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Triste il destino di Ken Wiederhorn, quello di essere ricordato ai più solo per la sua opera prima, L’occhio nel triangolo. Sfatiamo ogni dubbio: a noi i film dove ci sono i nazisti zombi piacciono sempre, è un po’ un guilty pleasure al pari dell’horror mediocre dove voilà fa capolino la tetta gratuita e tu pensi “Dai tanto male nn è”. Però, e certo che c’è un però, L’occhio nel triangolo ha una fama superiore alla sua effettiva resa finale: noioso, irrisolto, datatissimo. Ci si ricorda del film soprattutto l’uso un po’ necrofilo di Peter Cushing e questi zombi nazi dagli occhiali scuri, idea questa sì folgorante. Ken Wiederhorn d’altronde è sempre stato regista prezzemolino bravo a fare tutto e a scontentare tutti, a volte senza neanche avere colpa. Prendiamo per esempio il suo Il ritorno dei morti viventi 2 che dappertutto, da Oz alla nostra bella Italia, ha la fama di essere una stronzatona megagalattica, ma invece male non è, a cominciare dall’idea geniale di fare un remake comico del primo capitolo. Sia dato atto che il regista riesce oltretutto a girare un film che nelle premesse poteva essere totalmente cretino e che invece è sempre in bilico tra parodia ben riuscita e splatter, una lezione che Peter Jackson aveva già sbracato in modo più grossolano con il suo Bad taste. La carriera di Ken Wiederhorn poi è intervallata da tanta, tanta tv (suoi molti episodi di Freddy’s Nightmare) e qualche commedia porcella come Meatballs 2, ed ormai sono parecchi anni non gira più nulla. Si può salvare, tra i suoi lavori di paura, il teso thriller La casa sulle colline con un Michael Madsen no ancora distrutto dagli eccessi. Però il suo capolavoro va ricercato in un film che ai tempi passava spesso e volentieri sulle nostre tv e che è sparito da anni dalla programmazione, Gli occhi dello sconoscuto. Lo spunto è prettamente hichcockiano: la paranoia di avere un vicino di casa assassino è palesemente filtrata da La finestra sul cortile così come i vari pedinamenti che fa la bella Lauren Tewes di Love Boat rimandano agli analoghi di Grace Kelly. Ken Wiederhorn poi aggiunge al calderone un pizzico di Gli occhi della notte, thriller con una Audrey Hepburn cieca e in balia di un assassino, inserendo il personaggio di Jennifer Jason Leigh, non vedente anch’essa e per di più sordomuta, a causa, ma lo intuiamo, di uno stupro avvenuto in giovanissima età. Tutta la parte finale comunque, con la ragazza in casa e il laido assassino che gioca a nasconderle gli oggetti, è un gran pezzo di cinema, con l’uso degli spazi e della suspense magistrali, oltretutto interpretato da un John DiSanti nel ruolo di una vita che riesce a conferire al suo personaggio quell’aria di mostruosità umana che richiama ancora ai grandi villain hitchcockiani, come appunto il Raymond Burr de La finestra sul cortile. C’è poi, fantasia nostra o meno, pure un richiamo al nostro Dario Argento soprattutto nell’esibizione grandguignolesca degli omicidi (coltelli in gola, strangolamenti e decapitazioni) e lo stesso uso rallentato e trasognato dei flashback. Eppure Gli occhi dello sconosciuto riesce, pur avendo diversi debiti verso tanto cinema passato e no, ad essere persino originale, soprattutto nel modo di giostrarsi con la materia trattata. In anticipo di quasi vent’anni su Scream Ken Wiederhorn crea un prologo di quasi 17 minuti dove una ragazza riceve telefonate da uno sconosciuto, chiama il suo ragazzo e finiscono entrambi massacrati. Oltretutto, dopo il primo assassinio, John DiSanti si toglie la calza dal viso e comincia ad uccidere a volto scoperto, intuizione probabilmente debitrice di Maniac, ma che usata in un contesto di thriller classico, cosa che il film di Lusting non era, anticipa tanto cinema a venire da Jonathan Demme allo stesso Dario Argento. Gli occhi dello sconosciuto è teso, violento (gli effetti sono di Tom Savini e Dean Gates), ironico (come non sorridere quando l’assassino si sbarazza di un corpo e rimane con la macchina impatanato nel fango?), pieno di nudi, tesissimo, un piccolo classico che aspetta ancora di essere riscoperto. D’altronde non è cosa di tutti i giorni, e soprattutto di un film derivato, quello di girare una scena, bellissima tra l’altro, ma totalmente inutile, ma di quell’inutilità che ti fa capire che stai guardando un film non di un anonimo regista: ad un certo punto Jennifer Jason Leigh (il richiamo ad Hitchcock qui è nel suo sangue) crede di avere ucciso il killer e comincia  a vedere dopo tanti anni. Ecco, in quel momento, lei si guarda sì il viso, ma anche il seno, il suo corpo, accorgendosi di essere cresciuta, in una sequenza che poteva esserci o meno senza problemi, ma ti fa capire l’importanza dei dettagli anche nel cinema di cassetta. In Italia il film uscì al cinema e fece capolino in una videocassetta Warner di qualità altalenante, ma è l’unico modo per vederla nel nostro idioma. Peccato perchè anche l’uso dei colori accesi e violenti avrebbe meritato un supporto più avanzato…

Voto 3/5

Andrea Lanza

Gli occhi dello sconosciuto

Titolo originale: Eyes of a stranger

Anno: 1981

Regia: Ken Wiederhorn

Cast: Lauren Tewes, Jennifer Jason Leigh, John Di Santi, Gwen Lewis, Timothy Hawkins, Toni Crabtree, Peter Duprè, Kitty Lunn, Stella Rivera, Teo Richert, Bob Smali

Durata: 90 min.

VHS: Warner