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“Sono nato nel Garden State del New Jersey, dove non ci sono stati schiavi per quattro generazioni.”

(Lou Gossett, Jr./Jason O’Rourke )

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 “il Magliaro a cavallo”(Skin Game) (1971), è oramai un film sconosciuto ai più, almeno da queste parti. Eppure, all’epoca della sua uscita cinematografica ebbe un buon successo di pubblico e critica statunitensi e delle ottime recensioni anche in Italia, le quali possiamo ancora ritrovare nel tenore in alcuni dizionari. Perché ne riparliamo adesso, ne riparliamo in quanto è stato un film il quale viene apertamente citato e omaggiato in alcune sequenze e nel personaggio stesso di Jamie Foxx, da QT in Django Unchained”. Ed è stato uno dei primi tentativi di innestare anche degli elementi di commedia e di luce in una Storia di fondo così orribile e di tenebra quale è stata quella della schiavitù, raffinandoli con una piacevole amoralità quale è quella dell’affascinante e astuto infingardo interpretato dal protagonista Garner, affascinante e mellifluo truffatore di aste di schiavi,  come quando interpretava la famosa serie tv western “Maverick”.  Egli è un vincente, ma sorride e scrolla semplicemente le spalle anche quando viene raramente superato in astuzia. Vi è presente pure Ed Asner ancora pre- “Lou Grant”, che anticipa con l’interpretazione fondamentalmente malvagia del suo personaggio di cacciatore di schiavi fuggiaschi Plunkett, anche i protagonisti. Quando “il Magliaro a cavalo” venne realizzato non era ancora propriamente iniziato l’abbastanza nutrito sotto filone della Blaxploitation dei western “all black”, e Paul Bogart il regista, proveniva dalla buona prova offerta con “Marlowe, il detective”(Marlowe, the detective)(1969), dove esordì Bruce Lee in una memorabile breve apparizione, e dove il protagonista era anche in esso James Garner, notissimo attore di cinema e televisione americani, dalla lunghissima e notevole carriera il quale come detto non abbisognerebbe proprio di presentazioni.

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“Il Magliaro a cavallo” è anche un film che precorse l’ambientazione di alcuni western del periodo, nel sud schiavista e in particolare negli anni della Guerra di Secessione o del post-bellico.  Fu anche una delle pellicole con le quali inizio’ a venire fuori e a farsi notare un attore di colore che sarebbe divenuto uno dei più solidi interpreti caratteristici di alcune tipologie di ruoli, per il cinema americano degli anni ’70 e ’80. Sto parlando naturalmente del co-protagonista Louis Gossett, Jr., ancora coi capelli,  il quale avrebbe poi vinto anche un Oscar come Miglior Attore non Protagonista per la sua memorabile interpretazione del Sergente Istruttore della Marina Militare Emil Foley, in “Ufficiale e gentiluomo”(An Officer and a Gentleman) (1982) di Taylor Hackford.

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Gossett Jr., interpreta un nero del New Jersey nato libero in uno Stato nel quale non è mai esistita la schiavitù, che mal gliene incoglie al passaggio del Missouri finisce nelle grinfie malvagie di Plunkett, il quale lo vende al proprietario di una piantagione del Texas.  Gossett è però troppo furbo e riesce a darsi alla fuga, ma non certo prima di essere catturato e rivenduto di nuovo.

 Gossett è l elemento davvero in più del film e padroneggia da par suo le battute migliori dei dialoghi, che soprattutto in originale sanno di un sapido umorismo macabro, compresa la sua abilità nel passare da un parlantina sciolta e veloce da negro emancipato del Nord, a quella sottomessa nel parlare dello schiavo del Sud.

In seguito alla conoscenza con Quincy (uno dei nomi utilizzati dal personaggio di Garner, e quello con cui lo chiama Gossett), Jason ne viene separato essendo catturato nuovamente da Plunkett. Allorchè Garner  trova come partner di borseggi una professionista ancora più intelligente del secondo, ovvero Ginger, interpretata dalla splendida Susan Clark (all’epoca proveniente da “L’Uomo con la cravatta di cuoio”(The Gauntlet)(1968) di Don Siegel, con Clint Eastwood, e famosa successivamente anche per la serie tv “Webster”, con il marito nella vita reale Alex Karras, ed Emmanuel Lewis). Riusciti a ritornare assieme dopo alterne vicissitudini, i due si fingono missionari intenti nella cura ai lebbrosi, per un altro schema comico nel quale Jason troverà- e beato lui, difatti è un film-, persino un corrispettivo amoroso, ovvero Naomi, interpretata da Brenda Sykes.

