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Uno strappo alla regola ci vuole sempre e noi non siamo così fiscali in un blog che si occupa all’80 per cento di film usciti solo in vhs e poi svirgola ogni tanto sia negli inediti dell’epoca d’oro, come per il bellissimo Jennifer, sia nei film editati malamente anche in dvd, come per Red scorpion. Ecco oggi parleremo di un film nuovissimo, Universal Soldier: Day of Reckoning, quarto capitolo della saga cyborg iniziata con I nuovi eroi. Premetto, e io ne parlerò sul blog dell’amico Francesco Ceccamea, che si tratta di una bomba, di un piccolo miracolo, un film girato in Bulgaria che potrebbe benissimo combattere a testa alta coi fratelloni miliardari tipo Mission impossible. Ma la parola passa ora a Napoleone Wilson, io vi auguro buona visione, ehm,  lettura intanto.

Andrea Lanza

“Sotto il loro proprio comando.”

Frase di lancio originale del film

Anche se sulla carta sembra un generico film d’azione,Universal Soldier: Day of Reckoning” è in realtà molto più sperimentale ed estremo visto sullo schermo, sia fisicamente che stilisticamente. La combinazione di uno stile disorientante si potrebbe dire alla Gaspar Noé di luce stroboscopiche e tempi dilatati manco fossimo in un film di David Cronenberg, ispirandosi dai corpi come relitti continuamente feriti dei protagonisti, il film lo si guarda e si sente come un allontanamento dal caso di un normale film d’azione, ma, al suo cuore, UniversalSoldier: Day of Reckoning” è proprio un film che spiazza e sorprende .

La storia è incentrata su John (Scott Adkins), un uomo che si riprende da un coma di 9 mesi e dalla morte brutale di sua moglie e della figlia. Con una vivida immagine del killer, Luc Deveraux (Jean-Claude Van Damme), nella sua mente, John cerca di capire che cosa esattamente è successo e perché. Le cose sono complicate in quanto John e braccato da un misterioso personaggio, “l’idraulico”, (il rassicurante fighter ter della MMA Andrei “The Pitbull” Arlovski, già presente nel precedente “Universal Soldier: Regeneration” [2010) inviato da Andrew Scott (Dolph Lundgren), il capo di un esercito di UniSols “Squadroni della morte”, i quali si sono ”liberati” da parte di ogni governo (liberati nel senso di essere una specie di “Fight Club”).

Il principale e più entusiasmante aspetto di Universal Soldier: Day of Reckoning”è il suo ritmo prodigioso. Mi spiego meglio. Connotato fino alla metà da una lenta costruzione e da un lento studio del personaggio protagonista interpretato molto bene da Adkins, assai misurato e credibilmente adatto nelle sue azioni e nella recitazione, il film sarà da lì in avanti punteggiato da una assolutamente sensazionale azione all’ultimo sangue, e il dialogo e una recitazione adeguata si faranno ancora spazio tra scene di combattimento quali non è dato vedere in film dal budget ben più alto e dagli incassi da “blockbuster” come ad esempio il recente “I Mercenari 2”, nel quale vi sono Adkins e Van Damme come qui, ma sottoutilizzati, e malamente sprecati. Forse infatti e sotto mentite spoglie, è questa la benedizione del film, dal momento che la recitazione fino a quel momento era stata raffinata e crudele, aiuta quindi ciò che subito avrà a seguire, soprattutto per un film di questo genere. Dovremmo difatti parlare della presenza sullo schermo e dell’aspetto di Scott Adkins, il quale combina una certa somiglianza con Ben Affleck alla presenza sullo schermo di un Jason Statham però più bravo, il quale esegue tutti i suoi incredibili combattimenti in prima persona, compresi gli scontri fisici e con qualsiasi tipo di arma impropria o meno, egli stesso, e avreste ancora un’ idea solo vaga della prestazione di Mr. Scott Adkins. Ma poichè noi, come John/Adkins non sappiamo cosa stia succedendo fino quando ci troviamo ad affrontare il primo vero, straordinario conflitto fisico con “The Pitbull” Arlovsky nel negozio di articoli sportivi, quello della “rivelazione”, un combattimento che sembra proprio come una lotta per la sopravvivenza attraverso la mutilazione e i peggiori traumi fisici, in un contesto mai smarrito ma che si fa via via più allucinante e per la cura prodotta su ciò che nel film conta davvero. L’interesse che non viene mai meno, e la seduzione stilistica della sua fattura ne fanno difatti un film molto affascinante e fino a qui il migliore sia per Adkins che per Hyams..

