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L’amore, quello che strappa i capelli, come diceva Fabrizio De Andrè, è perduto ormai. Lo sa bene Mrs Johnson, donna bellissima, innamorata di un amore carnale, assoluto per il suo uomo, uno scienziato dal futuro così promettente da essere già finito.

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Eccola mentre scende le scale, la musica arabeggiante perenne, mentre si spoglia la luna cala sul suo ventre di perfetta femminilità, i seni vengono baciati, la pelle accarezzata, quel sedere è la mela invitante di un Eden perduto. Mi ami? L’uomo la stringe a sé, tanto forte da sfidare la morte e poi tornare lì. Ma la follia è alle porte.

Ciarlatano, millantatore, non ti faremo più fare il dottore. Una commissione, tre uomini e una donna, rifiutano le avanguardistiche ricerche mediche dell’uomo, la vittoria sul cancro attraverso lo studio delle cellule staminali, lo riempono d’insulti, mandano un uomo dalla faccia dell’Ispettore Derrick a distruggere tutto il suo lavoro di una vita. Sono vampiri, le loro voci sono nella sua testa, image.phplo svuotano di ogni desiderio, ormai l’uomo è un manichino senza altro che rimpianto. Mi ami? L’involucro non parla, allora la donna lo prega, Predimi! Prendimi! Il suo seno non verrà mai più baciato, le sue cosce resteranno deserto senza fiori, le lacrime cadono su una spiaggia mossa dal vento. Eccola la sposa in nero, il Truffaut più scuro mischiato dai fumi dell’alcool, confuso dai sigari da maschio rapace, eccola la donna senza nome, e nel film non ne avrà mai, la mantide religiosa, la Signora Johnson vestita dai colori della vendetta, è una tavolozza pittorica di Andy Warhol, il giallo, il blu, il rosso sbattuto con violenza contro le pareti,contro quelle persone che l’hanno privata dell’amore.

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Jesus Franco segue Soledad come un innamorato, la sua regia tocca vette di eleganza mai eguagliate, il vellutato zoom all’indietro, fuoco, fuori fuoco, riprese dietro bicchieri colmi di vino, specchi di una realtà ingannatoria, si sceglie il punto di vista meno prevedibile, l’arredamento, i colori a sublimare l’estica di un’opera che vive e si compiace della bellezza di una messa in scena perfetta, e poi, lei, la diva, l’attrice, la Medea triste, disperata, una femmina folle stahliana. Si parte da un’idea presente da un precedente film dello stesso regista, Miss Muerte, cambiando il rapporto padre-figlia con quello marito-moglie, privando il plot da tutti gli arzigogoli da mad doctor, le assurdità un po’ da Spectre 007, concentrandosi quindi sulla carne più che i macchinari, gli zombi non senzienti, e riabbracciando l’anima della sua protagonista con un desiderio di realismo molto onirico.

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I dialoghi sono appunto trasognati, le persone si muovono come se fossero in trance, è il sangue e il sesso a renderli veri e vivi. Non c’è compiacimento nel descrivere gli omicidi, tutto è fuori campo, ma la recitazione, molto espressionista, di Soledad, i suoi occhi sbarrati, le movenze teatrali descrivono meglio delle immagini gli atti dei personaggi. Il sottotema religioso (il matrimonio, le preghiere di un medico impotente prima dell’amplesso, l’avvicinamento di un altro in una chiesa), sussurrato, messo in secondo piano, si unisce con la forte componente sessuale dell’opera in una descrizione degli atti omicidi da rituale dal sapore di sublime blasfemia. Jesus Franco non rinuncia alle scene lesbo che saranno principi nell’altro suo capolavoro, Vampyros lesbos, sempre con le stesse protagoniste, la Miranda e la tedesca Ewa Strömberg, in un coito tanto freddo stavolta da essere mortuario. Lo stesso regista si ritaglia un ruolo rilevate, l’ultima vittima, quella che non verrà sedotta, ma torturata più crudelmente, uccisa come tutte nell’estasi sessuale così da confondere sperma e sangue. Poi Jess, ma anche noi, seguiamo Soledad, senza più parrucche a cammuffare la sua identità, salire in macchina. Poco prima, davanti al corpo quasi mesmerizzato del marito, il sesso è diventato forse cannibalismo, lei ride, ma è triste, si dispera, l’abito blu che vola oltre la scogliera. Ecco quindi che Mrs Johnson si lancia in auto, la velocità folle, il mare sempre più vicino, le curve da prendere dritte. Buio. Soledad Miranda morì anche lei in un incidente d’auto. Mi ami?

Questa volta siamo dalle parti di Dio.

Andrea Lanza

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She killed in ecstasy

Titolo originale: Sie tötete in Ekstase

Anno: 1970

Regia: Jesus Franco

Interpreti: Soledad Miranda, Howard Vernon, Paul Muller, Jesus Franco, Fred Williams, Horst Tappert, Ewa Strömberg, Beni Cardoso

Durata: 80 minuti circa

VHS: EMIK (sottotitolata in italiano)