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“Per il suo amore si può uccidere”

Frase di lancio originale del film

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Dopo aver visto la madre prostituta call girl trovare la morte per mano di uno squilibrato, deviato G.I., Olivia (Suzanna Love, all’epoca moglie e musa di Lommel), cresce fino a diventare ella stessa una disturbata, depressa, sposa-bambina. A vent’anni, rimane rinchiusa in una relazione senza amore, un matrimonio fatto per lei di abusi, cioè costretta a preparare la colazione del mattino (orrore!). E portare a passeggio il cane di notte (ci dovrebbe essere una legge proto-femminista a riguardo). Infine, il tormento del matrimonio porta olivia-suzannaloveOlivia a sintonizzarsi su di un canale in cui può sentire la voce di sua mamma morta. E Mamma vuole orientare la nostra bella dalla mente oramai persa in una vita da prostituta di strada e / o serial killer. Infatti, mentre il suo Andy Capp di marito è occupato a saldare insieme pezzi di tubo come idraulico, Olivia è alla mercè dei demoni del sesso. Una notte, si incontra su di un viadotto con un cliente americano di nome Mike (Robert Walker Jr., figlio di cotanto padre) e iniziano una relazione passionale. A quanto pare, le apparizioni di mamma approvano il rapporto, ma non appena Olivia è felice e può vivere pienamente la sua personalità, la sua dolce e ben più anziana metà scopre la sua infedeltà e accade per lei qualcosa di letale. Passato diverso tempo, Mike che non è mai più riuscito a dimenticare Olivia, è incredibilmente destinato a reincontrarla. Infatti, sullo stesso London Bridge, ma stavolta soltanto una copia situata in Arizona, Mike si imbatte in una donna che assomiglia a Olivia. Una donna che assomiglia a Olivia e si comporta come lei. Che potrebbe dunque essere solo Olivia. Intanto un personaggio che abbiamo pensato fosse morto ritorna per continuare le sue percosse e i suoi violenti modi nei confronti della donna. Altri cadaveri si accumulano e alla fine, veniamo a sapere che la vita, che sia in una nebbia londinese o nella riarsa calura del deserto dell’Arizona, sarà sempre difficile, quando vostra madre morta odia come un mantra l’uomo che ti vuole salvare, e cerca di riportarti ai tormenti patiti  sotto il campanile del Big Bang.

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Le peculiarità migliori di questo film sono quelle che succederanno da questo punto della storia in poi. Certo, è stato fatto più di 22 anni fa, quando il terrore era più sommesso e un regista poteva ottenere il suo scopo con un ritmo più lento e delle uccisioni meno sgargianti. Certo, è stato un tentativo più psicologico che un’esperienza di horror viscerale. Certo, questa non è altroche una trama alla “Psycho” mescolata con una storia di prostituzione, e alla De Palma di “Complesso di colpa”(Obsession )(1976), e un’ambientazione tra i più famosi monumenti britannici. Certo, l’interpretazione gravosa della protagonista Suzanna Love si perde non poco in una nebbia di cattive parrucche ,accenti ondivaghi, e motivi incerti. E concesso che, il suo co-protagonista, Robert Walker Jr. è certamente un ottimo attore, sembra qui poco lontano dal momento di dover soccombere ad una qualche malattia mortale che è come trasmessaci su tutto il suo viso sofferente e,un viso pieno di rughe alla Stephen McHattie. Ma questo non significa che “Olivia/Doppio rischio” sia un brutto film. Niente di più falso. Significa solo che “Olivia” è un tentativo riuscito in parte da Lommel ma piuttosto maldestro come d’altronde è suo solito, di creare un thriller erotico che permetta ad alcune questioni accessorie di confondere il tema principale del film. Quando dovrebbe essere spaventoso o scabroso, “Doppio rischio” è piuttosto casuale e senza senso. Evidentemente influenzato dallo stile del cosìddetto “giallo all’italiana” di Argento o Bava Sr., Ulli Lommel consente alla cinepresa di regolare e mettere a fuoco un particolare punto soggettivo per alcune sequenze atte a costruire la suspense sperata. Le scene della giovane Olivia a spiare la di lei madre puttana attraverso uno spioncino posto in uno schermo paraluce sono statiche ma hanno una loro qualità sottotono. Le informazioni limitate fuori dallo schermo ci lasciano a chiedere cosa stia accadendo fuori dalla nostra linea di visuale e l’immaginazione comincia a correre. Ma quando ciò non viene fatto realmente accadere (l’omicidio della mamma avviene al di fuori del campo visivo dal punto di vista della protagonista), l’intero sistema visivo del film sembra una truffa gigantesca. Vi sono diversi momenti imbastiti per niente. Questo è il problema principale di “Doppio rischio”. E’ un film nel quale le posizioni delle inquadrature di diverse sequenze potenzialmente di caos o di minaccia,non riescono a ottenere neanche uno di questi scopi.