Prendiamo propriamente lo stesso indirizzo stilistico di “Universal Soldier: Regeneration” e sempre diretto da Peter Hyams nel 2010 , “Day of Reckoning” presuppone che neanche i peggiori incidenti automobilistici come i pesi del bilanciere dati in testa e sulla faccia, i pugni che sfondano i muri, e l’azione che si stenderà come un ombra attraverso una violenza veramente hardcore, e così via ma come non si integrerà bene se invece come ho scritto è molto ben supportata da momenti di buona recitazione e di buona esposizione dei fatti.

Ritornando su questo aspetto in particolare, le sequenze di combattimento sono davvero ben coreografate, quasi sempre viscerali, e decisamente selvagge. Non ci sarebbe davvero neppure il bisogno di cercare di seguire la storia (che spiega tutto nell’ultima scena, in ogni caso), ma i fan della serie, o solamente come appassionati di sequenze di lotta di questo livello, non potremmo che apprezzarne l’ispirazione, e godere di “Universal Soldier: Day of Reckoning” per quello che è : non un banale film di “botte da orbi”, ma seppur travestito, il film già di un’”autore” riconoscibile e personale, nel suo genere.

Da quando infatti Hyams ha preso in mano il franchise della serie, egli non ha cercato di realizzare dei meri tentativi di nuovi “sequel”, ma un po’ come ha fatto Nolan con il franchise di Batman, e seppure tra tutte le ovvie, enormi differenze a cominciare dal budget e dall’investimento pubblicitario così differente, anche Hyams ha improntato alla serie un aspetto visivo e sonoro da riff allucinogeno riverberntesi su un intero franchise, soprattutto “Universal Soldier: Day of Reckoning” sembra come la fantasia febbrile e un viaggio sensoriale partorito da un fan del genere duro e crudo, che richied una logica ma solamente della tipizzazione più fosca, collegando lunghe sequenze di mano a mano che sembrano sempre più dei vividi sogni, l’amputazione di metà piede con un’ascia, il fantastico momento del machete conficcato nell’ avanbraccio di Adkins e i tutti i colpi di fucile a pompa tra un combattimento e l’altro. Come ho scritto c’è qualcosa di perversamente affascinante e lasciato a ruota libera che John Hyams come regista ancora maschera volutamente tre il ritmo di un noir o un mistery, con l’intensità fisica di uno splatter, e uno di quei videogiochi da “shooter/sparatutto”in soggettiva da prima persona, e un delirante, strabiliante finale che è una vera e propria folle, rielaborazione di “Apocalypse Now” in stile surrealistico. E’ dunque lecito chiedersi se a questo punto la serie si svilupperà ancora in qualcosa di più grande. Dato il sicuro culto sulla quale può oramai contare. Culto che ha fatto nascere Hyams inaspettatamente da tutti, quando tre anni fa prese in mano il “reebot” di una serie di tre film, due cinematografici dei quali il primo diretto da un solitamente pesante e grevemente insignificante Roland Emmerich, il secondo di quasi dieci anni dopo “Universal Soldier: The Return” (1999) un flop, più un paio di “apocrifi spin-off” televisivi ” Universal Solider II: Brothers in Arms “e” Universal Soldier III: Unfinished Business “, non direttamente collegati, . Come il suo precedente “Regeneration, anche questo è uscito in prima visione rilasciato On Demand a fine ottobre dopo aver girato per molti importanti Festival specializzati, adesso è facilissimamente rintracciabile in filesharing, e avrà una distribuzione in dvd e Blu-ray nel tardo autunno, oltre ad una limitatissima uscita anche cinematografica nelle sale di alcuni paesi.

I Pilastri di questo franchising Jean-Claude Van Damme e Dolph Lundgren tornano ancora una volta in azione, come commando UniSols di soldati bionici geneticamente potenziati e incredibilmente resistenti. Ma questi servono come ho scritto più, o meno a sostenere qui le interpretazioni, mentre la maggior parte del “Day of Reckoning/Giorno del Giudizio” si concentra su Scott Adkins, un britannico veramente “art-marzialista”/ oramai famoso per fare delle cose assolutamente incredibili nel campo dell’action cinematografico. Scott Adkins è qui come John, un padre di famiglia che si risveglia dopo nove mesi di coma e afflitto da un grande e comprensibile confusione mentale, dopo aver tragicamente assistito all’uccisione della moglie e della figlia piccola, ad opera di tre invasori nero vestiti e mascherati…A parte uno. Ritornato allo stato di coscienza ma con una forte amnesia, John ricorda con vivida chiarezza una cosa sola: Il capo dei killer era un uomo temibile identificato da un agente dell’FBI che pare aiutarlo(Rus Blackwell) come Luc Devereaux (Van Damme).

