guerrieri dell’anno 2072

Regia: Lucio Fulci

Interpreti: Fred Williamson, Eleonora Brigliadori, Jared Martin, Cinzia Monreale, Mario Novelli

Durata 94 min. – Italia 1983

VHS: Creazioni Home Video