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A Devonsville nel Massachussets, tre sventurate vengono accusate di stregoneria e portate al rogo dopo terribili torture. Nel 1983, 300 anni dopo, l’arrivo di tre donne fa rinascere negli abitanti un odio ancestrale mai sopito e ricomincia la caccia alle streghe.

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Ulli Lommel è sicuramente un cagnaccio della settima arte: i suoi film, sciatti e mal girati, ne sono la testimonianza più viva. Eppure in mezzo a tanta paccottiglia l’attore, ex pupillo di Fassbinder, riuscì a mettere a segno, agli inizi della carriera registica, una manciata di pellicole vicine al cult movie tra i quali lo sporco e truce Mirror. Difficile da credere ai giorni nostri, soprattutto alla luce delle ultime cose di Lommel, immondizie direct to video di sfrontata bruttezza come il suo film/manifesto (d’inettitudine) Zombi nation. Ecco Lommel col tempo è diventato garanzia di cattiva qualità di un horror, il cantore di Z movie girati senza senso di nulla, nè del ritmo nè delle immagini, benedetto da uscite mondiali senza averlo meritato. Eh sì, amici miei, perchè probabilmente uno Zodiac Killer (da non confondersi con il piccolo gioiello di David Fincher) lo troverete sia in Italia che in Brasile a discapito di opere, magari più di qualità, che fanno fatica ad essere distribuite (qualcuno ha detto Rampage?). Certo che il cinema di Ulli Lommel è il simbolo di una miserabilità che non fa bene al cinema horror facendo il gioco di chi si ostina a considerare questo genere infantile e inutilmente sadico. Io aggiungo, senza problemi, che il cinema di Lommel, almeno i suoi ultimi film, sono anche di una scorcertante stupidità.

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Devonsville terror ne è il primo segnale, un horror a metà tra genio e miserabile. Girato nel 1983, subito dopo il bel Mirror, è il canto del cigno del regista insieme ai contemporanei Brainwaves e Doppio rischio: dopo ci saranno produzioni sempre più assurde, brutte e scalcinate. Devonsville terror ancora si salva, ha una bella atmosfera e riesce a piazzare allo spettatore un paio di scene ben assestate, peccato resti un prodotto appena appena accettabile. Lommel gira in maniera abbastanza distratta le scene di raccordo, i momenti non horror, con primi piani troppo insistiti e una certa sciattezza generale nella messa in scena, quasi il film non gli interessasse molto. Devonsville terror soffre oltretutto di una sceneggiatura lacunosa, piena di scene senza molto senso e personaggi che appaiono e vengono dimenticati con estrema facilità, tanto da sembrare il montaggio arbitrario di un’opera molto più lunga e complessa.

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C’è, come detto, una certa atmosfera malsana che salva capra e cavoli è vero, ma dispiace che anche questa venga buttata via in uno sviluppo della storia che poteva essere molto più hardcore e meno imbelle, qualcosa che nelle mani di un Lucio Fulci, streghe, demoni, maledizioni, era diventato l’immenso Paura nella città dei morti viventi. Anche qui come lì abbiamo un atto di morte che apre un inferno sulla terra, gli abitanti cominciano a marcire divorati dai vermi e una certa malvagità recondita diventa incontrollabile, a farne le spese sono e saranno soprattutto le donne, vittime di una mentalità retrograda che le vuole schiave dell’uomo.  Lommel raccontò in alcune interviste d’epoca che per girare Devonsville terror si era informato moltissimo sulle “barbarie dell’inquisizione” e che il film poneva in un ruolo regio la strega non intesa soltanto come demonio ma come figura proto femminista. Le vittime di questo horror sono appunto tre straniere colpevoli soltanto di  essere emancipate, peccato mortale a Devonsville, città sempre uguale da 300 anni senza nessuna possibilità di sviluppo sociale e mentale.

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Peccato che Lommel alla fine si concentri soltanto sulla maestra protagonista, Suzanna Love, sua moglie all’epoca, e abbozzi in veloci sequenze le altre due donne, rendendole soltanto mera carne da macello poco interessante. Le torture, soprattutto quella dei maiali (e quindi la sua riproposta con dei cani feroci), sono di un certo impatto, girate con evidente basso budget ma abbastanza ben camuffate da riprese veloci. Anche l’incubo della Love con la sua uccisione al cospetto di un diavolo carnascialesco non  è proprio da buttare, lo sono invece tutti quegli effetti orribili  e molto ottantini di raggi laser sparati dagli occhi nel finale. Nel pasticcio esoterico comunque troviamo l’ottimo Donald Pleasence in una interpretazione catatonica e non molto convinta, l’ennesimo personaggio che nella pellicola poteva avere un ruolo importante e che invece viene abbandonato. Il sangue non è molto copioso, anche se abbiamo una testa che esplode e un  corpo che si liquefa fino a mostrare lo scheletro, segno che l’opera contava soprattutto sull’atmosfera. La bella Suzanna Love è svestita dal marito pigmalione in ogni momento, necessario o meno, ed è comunque un valore aggunto alla visione del film anche se la sua interpretazione non è propriamente eccellente. Il suo personaggio, una maestrina di città assunta in un paesino, strega fin dai capelli rossi (“Nessuno per natura ha capelli di quel colore”), non è molto chiaro neppure quando si svelerà nel finale, lasciando lo spettatore un po’ frastornato nella chiusa veloce dell’opera. Certo è che Devonsville terror appare un capolavoro confrontato con le ultime opere di Lommel, ma nel complesso resta un mediocre esperimento che, con più convinzione, poteva essere un gioiellino. Della cattiva qualità dell’opera comunque dovettero accorgersene anche i distributori americani che prima annunciarono il film nelle sale poi lo buttarono nel mercato video. A peggiorare il tutto il brutto doppiaggio della vhs italiana, qualcosa di così indecente da essere criminale.

voto 5/10

Andrea Lanza

Devonsville terror

Anno: 1983

Regia: Ulli Lommel

Cast: Suzanna Love, Robert Walker Jr., Donald Pleasence, Paul Willson, Mary Walden, Deanna Haas, Wally Flaherty, Michael Accardo

Durata: 83 min.

VHS: Lineafilm

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