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Una micidiale macchina da guerra dalle sembianze umane

(Frase di lancio)

Durante un trasferimento, il prototipo dell’unità speciale di combattimento, CY-WI, viene attivato involontariamente e riesce a scappare su un’isola dei Caraibi. Per non compromettere gli attuali buoni rapporti conn l’Unione Sovietica, il governo degli Stati Uniti invia sull’isola una squadra speciale capitanata dal crudele col. Hammer con lo scopo di riportare in patria l’androide. Alla caccia partecipano anche acuni agenti della CIA, e presto l’inseguimento si trasforma in  massacro…

(Trama riportata sul retro della vhs Avo accompagnata da un disegno di un cyborg pelato non presente nel film. Nessun agente CIA è comunque protagonista della vicenda)

Inutile ridecantare per l’ennesima volta quello che siamo stati e quello che non saremo più in un cinema ormai sgombro da ogni pericolo di genere/degenere. Certo è che, nel vedere Cyborg il guerriero d’acciaio, sale un po’ il magone, non tanto perchè il film sia buono, anzi, ma proprio perchè si sta assistendo agli ultimi respiri di quel cinema popolare fatto di Ville accanto al cimitero ed Emanuelle dal cambio di pelle camaleontica, che ci accompagnavano nelle nostre prime visioni sciagurate. Sulla carta tutto poteva essere (e non è stato) perfetto: produzione Fabrizio De Angelis, Giannetto De Rossi, storico truccatore degli horror fulciani, promosso alla regia e Dardano Sacchetti, con lo pseudonimo di David Parker Jr, a sceneggiare. Non male eh? Ma, come ho detto, solo sulla carta. La gloria passata delle produzioni Fulvia film nel 1989 erano ricordi lontani, i budget si erano assottigliati pericolosamente, il trucco dei vari pseudonimi anglofoni attira gonzi non fregava più nessuno e i registi più quotati, come il già citato Fulci, erano altrove in altre miserie. Diamo il legittimo dubbio che la sceneggiatura sacchettiana fosse altro, travolta dalle mille beghe produttive, perchè sarebbe davvero drammatico solo accarezzare l’idea che una storia tanto derivata possa essere stata partorita dall’autore de L’aldilà o de L’ultimo cacciatore. Sotto il sole nulla di nuovo: un cyborg buono braccato da un esercito di mercenari spietati, ribaltone umani cattivi/ macchine buone che anticipa sì Terminator 2: il giorno del giudizio, ma che era già stato proposto in Vendetta dal futuro, sempre scritto da Sacchetti e girato, nettamente meglio, da Sergio Martino. Per insaporire il tutto poi l’amicizia tra il robot bambaccione, sorta di idiot savant dell’epoca cyberpunk, e un bambino, come prassi vuole antipaticissimo, ha parentele non così lontane con l’ET spielberghiano a partire dall’introduzione nell’ambito familiare del diverso, lì l’alieno qui la macchina sensiente. Se il ritmo non fosse tanto piatto, la regia così becera e incolore, il film magari poteva essere per lo meno divertente, grazie soprattutto all’introduzione del sempre mirabile Henry Silva, cattivo storico del nostro bis (La mala ordina, Il boss) in pilota automatico di malvagità gratuita. D’altronde in un’ora e mezza di girato (più o meno) Silva ne combina di cotte e di crude: fa sparare ad un  gruppo di innocenti ridendo come un maledetto bastardo, da’ segni di evidente follia scrutando l’orizzonte e biascicando frasi come “Uccideteli tutti” quando non c’è nessuno da ammazzare, lui “il miglior uomo dell’Esercito americano”. Questo titolo gli è stato coniato da un gruppo di idioti vestiti da recita di carnevale (chi da soldato, chi da professore pazzo, chi da ammiraglio della marina), in una stanza che si vorrebbe il Pentagolo solo perchè piena di cartine geografiche e lavagne pasticciate di formule chimiche. Siamo nelle mani di Dio, come si dice, se queste persone muovono i fili del destino del mondo. Oltretutto