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Non posso farci niente, l’acqua mi terrorizza. Sono uomo di terra e montagna, non di profondi abissi che possono inghiottirmi o che nascondono chissà quale bestia. Infatti non so nuotare e mi tengo a distanza dal mare. Immagina un po’ con quale stato d’animo mi metta a seguire film che parlano di animali o altre creature che ne combinano delle belle ai danni dei nuotanti. Anzi rammento ancora il terrore assoluto che provai da piccolo assistendo alla visione de Lo Squalo. Però i film del terrore mi attirano, non come il buon porno, ma quasi. Perchè scatenano tante sensazioni diverse e differenti, si passa dall’urlare di paura al fare il tifo per il killer di turno. Tra i miei ricordi (ci tengo a precisare che su malastrana sto sviluppando un tipo di recensione assai adatta ai tempi: affidandomi ai ricordi, alla nostalgia canaglia, alle percezioni di una vita da spettatore indisciplinato), un posto d’onore è dedicato a questo bel film olandese che consiglio a un pubblico giovane tipo scuole medie, primi anni di scuola superiore, perchè saprebbero cogliere l’elemento puramente cinematografico, tralasciando una storia che insomma …Come giallo fa un po’ ridere eh! Maas giustamente punta sull’atmosfera inquietante di una Amsterdam a un passo dall’essere putrida e corrotta dalle acque e non solo. Horror e giallo si contaminano abbastanza bene, seppure nella nostra mente rimarranno a futura memoria i delitti feroci e brutali che l’assassino compie.

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Un poliziotto indaga su alcuni delitti compiuti da un misterioso individuo nei canali che attraversano Amsterdam. La città è sconvolta e vittima del terrore. Indagando l’uomo conosce una bella donna tipicamente olandese, non lavora in vetrina eh! La quale forse potrebbe, suo malgrado, esser coinvolta con gli omicidi in corso.

Non è la trama il punto forte di questo film, ma è la potenza della regia e le sue trovate a renderlo, a mio avviso, un cult movie. Molte infatti le sequenze memorabili e di grande impatto. La donna gettata da un ponte, con una gamba legata, su un battello. La carrellata che segue il corpo strisciare e lasciar dietro di sè la lunga striscia rossa del sangue, con la gente che urla, è magnifica. Come anche la ragazza squartata mentre su un gommone si rilassa tenendo le gambe aperte (vedi i costumi permissivi nordici che combinano) o la distruzione della casa galleggiante. Si nota la grande perizia tecnica di Maas, una certa sbarazzina aria sadica compiaciuta e divertita. Anche se la sequenza più ricordata rimane quella lunga e suggestiva dell’inseguimento tra motoscafi sulle acque dei canali. Montaggio perfetto senza esser frenetico, regia scattante e non isterica, davvero una scena memorabile.

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La scoperta del mostro e il suo movente è sbrigativa, ma la fine del “cattivo” è originale e a suo modo sottilmente malinconica. In fin dei conti Maas ci dice che non esistono nella realtà i mostri cattivi, ma solo persone sole e abbandonate. Emarginate dalla società che reagiscono con rabbia distruttiva e vendicatrice. Però non è mia abitudine cercar elementi romantici o significativi in pellicole che nascono rozze e facili , per il puro piacere di intrattenere e spaventare, qui trovate una pellicola che è pura lezione pratica sul come girare un dignitoso film horror, come tenere lo spettatore sulle spine e come sfruttare al meglio la propria città e quello che essa possa offrirci. Amsterdam infatti è la grande protagonista. Città che per i frichettoni di casa nostra è un paradiso di libertà (quelle false e commerciali dei regimi capitalisti) si mostra tenebrosa, putrida, decadente, crudele. E mostra come un tempo una semplice idea (un sub assassino e sadico nei canali di una grande città) si potesse fare anche del buon cinema. Il regista aveva il suo peso e teneva la sua creatura per le palle (povera creatura) e noi ancora peggio: con il cuore rapito dalla tensione e dalla paura.

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Vorrei rammentare Maas perchè a mio avviso con due film in patria ha dato un grosso e importante contributo al genere horror e thriller. “L’ascensore” è un piccolo classico e capolavoro, di scintillante e tagliente originalità, e questa pellicola seppure più classica, non è da meno. Nessun calo di tensione, sangue, violenza, umorismo tanto quanto basta. Personaggi credibili e assai umani . Non eroi, non macchiette o figurine di seconda serie. Lo sbirro è un uomo solo, che vive con la figlia adolescente, ha un solo grande amico e si comporta per tutto il film come un poliziotto qualsiasi. Così anche gli altri personaggi, spicca per sagacia e intelligenza l’amico occhialuto, della figlia dello sbirro. Li segui con simpatia, fai anche il tifo per loro volendo.

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Sono quei film che non saranno mai nei primi posti , non verranno rammentati e tramandati di padre in figlio, ma che per me sono preziosi e importanti. Quello che vedi è il puro piacere ed amore per il cinema e per gli spettatori.

Grazie Mr Maas!

Davide Viganò

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Regia: Dick Maas

Cast: Huub Stapel, Monique van de Ven

Durata: 114 minuti

Musica: Dick Maas

VHS: Azzurra Home video

Amsterdamned (1988) [GERMANY VHS]