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Dunque.. Vediamo.. La pipa,dove l’ho messa? Ah,eccola! Gli occhiali? Ci sono, cosa manca? Ecco il farfallino. Ora sono pronto! Un Occhialuto duro e puro. Per colpa di un antico e brutale incantesimo, mi ritrovo bloccato qui a Malastrana ad occuparmi di film dal contenuto artistico altissimo. Opere cariche di riferimenti simbolici e rimandi filosofici. Che culo!

Occhio alla Perestrojka, ecco fermiamoci qui: al titolo. Si, perchè quello che c’è di buono è racchiuso qui. Occhio, cioè attenzione… A cosa? Alla Perestrojka ,orribile azione di killeraggio politico, visto dai più come atto democratico e liberatorio. Non è stato proprio così, in quanto si è sviluppato soltanto il nefasto espansionismo imperialista e colonialista euroatlantista e sionista. Nulla di più, ma vai a far comprendere queste cose agli italiani, ma mi faccia il piacere! Quindi, è un caso cinematografico assai interessante, il titolo che è altro e oltre rispetto a quello che poi purtroppo vedremo sullo schermo. Altro elemento positivo della pellicola è che metricamente il titolo è cantabile seguendo la melodia di Acqualung dei Jethro Tull e non è roba da poco,anzi. Provate a farlo mentre guardate il film, non ve ne pentirete.

Perchè parlare di questa pellicola? Quale sono gli elementi di interesse? Direi molti. Il 1990 è anno di divisione tra l’esasperante allegria fittizia degli anni 80, con le risate registrate e gli applausi a comando, (cioè un allegria sviluppata in studio,come i desideri e aspettative,da gettare in pasto a un popolo senza ideali, futuro, in un certo senso di zombi che vanno a fare l’aperitivo dopo il lavoro), in questo periodo si rilancia la commedia italiana sbracona, facilona, ripulita da certe scorie scorrette della commedia scollacciata, per un divertimento totalmente fighetto e borghese. Come ridono i figli dei figli del pensiero liberale. Sono gli anni del trionfo dei Vanzina e sopratutto di un loro attore feticcio, simbolo travolgente, possente, epico, del Cinema Pleonastico: Jerry Calà. Egli infatti più che un attore è un grande e splendido simbolo di quei tempi, non è detto che da parte mia sia un complimento,ma come comunista mi attengo solo al contesto storico e in quel periodo: “Nobody but Jerry”, come Lewis.. Capite come la vita sia davvero crudele e abbia un senso dell’umorismo perverso? No,capitelo ora! Il cinema d’evasione ,di intrattenimento, è più politico rispetto al cinema politico. Attraverso una comicità popolana, (non popolare), fa passare messaggi ben precisi. Finita quell’epoca,però?

Così arrivano gli anni 90. Crollano i miti degli anni precedenti. E non solo quelli politici. Occhio alla Perestrojka quindi è un lugubre, cupo, inquietante, addio. Un film malinconico, straziante, perchè è l’addio alla risata del decennio precedente, cercando di mantenerla in vita, quando è chiaro che sarebbe meglio spararle in testa. Un film romeriano perchè sullo schermo vediamo i cadaveri ambulanti dell’umorismo, di una sceneggiatura non dico cinematografica,ma anche da filmino delle vacanze, di una regia inesistente. La storia dei tre colleghi con amanti in Bulgaria, che al crollo del socialismo reale, (mannaggia la puppazza), si ritroveranno le amanti in “casa”, è un vero e proprio funerale della commedia italiana. Una sorta di rito collettivo dove si rappresenta qualcosa che ormai è defunto, ma continua a camminare e, appunto come uno zombi, cerca di divorare brandelli di comicità, spiritosaggini, robe che nemmeno nelle peggiori puntate del drive- in.

Guardando il film ci commuoviamo per il grande ed immenso Guido Nicheli,anche lui emblema di una scomparsa,di una fine catastrofica e irrefrenabile, cioè quella della milanesità, se possiamo chiamarla in questo modo, tipica delle commedie anni 60 e poi riesplosa negli anni del lungo e tetro carnevale di Rio ,che son stati gli anni 80.

Credo che questa pellicola insieme a “Saint Tropez, Saint Tropez” “Abbronzatissimi”, “Classe Mista 3a”, “Panarea”,” Ci hai rotto papà”, faccia parte dei capostipiti di un genere : la commedia catacombale. La morte assoluta della risata,e la sua resurrezione e rappresentazione in pieno stato di decomposizione. La storiella di corne e amanti, con il finale beffardo e cinico, perchè i tre maschietti italioti- davvero tre personaggi piccoli, mediocri, non in cerca d’autore, perchè autonomi nel scrivere il loro romanzetto di bugie coniugali- andranno in Cina. Si pensava che la terra di Mao, sarebbe capitolata senza l’aiuto europeo. Lo dicevano ai tempi. Senza capire un cazzo.

Quindi se volete davvero vedere un terrificante film di e con zombi, non perdete questa pellicola para-televisiva, piatta, senza guizzi, tristissima. A mio avviso non ve ne pentirete !

Ricordatevi però che un tempo lontano Castellano e Pipolo, avevano scritto capolavori assoluti della nostra commedia migliore. Vogliamo parlare de “Il Federale”? Ricordando questo, è facile che Occhio alla Perestrojka diventi una grande pellicola metacinematografica, profetica, rivelatrice dei tempi bui non solo politici, ma anche del cinema d’intrattenimento italiano. Avvelenato dai cinepanettoni, dal piattume romantico dei Moccia-movies, dal democretinismo sinistrese.

Occhio alla Perestrojka fallisce come commedia per avvertirci dei danni futuri. Cosa non da poco…

Davide Viganò

Occhio alla perestrojka

 Anno: 1990

Regia: Castellano (Franco Castellano) e Pipolo (Giuseppe Moccia)

Cast: Jerry Calà, Ezio Greggio, Rodolfo Laganà, Maria Giulia Cavalli, Corinne Clery, Marina Kalinina, Jeannette Vredeveld, Guido Nicheli, Kim Yeanett, Pippo Santonastaso, Mattia Sbragia

Durata: 90 min.