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Probabilmente uno degli apici del Vacanziero made in U.S.A, questo “Spring Break”. Non che ci volesse molto, sia chiaro, ma il film di Cunningham risulta ancora oggi una godibile commedia balneare basata sulla sempreverde politica del “T & A” , cioè, volgarmente parlando, Tette & Culi, che però non riempiono ogni fotogramma come facilmente preventivabile. La struttura del Vacanziero americano ha sempre evitato la scappatoia nella nostalgica, a volte amara, rimembranza del passato, come nei primi film del vacanziero italiano, per intenderci quelli di Carlo Vanzina e Bruno Cortini, i titoli li sapete sicuramente, rimettendosi sostanzialmente ad una salutare cura a base di goliardia e birra con contorno di discinte ragazze. Il meccanismo funziona egregiamente anche nel film in questione, con i giovani biondocriniti protagonisti, Nelson e Adam, che si concedono una settima di ferie approfittando del famoso “Spring Break”, cioè una vacanza primaverile che gli studenti, per tradizione, si godono in località balneari modaiole. In questo caso siamo dalle parti di Fort Lauderdale, Florida, come dice il nome stesso, un “fortino” di giovincelli infoiati e ubriachi. I Nostri faranno base presso il rinomato “Breez n’ Seas” Motel, dove, causa di forza maggiore, dovranno dividere la stanza con due simpatici cazzari che li travolgeranno con sesso, droga e rock&roll, come da copione.

Bisogna dire subito che non vi sarà nessun conflitto di classe tra i due “gruppi”, uno all’inizio più fighetto e l’altro proletario con il cuore d’oro, che si amalgameranno alla perfezione, trovando subito quadratura in una condotta scatenata che porterà i ragazzi più imbranati a scoprire, finalmente le gioie del sesso. Memorabile la scena in cui Stu e O.T, irrompono senza vergogna nella stanza che dividono con Nelson e Adam, portandosi dietro due discinte e disponibili ragazze appena rimorchiate e niente affatto timide nell’esibire le proprie nudità davanti a tutta la “platea”. Il grande tabù costituito dal sesso, diventa a poco a poco esperienza naturale e ovvia per i due amici, tanto che il timido Nelson, insicuro e vessato da un patrigno politicante e rompicoglioni che lo vuole tenere sottochiave, riuscirà a perdere la verginità con la bella Susie (Jayne Modean), in una scena d’antologia in cui, allontanatosi dalla ragazza per bisogni fisiologici, finirà con il pisciare in testa ad un alligatore che gli strapperà i pantaloni; terrorizzato e in mutande, Nelson correrà incontro alla sua bella che, vedendolo finalmente senza vestiti, comincerà a spogliarsi a sua volta con un grande sorriso stampato sulla faccia. Piccole cose, certo, degne però di essere menzionate a favore del buon Cunningham che, mangiandosi le mani per aver rifiutato di girare i seguiti della sua creatura più redditizia, la saga di “Friday the 13th”, si buttò in tutt’altro ambito, pur avendo già diretto altre commedie nei seventies come “Manny’s Orphan”, ma anche dei proto porno come “The Case of the Full Moon Murders” aka “The case of the Smiling Stiff” (1973) con Harry Reems, senza parlare del suo “capolavoro” con Lori Loughlin e un James Spader biondo platino “Terrore al luna park”  (“The New Kids, 1985), imperdibile. E’ proprio in ambito più esploitativo che il regista dà, ovviamente, il meglio di sè, utilizzando la cinepresa come testimone privilegiato in concorsi per Miss Maglietta Bagnata, gare di panciate in piscina e, fiore all’occhiello di tutto quanto il metraggio, l’esibizione del gruppo “all female” delle Hot Date, la cui front woman, Corinne Walh/Corinne Alphen, bellissima e procace mora che fu “Pet of the Month” per Penthouse nel giugno 1978, poi protagonista dell’episodio “Video Date” di John Landis con Russ Meyer e Andrew Dice Clay in “Donne Amazzoni sulla Luna”, sfodera delle misè attillatissime al cardiopalma che rubano la scena pressochè a tutti quanti. Meno riuscito e un filino noiosetto il subplot concernente i tentativi del patrigno di Nelson (Donald Symington, attore dalla carriera prettamente televisiva, ma comparso pure in “Io e Annie” e nel bellissimo “Wolfen- La Belva Immortale” di Michael Wadleigh, il regista di “Woodstock”) di cacciare con l’inganno la legittima proprietaria del Breeze n’ Seas, Geri (Jessica James).

Divertente, almeno per i canoni del genere, scanzonato e volgare ma non troppo, “Spring Break” arriva facilmente a conclusione, coadiuvato da un affiatato quartetto di protagonisti, David Knell (Nelson) ancora attivo in cinema e tv, Perry Lang (Adam) regista per un’infinità di serie televisive, Steve Basset (O.T.), carriera altalenante, avvistato nell’episodio “Chameleon” della versione eighties de “Ai Confini della Realtà/The Twilight Zone” con Terry O’Quinn diretto da Craven, e Paul Land (Stu) comparso in “Rock Machine” (1980) di Taylor Hackford e in poche altri lavori, il televisivo “Riptide” e “Orchidea Selvaggia” di Zalman King con Mickey Rourke e Carre Otis (ai tempi utilizzata da Rourke come sparring partner in vista delle sua nascente carriera da pugile), purtroppo deceduto nel 2007 a soli 51 anni. Consigliato agli amanti del vacanziero U.S.A ma non solo, punto di diamante, si fa per dire naturalmente, di un genere che annovera tra le sue file anche cose come “Fraternity Vacation” (1985) di James Frawley, con Stephen Geoffreys e Tim Robbins, ma soprattutto con Sheree J. Wilson e la divina Barbara Crampton, “Un’ Estate Pazzesca” é pellicola sapida e perfetta per la stagione estiva, poco vista in Italia, nonostante la distribuzione in vhs curata dalla RCA/Columbia Pictures, ma da conservare e gustare come un bel Gin&Tonic con Bombay. Che volete di più.

Colonna sonora con Cheap Trick, 38 Special e NRBQ. Partitura originale di Harry Manfredini, già sodale di Cunningham e autore del celeberrimo refrain jasoniano.

Domenico Burzi

Un’estate pazzesca (1983)

Regia: Sean S. Cunningham

Durata 101 minuti

Interpreti: Richard B. Shull, Perry Lang, David Knell

Vhs: Columbia – Vietato ai minori di 14 anni