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“E’ una macchina umana fatta per uccidere. Gli hanno insegnato a farlo. Addestrato per uccidere. Programmato per distruggere. Ha giocato secondo le loro regole … Fino ad ora.”
“Pensano di controllarlo…Lo pensano di nuovo.”

Frasi di lancio originali del film.

E’ proprio vero che i film d’azione degli ’80 non hanno rivali nei loro scenari incredibili, nella logica confusa e nei suoi omoerotici protagonisti maschili. E tuttavia, che ci si curi di ammetterlo o no, questi film occupano un posto speciale nel proprio cuore. Non è così? Bèh, non si può comunque non desiderare di aggiungere “Red Scorpion” a questa nostra lista personale, dove Dolph Lundgren diventa sicuro di aprirsi per bene un proprio varco tra Sly e Arnie. Anche se può aver causato qualche polemica a suo tempo, “Red Scorpion” si distingue da altri film d’azione del periodo. Si tratta di qualcosa di un po’ più di un mero prodotto espressione di quella sua epoca oramai sempre più intangibile, e lo fa creando un interessante veicolo di alto artigianato cinematografico, rigorosamente “di genere”.

“Forse una delle cose più sorprendenti di Red Scorpion è la sua violenza.”

Lundgren interpreta Nikolai, un soldato sovietico delle mitiche forze speciali Spetsnaz (egli è infatti un super soldato che viene mandato in una mortale missione di assassinio) inviato nel pieno del conflitto in Angola, per ordine del KGB. Quando per la prima volta lo vediamo entrare dalla porta. gli occhi si posano solamente su di lui, Nikolai tace; ma pochi attori dell’action anni ’80 come Lundgren possono vantare un’aria così temibile. Egli è il tipo di uomo che viene impiegato per uccidere il leader di una rivolta anti-comunista in un paese africano che sarebbe come detto  l’Angola dell’Operaciòn Carlota del novembre 1975, l’invasione da parte di 50’000 militari cubani, sovietici, cecoslovacchi e di altri paesi del Patto di Varsavia, in appoggio al governo comunista dell’MPLA di Josè Eduardo Dos Santos,  contro la sollevazione armata dell’Unita di Jonas Savimbi  appoggiato dagli americani e dalle forze armate d’invasione del Sudafrica pro- apartheid. Tuttavia, per la sua prima notte in Africa, Nikolai, come facente parte del piano fa in modo di farsi rinchiudere in una cella di prigione dopo che fintamente ubriaco ha distrutto un bar. Lì incontra un giornalista americano indomito e senza peli sulla lingua dal nome di Dewey Ferguson (M. Emmet Walsh) e Kallunda Kintash (Al White), un capofila della ribellione, l’obiettivo del piano.

Mascherando se stesso come un disertore, Nikolai accompagna Kallunda e Dewey nel campo fortezza della ribellione africana, dove Ango Sundata, il capo della ribellione, risiede. Dopo un rabberciato suo tentativo di assassinare Sundata, Nikolai oramai più che dubbioso e pieno di scrupoli viene re-inviato ai sovietici, dove viene torturato per il suo fallimento. Nikolai sfugge dalla sua cella e cerca rifugio nel deserto. Dopo essere stato morso da uno scorpione rosso, perde i sensi e si risveglia circondato da un gruppo di Boscimani, che gli insegnano le vie della loro cultura e lo tatuano con il marchio dello scorpione rosso.

Dopo aver visto il vero volto dell’invasione sovietica, in questo che è uno dei tanti dichiarati ed estremamente roboanti film americani di propaganda anti comunista di quel periodo,  Nikolai ritorna dai ribelli africani, ma questa volta è dalla loro parte …

Tale polemica è chiara fin dall’inizio con un film come questo, e non c’è bisogno quindi di raggiungere la sua fine avendone la possibilità di strumentalizzazioni ideologiche prima ancora di iniziare le riprese, sapendone il soggetto. Era inevitabile, in realtà, con tale argomento un’entrata a gamba tesa da parte di Jack Abramoff il produttore del film e noto anti comunista, e del regista Joseph Zito, che appena un biennio prime aveva diretto un altro noto film di folle propaganda, “Invasion U.S.A.” (1986) con Chuck Norris e un grande Richard Lynch. In primo luogo, vi era appunto il soggetto del film. Concepito in un momento in cui il mondo occidentale, guidato dagli Stati Uniti, era ancora in contrasto con il blocco guidato dall’Unione Sovietica, la scelta di “Red Scorpion” su chi avrebbe inevitabilmente giocato il ruolo del/i cattivo/i sarebbe potuta essere considerata sia audace o molto sciocca. E se questo non bastasse, la Warner Bros si sfilò fuori dal progetto, che avrebbe portato una mano al governo sudafricano, nella speranza di contrastare la simpatia internazionale per l’African National Congress. Questi problemi hanno fatto sì anche il budget del film si vedesse raddoppiare, da 4 milioni di $ a 8 milioni di $. Alla fine, il film è stato realizzato in Namibia, dopo essergli stata negata la possibilità di girare in varie località come lo Swaziland e altri.

