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“Delitti in forma di stella”(Night Visions) è quello che si può davvero definire uno dei più oscuri lavori per l’intera carriera di Wes Craven, un film per la TV che sarebbe dovuto essere il pilot di una nuova serie che dato l’insuccesso non venne mai realizzata. Le ragioni se ne possono comprensibilmente trovare nella stolida mancanza di nerbo e nell’insulsaggine del tutto, ma meriterebbe almeno un’occhiata solamente perchè  ne è protagonista James Remar.
Altrimenti è solamente di una noia dimenticabile.
Esso ruota comunque attorno a due protagonisti che stanno portando avanti un’indagine  su di una serie di omicidi dalla modalità ripetitiva, il clichè di un serial-killer sui quali stanno indagando  Mackey (James Remar) , i cui nervi si stanno sfaldando, assieme alla psicologia ambigua e incline a immedesimarsi nella mente del killer, Sally Powers (Lori Locklin). Il personaggio di  Remar è ultra -stereotipato ma anche divertente soprattutto perché come detto così pieno di clichè quali il fatto che sia incline all’alcool dopo che la moglie lo ha lasciato, il fatto che lui faccia sempre  le cose a modo suo, che sia inviso ai suoi superiori, che generalmente vada in giro in moto, e che sia un ostinato cazzuto, ma soprattutto, e qui sarebbe stante l’originalità, che sia dotato di poteri medianici.  Un buon esempio di tali stereotipie è verso la fine del film, quando egli è fisicamente assalito dal capitano (Mitch Pileggi), non di meno che afferrandolo per le palle, dopo che il capitano non gli darà le informazioni richieste, piuttosto che semplicemente cercare di spiegare le abbastanza valide ragioni per cui ne ha bisogno, la-locandina-di-delitti-in-forma-di-stella-124339_mediumci si sprecherà in riferimenti ovvi al brutto “Sotto Shock”(Shocker) appena realizzato da Craven per il cinema e sonoro insuccesso, i quali riferimenti sono poi non molto oltre che per la presenza di Pileggi  nella sua prima scena come il capitano Keller. In realtà, questa scena risolve in maniera incredibilmente banale quello che poteva essere un ben più sciolto confronto e dialogo tra i due, che facilmente poteva essere il più divertente del film.  Craven passa però più tempo con lo psicopatico che è molto meno divertente. Il problema principale è che il personaggio di Sally, l’unico che potrebbe farlo, non spiega adeguatamente il personaggio del killer. E l’indirizzo fantastico che imbocca la trama  (Se non è cos’ì cos’è)  sono soltanto e soprattutto i diversi aspetti della psiche di Mackey quando va nei suoi stati di trance e sembra assumere nuovi personaggi? Non è chiaro e non sembra essere un punto della trama che voglia essere volutamente ambiguo. Le sue abilità sembrano semplicemente lì a questo punto poste per spingere in avanti lo script in qualsiasi modo sia necessario per spostare insieme un po’ di cose, piuttosto che seguire una logica interna visibile. O per condurre i personaggi al prossimo indizio o alla vittima (quasi sempre un po’ troppo tardi), per permettere a Sally Powers, (si tratta id un personaggio banale quanto meno  e che probabilmente e non sarebbe potuto essere altrimenti, ma che determina un conflitto tra lei e altri personaggi, che comprensibilmente pensano che ella è pazza), o di vederla vestita  in  succinti abiti di pelle. Il fatto che lei trascorra una buona parte del film in compagnia del killer e non se ne accorga nonostante le sue abilità, dice tutto.

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Essendo un film per la TV del 1990 è  tutto abbastanza annacquato e incredibilmente prevedibile. La svolta, l’identità del killer è è evidente fin dal momento in cui egli compare sullo schermo di schiena per poi girarsi, ed è legittimo  il sospetto che la maggior parte degli spettatori avrà elaborato il suo modus operandi molto tempo prima che lo faccia qualcuno sullo schermo. È sufficiente sapere che chiunque inizia a segnare i punti delle uccisioni su una mappa in un film come questo, inizia a collegare insieme dei segni che formeranno un pentagramma e la spiegazione ultima di come esso si lega con la fase «body parts” delle uccisioni, è zoppa e strumentale, soprattutto quando il nome che fa capolinea come ispirazione di tutto ciò e nientemeno che quello di Leonardo Da Vinci  Il botta e risposta tra le parti non corrispondenti è piuttosto piatto, nonostante gli sforzi degli attori e tutto il rispetto per un prodotto che sarebbe dovuto progredire e poi invece così non è stato rimanendo solo un altro lavoro pieno di cliché doverosamente programmato attraverso le reti delle syndication americane, mentre in Italia arrivò soltanto programmato in prima serata da Raitre nel giugno del 1996 . James Remar si diverte con il suo stereotipato personaggio e si vede, offrendoci i suoi dialoghi di strada e pieni di freddure con gioia e Lori Locklin cerca di fare quel  che può con il suo personaggio poveramente sviluppato e talvolta fastidioso, ma alla fine l’unica cosa che fa bene è indossare uno striminzito abito di pelle. Mitch Pileggi ha qui più o meno già lo stesso ruolo che svolgeva nelle serie di “X-Files” e anche se non ricordo male, non vidi mai Fox Mulder schiacciare le palle di Skinner  quando lui non avrebbe sostenuto una delle sue matte teorie. Adesso gli ammiratori di “24” potranno qui anche vedere la moglie connivente di David Palmer/Dennis Haysbert in un ruolo secondario. Wes Craven come spesso è accaduto nella sua carriera non apporta nulla in più nello svolgimento del progetto soprattutto in termini di stile, e tutto è piuttosto blando e prevedibile. Se si è alla ricerca di un “cpolavoro sconosciuto” (ma non ve ne sono) di  Craven, o anche un goffo ma divertente suo horror del tipo di “Dovevi essere morta”(Deadly Friend) (1986), questo non lo è.

Napoleone Wilson

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Delitti in forma di stella

Titolo originale: Night visions 

Anno: 1990

Regia: Wes Craven

Cast: Loryn Lochlin, James Remar, Jo Tenney, Mitch Pileggi, Timothy Leary

Durata: 95 min.