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Il casting fornisce un altro gran numero di altri problemi al film. Il personaggio della nostra protagonista, Suzanna Love è emotivamente svuotato, in grado di spaventare come di avere cura del guadagnarsi fino ad anche la più piccola quantità di simpatia da parte del pubblico. I suoi folli monologhi interni con la  voce della madre quale quelli di Norman Bates, sono la sua fase di riscaldamento, il parlare con la madre è per lei come un impegno con il suo oratore motivazionale. Ti aspetteresti quasi che arrivasse Martin Balsam a salire su per le scale fino all’appartamento. L’amore di Olivia può essere complesso, ma la sua recitazione ci fa in entrare poco in quel mondo privato,lasciandoci bloccati fra i colpi di scena a sorpresa poco interessanti dei creatori del film. Non è quasi mai una buona base per un intero film l’averlo costruito intorno a un personaggio poco coinvolgente, nel bene o nel male. Come suo interesse amoroso, Robert Walker Jr. seppur al solito si impegna sembra, e francamente, a disagio nel suo ruolo di focoso protagonista. Egli come detto sembra scarnificato e malato. Forse all’epoca aveva avuto problemi nella sua vita personale. Forse soffriva di una disintegrazione cellulare. E oltretutto non è neppure mai un personaggio decente per incentrarci l’intero film. Il suo esperto di ponti Mike ci viene presentato come vagamente incompetente e arrogante senza una buona ragione. Quando è di fronte a diversi membri altezzosi di una qualche società per la conservazione del London Bridge, si comporta molto meno che come un esperto e più similmente ad un ragazzino malizioso precettato dal preside per parlare dei cuscinetti di carico strutturale. Ma appena un minuto dopo che vede Olivia per la prima volta,diventa come uno Spaniel in una fabbrica di salsicce, scalpitante nella speranza di ritrovarsi in mezzo a lei. E il regista Ulli Lummel non riesce a comprendere la prima regola di un film thriller scabroso. Se Olivia è una minaccia, ha bisogno di essere prima ben descritta come una mina vagante, pronta ad esplodere in qualsiasi momento. la-locandina-di-doppio-rischio-177728_mediumInvece, lei è così passiva che le ci vogliono ripetuti atti di umiliazione personale e di dialoghi con la sua voce interna prima che diventi una sgualdrina con il primo che passi là fuori. Come il protagonista, Olivia ha sottomesso il film all’ inerzia. Si tratta quindi di una lezione su come una storia possa avere uno sviluppo letargico, sia essa di sesso e scabrosità, o di paura. “Doppio rischio” uscì nei cinema italiani e al solito fugacemente, nel giugnodel 1983. Nel 1987 ne venne pubblicata una vhs da nolo della Multivision, unicosupporto sul quale sopravvive il film nella nostra lingua. Non se ne ricordano passaggi televisivi. Non ricordo se nella vhs viene rispettato il suo aspectratio originale di 1.85:1, ma lo reputo abbastanza improbabile. La fotografia del film stesso, (essendo stato pubblicato nel 2001 in un decente dvd negli Stati Uniti dalla Image Entertainment), si può notare che è dai colori un pò spenti e senza vita, per una ricercatezza artistica europea tipicamente del regista tedesco. Il dvd contiene anche un’interessante intervista con un’abbastanza perspicace Lommel, il quale discute in dettaglio le ragioni del successo del film se non commerciale (relativo), presso gli appassionati. Ovviamente il master del dvd è molto più ripulito e intonso di quello della lontana videocassetta, che era il master da una copia del passaggio cinematografico italiano, erispetta il formato originale di 1.85:1. Sarebbe affascinante notare che tutto il materiale ambientato sul London Bridge, anche le parti presumibilmente girate nel Regno Unito, e stato inrealtà girato in Arizona. Inoltre è accattivante l’ipocrita indignazione nella suddetta intervista, da parte di Lommel che il suo film non sia altro che un non riconosciuto “classico hitchcockiano”. Lommel non è sicuramente tanto illuso quanto egli sia personalmente legato (profondamente) per il successo finanziario al film, in quanto ha sempre finanziato i suoi progetti lui stesso.Può sicuramente essere che anche questo film sia una sorta di “cult incolto”,ma chi lo vedrà si renderà bene conto che da qui a considerarlo “un classicohitchcockiano” ce ne corre.”Doppio rischio/Olivia” è in definitiva un film che inizia in modo promettentee finisce un pò futilmente. Nel mezzo ci sono scene di buona atmosfera e fattura ma altrettanto grande imprecisione, per la ricchezza di personaggi e attori non in grado di dare vita a uno script per lo più in stato comatoso. “Doppio rischio” avrebbe potuto essere un eccellente slasher. Ne ha tutte le componenti, ma nessuna vera competenza.

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Ulli Lommel e Suzanna Love avevano trovato questa copia del London Bridge in Arizona durante la preparazione per “The Boogeyman II”.

Napoleone Wilson

Doppio rischio

Titolo originale: Olivia (conosciuto anche come Double Jeopardy)

Anno: 1983

Regia: Ulli Lommel

Cast: Suzanna Love, Robert Walker Jr., Jeff Winchester, Amy Robinson, Bibbe Hansen, Nicholas Love, Kenneth R. Shippy, Michael Evans, Ulli Lommel, Judy Walker, Ron James

Durata: 90 min.

VHS: Multivision

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