sembra che tutti se ne freghino se il cyborg è un’arma micidiale costruita per uccidere,  viene trattato come un normale fuggiasco ottenendo solo morte e sciagura. Come se io, armato di stuzzicadenti, dovessi andare da Godzilla. Godzilla mi avete capito? Godzilla! Non, che so, la scimmia piagnona, ma un dinosauro alto trecento metri! Oltretutto probabilmente sarebbe bastato parlare a questo cyborg e, visto il suo comportamento docile, lui si sarebbe arreso, ma invece no, gli eroi americani, uaneganassa, hanno fuciloni che tradiscono frasi come “Dai, siamo amici” mentre spararano come se non ci fosse un domani. Non sono un androide, ma immagino anch’io mi incazzerei poco poco. Bisognerebbe spendere poi due paroline sulle scene d’azione, una roba che fa diventare Friedkin anche il Bruno Mattei di Cop game (e credetemi non c’è quasi nulla di peggio di Cop game sul piano poliziesco), con inseguimenti statici, sparatorie senza nerbo, un finale alla Rambo risolto con due agguati nella nebbia, e, cazzarola, l’imperdonabile miopia dei nemici quando devono uccidere il nostro eroe (lo mancano non di un centimetro, ma tipo di 7 metri!). Il film poi è pieno di scene al di là dell’umana immaginazione, roba che solo a proporre cose talmente sceme il buon De Angelis avrebbe dovuto defenestrare regista e sceneggiatore, tipo una delirante sequenza di ballo dove il cyborg prima sculetta poi impara i passi o un inutile momento dove la ragazza protagonista veste e pettina il robot come un cretino. Tutto naturalmente condito da perle come “Perchè uccidere? Apriamo una pescheria!” (giuro!) e buchi di credibilità narrativa come quando il bambinetto porta a casa quest’omone ferito che si apre con un coltellaccio la gamba e nessuno, dico nessuno, scappa impaurito, ma anzi digeriscono sia un robot come niente fosse. Tralasciamo poi la storia d’amore, appena accennata per fortuna, tra l’umana e il cyborg, ma anche la scontata amicizia con il bambino che sarà il traino per uno dei finali più brutti mai concepiti, retaggio di tanti lacrima movie tipo Cavalli bianchi d’Agosto. Inutile dire che se il robot si comporta, giustamente, da cretino, non è che gli altri sembrino poi questi scienziati tanto che la ragazza nel vedere il fratello coperto di sangue chiede calma “E’ morto?”. Minchia, alla faccia dell’amore fraterno! Gli attori sono pessimi e macchiettistici, è da ricordare però, oltre al citato Henry Silva, il granitico Frank Zagarino perchè avrà una carriera di tutto rispetto in tantissimi tv movie fantascientifici,  piacere folle degli anni 90 di Italia uno tra un film di kickboxer e una tamarrata mai uscita al cinema. Lo squallore produttivo però è il riflesso di quello che erano i film prodotti in quegli anni da Fabrizio De Angelis, produzioni destinate al terzo mondo, a volte girate da lui stesso, con una fattura imbarazzante e tante star decadute nella loro morte artistica. Giannetto De Rossi diresse questo lavoro e un orribile Killer crocodille 2, ma lo si ricorda soprattutto come effettista più che come regista, e anche qui in Cyborg il guerriero d’acciaio le cose migliori sono appunto le scene di make up, sempre grandiose, come quando Zagarino si apre la faccia e rivela un volto da Terminator. Non male di certo se si considera tutto questo venne realizzato probabilmente con un budget vicino allo zero. Per il resto noia da dimenticare senza sforzo con l’incredibile scoperta forse questa cosa fece pure capolino d’Estate nei nostri cinema.

VOTO 1/5

Andrea Lanza

Cyborg – Il guerriero d’acciaio

Anno: 1989

Genere: Fantascienza

Regia: Giannetto De Rossi

Cast: Brandon Hammond, Bill Hughes, Ron Lang, Sherry Rose, Henry Silva

VHS: AVO film, Eden video – FILM PER TUTTI (Visto censura num. 84864 del 21/07/1989)

Conosciuto anche come: Cy Warrior: Special Combat Unit