Lundgren è qui ammirabile in uno dei ruoli cardine della sua carriera, muscoli tonici e oliato in alta definizione grazie al recentissimo Blu-ray americano della Synapse, e con abbondanti quantità di sangue e arti amputati volarei via creati dal grande Tom Savini.

Forse una delle cose più sorprendenti di “Red Scorpion” è infatti la sua violenza. Certo, si tratta di un film d’azione, e il pubblico appassionato del filone anni ’80 è generalmente abituato al “body count” degli ammazzati anche in grandissimo numero e nei modi più disparati e improbabili, come nei titoli dalle più grandi dimensioni del genere, tipo “Die Hard -Trappola di cristallo” (Usa 1988) di John McTiernan, o “Rambo III” (1988) di John McTiernan, proprio per citare due esempi da record e dello stesso anno, ma non necessariamente a questo particolare tipo di violenza che è presente nel film di Zito, sicuramente anche per merito degli effetti di trucco veramente iperrealistici di Savini. Il film diventa cruento abbastanza rapidamente, e anche Abramoff il produttore cinematografico sostiene che non si aspettava tracimasse così tanto, accusandone il regista Zito invece, per il livello di violenza presente. Non è senza una violenza senza effetto alcuno anche se, la sequenza purtroppo veritiera dei saccheggi e delle capanne dei villaggi africani bruciate con i lanciafiamme sono sia orribili che strazianti, e fanno venire in mente subito i recenti “Darfur” (2009) di Uwe Boll, e “John Rambo” (2007) di Sylvester Stallone – trasmettendo un messaggio che risuona forte ancora oggi. Lo spunto politico di “Red Scorpion” è in realtà ciò che lo distingue dai cugini d’azione e da altri film coetanei del filone, anche se è stato corretto con i cliché familiari e involontariamente ironici che uno si aspetta dal genere.

“Red Scorpion” ha uno stuolo di personaggi divertenti e simpatici, Nikolai essendo a capo di loro, nella sua laconicità frankensteiniana. E’ impossibile alle volte non abbozzare almeno un sorriso anche se  questo è a causa delle sue maniere bizzarre (come ruttare in faccia alla gente) o delle espressioni così rocciose alla Lundgren è difficile da dire. Siete tenuti a riconoscerlo da “Rocky IV”, dove aveva impersonato l’altrettanto emotivamente deprivato Ivan Drago, e basandosi su di esso Lundgren dà comunque per me il suo meglio in uno dei suoi primi ruoli di “martellatore senza tregua”, appena dopo l’ “He-Man and the Masters of the Universe” (1987) di Gary Goddard.

M. Emmett Walsh certo non dovrebbe avere bisogno di molte presentazioni, e anche lui offre come suo solito una performance divertente e solida come Dewey, anche se il suo ruolo è  fornito con dei veri dialoghi e delle battute di buona scrittura, a misura del suo vero talento. E pure se Nikolai ruba molti dei momenti di alleggerimento comico, Walsh è una presenza forte e indimenticabile come giornalista americano inviato di guerra.

“Red Scorpion” è un film che non si ferma mai. Non c’è mai un momento di calma, o il tempo per la conversazione. Elicotteri da combattimento,  truppe nemiche ed esplosioni casuali servono tutte per essere rassicurati di ciò.  Nikolai non si può perfino nemmeno spogliare dei suoi calzoncini corti per una nuotata prima che  venga scaraventato nell’acqua dallo spostamento d’aria provocato dall’ enorme esplosione di granata dietro di lui. Sequenza e si vede, che Lundgren girò in prima persona come molte altre pericolosamente dal vero. Anche se questo ci offre indubbiamente un’ora e quarantasei di divertimento non-stop, esso sconfigge un po’ l’aspetto politico del film. Ad esempio, i resti carbonizzati o avvelenati dai gas di una tribù africana, affondo pur efficace, si dimenticano in fretta di fronte a Nikolai che fa saltare in aria edifici e aerei da combattimento.