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Notevole e molto curato fu come accennato il lavoro in sede di dialoghi, adattati dal romanzo omonimo di Richard Allan Simmons. Pochi sanno che nel 1974 venne realizzata una versione televisiva della medesima storia, con protagonisti nei rispettivi ruoli Bill Cosby e Robert Culp, che già avevano fatto coppia nella serie tv di successo degli anni sessanta “Le Spie”(The Spy), e poi nell’esordio registico di Culp scritto da Walter Hill, il bel noir La Morte arriva con la valigia bianca”(Hickey and Boggs)(1972).

Tornando a “Il Magliaro a cavallo” ,esso ha sempre avuto dei rari passaggi in televisione, tanto che potremo contarli sulle dita di una mano, e non ha mai avuto alcuna edizione nell’home video in italiano. Non è ancora stranamente uscito in digitale neppure negli Stati Uniti, dove sopravvive unicamente in vecchie vhs degli anni ’80. Eppure è un film come detto di buona fattura e che manifestatamente ha precorso titoli come “Non predicare…Spara!”(Buck and the Preacher)(1972) di e con Sidney Poitier e Harry Belafonte, “Libero di crepare”(The Legend of Nigger Charley) (1972) di Martin Goldman, “Charlie il negro”(The Soul of Nigger Charley)(Usa 1973) di Larry Spangler, entrambi con Fred Williamson, “Thomasine and Bushrod”(Usa 1974) di Gordon “Superfly”Parks, Jr., con Max Julie, Vonetta McGee che lavorò anche in Italia nel bellissimo western di Sergio Corbucci “Il Grande Silenzio”(1968) di Sergio Corbucci, e “Faustina” (1968) di Luigi Magni, e altri western “all black”.

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Le sequenze d’azione, consistono di un raid da parte di John Brown, su un asta di schiavi in cui Jason stava portandosi via un sacco di soldi, e fughe varie girate un po’ sommariamente. Il film si basa anche in gran parte sui dialoghi tra il compagno irritato ovvero Garner (compresi quelli tra i due partner di Quincy e lui), che è un po’ sorprendente e alla maniera di quelli che conosciamo benissimo tra Terence Hill e Bud Spencer, sorprendente quindi se si pensa che la sceneggiatura sia  stata scritta da Peter Stone, il quale aveva scritto alcuni eleganti thriller degli anni sessanta (“Sciarada”, “Mirage”, “Arabesque”) così come la famosa opera teatrale e la sceneggiatura di “1776” (che mostra una certa familiarità con la storia americana).

I personaggi di Quincy e di Ginger sono così completamente privi di razzismo e sprezzanti di coloro che acquistano gli esseri umani da essere un pò incredibili come protagonisti dal colore bianco del 1857. I loro ruoli possono apparire come una sorta di autocompiacimento hollywoodiano dell’epoca ad una superiorità morale, che è un poco sospetto. In definitiva, come nel certo altrimenti eccellente western del 1968 diretto da Sydney Pollack “Joe Bass, l’implacabile”(The Scalphunters) con Burt Lancaster, egli  a malincuore comprava  Ossie Davis come schiavo e poi lo riconquistava, ma se all’epoca poteva esserci coinvolta una sensazione di nausea trovandosi a ridere di qualsiasi aspetto della schiavitù, queste produzioni fornirono un veicolo per molto attori di colore di talento (come Davis e Gossett) per pubblicizzare in parte la dignità umana, e mostrando una notevole arguzia razziale ed un certo fastidio per l’ingenuità, oltre alla rapidità nei botta e risposta di dialogo, che cos’ avrebbero fatto la fortuna di attori di colore leggeri e successivi come Eddie Murphy e Will Smith.)

Il magliaro a cavallo fu il 1500esimo film realizzato nella storia della Warner Bros…

Napoleone Wilson

 Il magliaro a cavallo

Regia: Paul Bogart

Interpreti: Susan Clark, Louis Gossett jr, James Garner, Brenda Sykes

Titolo originale: Skin Game

Durata 102′ min

USA 1971

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