Devereaux, come l’agente spiega a John durante un dialogo, lavorava per il governo, ma ora è classificato come un pericolosissimo disertore. Devereaux si più probabilmente si sarebbe fatto persino riconoscere come egli stesso un messia. Con l’aiuto del compagno Andrew Scott (Lundgren), gli specialissimi e apparentemente indistruttibili Universal Soldier sono stati metodicamente reclutati e deprogrammati dalla UniSols come da altri, liberandoli dal controllo da parte del governo e preparandogli come una volta sfruttati e sacrificati la loro vendetta.

John incontra ripetutamente un Unisol deprogrammato particolarmente feroce, ”l’idraulico” di cui parlavo sopra -fantastica la scena nella quale abbandona la riparazione di un lavandino ad una signora perchè avente ricevuto “il segnale”- (Andrei “The Pitbull” Arlovski), mentre dopo una scia di indizi che potrebbero portare a delle informazioni su Devereaux – e, altrettanto importante, del passato dimenticato di John. Naturalmente, essendo questo pur sempre un film, una traccia lo porta a un topless bar, dove incontra una bellissima ballerina (Mariah Bonner), che sostiene di conoscerlo. Poi le cose si faranno davvero ancora più strane.

Hyams e i co- sceneggiatori Doug Magnuson e Jon Greenhalgh hanno fatto riferimento in tutto a una vasta di gamma di fonti, con “Blade Runner” e “Apocalypse Now” come le loro influenze più evidenti. (Tanto che Van Damme è stato truccato con la faccia metà bianca e metà di nero, fatto come per assomigliare ad un più snello e atletico, più cattivo Col. Kurtz, il chenon è certamente casuale.) C’è anche un colpo di scena in prestito da un classico telefilm di “Ai Confini della Realtà”(The Twilight Zone), segmento in cui George Grizzard interpreta un altro uomo che cerca di risolvere il puzzle del suo passato. A suo credito, Hyams e gli sceneggiatori fanno un uso molto intelligente di questi “prestiti”, rendendogli unicamente un bell’omaggio. Questa torsione a sorpresa è anche annunciata nella fase iniziale del film, da indizi nascosti in bella vista.

In ogni caso, la tortuosità della storia serve principalmente come una scusa per ottenere e con la massima audacia una lunga discesa nel caos fino a quella successiva, che come ho detto prima, troverà la sua conclusione in un altro tunnel/galleria viscido e oscuro in cui sono concentrati gli UniSols, che farà pensare e molto, al “Rectus” da “Irreversible” (2002) di Gaspàr Noè. Adkins come ho detto è il più espressivo degli attori, e la sua fisicità e padronanza formidabile quale ci ha dimostrato con il mitico personaggio di Yuri Boyka di“Undisputed II e III” (2006 e 2010) di Isaac Florentine lo serve eccellentemente durante le impressionanti scene d’azione che vengono ulteriormente esaltate dalla maggiore profondità di campo offerto dalle lenti del 3D, con il quale mi sono dimenticato di dirvi, verrà distribuito nelle poche e selezionate sale cinematografiche, e poi in Blu-ray 3D.

Il gran finale è una serie di fantasmagoriche inquadrature di mosse e prese a spezzare le ossa, colpi d’arma da fuoco a far esplodere teste e cervella, qui con un impiego parsimonioso ed efficace della CGI, il tutto reso molto accattivante da una violenza parossistica, quasi tutta presentata come detto con un utilizzo una volta tanto pratico degli effetti, un approccio minimo alla CGI destinata a impressionare i/noi devoti genere. Meglio ancora, un Lundgren al culmine di un carisma follemente comico e spaventoso al contempo, permette di fornire in quelle poche sequenze in cui appare nel film, e in tale contesto, alcune dei dialoghi e delle battute più divertenti.

Anche nel tempo limitato sullo schermo delle loro apparizioni speciali Lundgren e Van Damme dimostrano che è possibile insegnare cosa voglia dire dare i calci come loro sanno fare e soltanto loro. Altri interpreti/performer di sostegno, tra cui Arlovski, che è un [bielo]russo campione di arti marziali miste e già apparso nel precedente “Regeneration”, sono eccezionalmente adatti ai compiti che li sono stati assegnati.

Napoleone Wilson

Universal Soldier: Day of Reckoning

Anno: 2012

Regia: John Hyams

Cast: Scott Adkins, Jean-Claude Van Damme, Dolph Lundgren, Kristopher Van Varenberg, Mariah Bonner, James Rawlings, Sigal Diamant, Andrei Arlovski, Austin Naulty, Audrey P. Scott, Roy Jones Jr., David Jensen, Rus Blackwell, Glen Warner, Dane Rhodes

Durata: 115 min.

Inedito