La maggior parte dei film d’azione degli anni ’80 per non parlare dei blockbuster di oggi sono cuciti con luoghi comuni e inverosimiglianze esilaranti, e “Red Scorpion” non fa propriamente eccezione a questa regola. Ma è stato prodotto in un momento interessante, politicamente parlando, quando la rivalità tra Stati Uniti e Unione Sovietica si stava raffreddando per le politiche di disarmo portate avanti da Gorbaciov, rendendo il ritratto del film dei Sovietici, al pari del contemporaneo e già “fuori tempo” “”Rambo III”, tanto più audace e rischioso. L’ interpretazione di  Lundgren è prevalentemente degna di rabbrividire visto il proprio aspetto e il proporsi come decisamente intimorente, ma affascinante per questo; e lo stesso si può dire delle abbondanti quantità di scene d’azione. Chiunque cercasse un intrattenimento all’epoca ma ancora oggi più amabilmente, fatto di jeep mezzi militari, e carri armati che esplodono, uno splendido e lungo inseguimento tra di essi  nel deserto, muscoli pettorali che si flettono ben oliati, è necessario che veda prima o poi nella vita questo film solamente all’apparenza approssimativo, ma invece veramente e stranamente adorabile.

La versione video tedesca con Rated R-18 a lungo distribuita è tagliata di due scene. Il primo taglio è stato effettuato sulla scena della tortura non mostrando un ago nel collo della vittima, Lundgren. Il secondo taglio è stato fatto, quando Dolph Lundgren amputa il braccio al tenente Zayas/Carmen Argenziano con una raffica del super mitragliatore.

Nel dvd australiano, coreano, tedesco, del Regno Unito e degli Stati Uniti manca del tutto la scena in cui i soldati russi stanno bruciando parte di un villaggio con i lanciafiamme. Questa scena viene subito dopo gli elicotteri che spruzzano del liquido velenoso contro i ribelli.

I Laserdisc e i dvd giapponesi contengono la versione “Uncut” con la scena dei ”Lanciafiamme” inclusa.

In Francia, l’uscita nelle sale è stata ridotto da 15 a 10 minuti nelle ultime due bobine. Dopo la scena della tortura dell’ago e della fuga di Nikolai, la sua lotta nel deserto manca, poi mancano un sacco di scene con la tribù dei boscimani e in particolare manca la scena della guarigione, la scena dei lanciafiamme, e poi Nikolai e Gao che imparano a conoscersi l’un l’altro direttamente dal dono dei sandali (che sennò estrapolato completamente ha ben poco senso). Tutte le scene sono state reintrodotte sulla VHS francese e l’uscita in laserdisc.

Le edizioni  olandesi, tedesche, britanniche, statunitensi in Blu-ray presentano la versione di 105′ minuti non tagliata in widescreen.

I realizzatori hanno utilizzato una vera e propria tribù boscimani e Regopstaan ​​era il leader dall’alto dei suoi 95 anni, il quale era stato il solo ad accettare di comparire nel film se la sua tribù lo poteva seguire ovunque.

Il carro armato utilizzato nella sequenza della battaglia finale è un modello di fabbricazione sovietica della seconda guerra mondiale, il T-34 con un canone 85mm.

Presumibilmente finanziato dalla Force South African Defence attraverso la Fondazione Freedom International, un thinktank politico di destra che ha finanziato il film. Infatti “Red Scorpion” (1989) fu all’epoca co -scritto e co-prodotto da Jack Abramoff che aveva contribuito a creare la fondazione.

L’arma che Nikolai Rachenko utilizza alla fine, in realtà, è un FN FAL, ma fortemente modificato per rappresentare un AO-63 fucile d’assalto a doppio bariletto  attivato fino ad un sorprendente 6.000 RPM.

Il “Mil-24 Hind”, in realtà è un Sikorsky S-62 modificato per apparire come un cannoniere. Lo stesso elicottero è stato utilizzato anche nel film “Braddock: Missing in Action III”.

A un certo punto, i finanziamenti per il film sono stati ritirati, lasciando il cast e la troupe bloccati a Johannesburg per tre mesi mentre aspettavano che arrivasse un bonifico con il budget del film. Il film doveva essere girato in Sud Africa, rompendo così un boicottaggio internazionale contro il paese per la sua pratica dell’apartheid. La Warner Bros., che aveva ottenuto per questo una pubblicità molto negativa, si tirò anch’essa fuori dalla distribuzione.

La produzione è stato istituita in Swaziland, i set sono lì stati costruiti, il cast & la crew erano già sul posto quando sono stati negati i diritti per film e si è dovuto trovare un altro luogo, che sarebbe stata la Namibia.

Il budget iniziale era di circa 8 milioni di $, ma finito a 16 milioni di $, con tutti i ritardi e i problemi di produzione.

Napoleone Wilson

Red Scorpion

Anno: 1989

Regia: Joseph Zito

Cast: Dolph Lundgren, M. Emmet Walsh, Brion James, Al White, T.P. McKenna, Carmen Argenziano, Alex Colon