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Thunder è la risposta italiana al Rambo di Ted Kotcheff e ha avuto ben due seguiti in parallelismo con gli originali di Stallone. Si può ipotizzare che, se i nostri strabenedetti generi cinematografici fossero ancora vivi e vegeti, qualche anno fa avremmo goduto di un nuovo Thunder, proprio in occasione del John Rambo di Sly. Purtroppo De Angelis/Ludman non gira (e produce) più film, e Mark Gregory si è dato alla macchia facendo nascere sulla sua figura molte leggende urbane, tra le quali la più incredibile è che stia facendo il madonnaro vicino a Duomo (ma la locazione geografica cambia di volta in volta).

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Ah benedetti quei gloriosi anni dove giocavamo a fare gli americani, a volte con risultati pregevoli ma molto più spesso con prodotti miseri e miserabili! Oggi parleremo di Thunder 2, il secondo capitolo della trilogia sul navajo incazzato, cercando di recuperare anche i restanti due capitoli nei giorni a venire. Ho scelto il 2 perchè è stato il mio primo approccio, da ragazzino, con la serie, e perchè è quello al quale personalmente sono più affezionato, anche se, senza dubbio, il migliore rimane il capostipite. Girato con magniloquenza di panoramiche in Arizona, il film, sul piano tecnico, può vantare una realzzazione decorosa con un grande inseguimento (incredibile) tra un elicottero e una jeep nella gloriosa Monument Valley. E’ proprio visivamente che il film da’ il suo meglio: buone scene d’azione, rallenti come se Castellari (o Peckinpah) si fosse addormentato senza dare lo stop e soprattutto un’idea, impossibile da raggiungere ma affascinante, di poter fare film concorrenziali con gli USA. Un po’ di tempo fa leggevo che tutti questi film action d’imitazione erano soprattutto fatti per il Terzo mondo, ovvero per tutte quelle terre dove era impossibile che un distributore locale avesse i soldi per portare un Karate kid e allora ci si rivolgeva al più economico Ragazzo dal kimono d’oro.

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Non so se questa cosa fosse vera, ma sarebbe stato interessante all’epoca intagliare una conversazione con un abitante dell’Amazzonia sul blockbuster locale, Indio, e capire che Rambo, in quella dimensione parallela, non aveva mai fatto capolino. Thunder 2 è interessante anche nel tentativo della sceneggiatura di David Parker Jr. (Dardano Sacchetti) di non seguire la strada più semplice (come faranno invece i vietnam movie matteiani), l’imitazione di Rambo 2: si cerca invece di sviluppare la trama del primo film in un proseguo più originale. Per farvi capire meglio senza aver visto la pellicola: è come se, in Rambo 2 la vendetta, Sly, al posto di essere spedito in guerra, decidesse di fare il poliziotto al fianco del bastardissimo Brian Dennehy. Ecco il guizzo che fa elevare Thunder 2 sopra la media dei vari prodotti d’imitazione dell’epoca: certo a metà film si remakizza il primo film, ma dentro, in neanche un’ora e mezza di girato, ci sono tante cose incredibili e divertenti da far passare il tempo con gusto. Ecco quello che mi manca molte volte in un film (italiano o straniero che sia): il sano divertimento. Non che non si facciano più action all’Estero, ma o sono troppo seri o troppo stupidi, mai che ci sia quella invalicabile linea di confine che sanciva lo spettacolo di un Chuck Norris dell’epoca o, appunto, di un Larry Ludman truffaldino.

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Senza escludere che il progresso ha necessariamente ampliato il varco tra amatorialità e professionalità soprattutto con l’abbandono della pellicola a favore del più economico digitale. Direte voi “Ma anche Michael Mann usa il digitale”, si ma io capisco lo sperimentalismo un po’ snob di un grande regista che al posto di mettersi nudo per provocare vuole dimostrare che anche il nuovo è meglio del vecchio, ma i risultati di Mann, anche se suonerà come una bestemmia, negli ultimi 10 anni non sono paragonabili al decennio (o ventennio) precedente. Passi per Collateral, ma sia Miami Vice che Nemico pubblico sono sì visivamente interessanti ma, magia del digitale, ti sembrano anche al cinema una telenovelas testosteronica, qualcosa che non stai a pensare che la macchina da presa sia costata miliardi, ma cominci a dirti “Però magari lo posso fare io col mio cellulare”. No no no perchè è così che si creano i mostri e Castellari può sentirsi in dovere di girare, con i soldi della paghetta del figlio, Ingloriuos Basterds ai Carabi! Il problema è che più ci si spinge alla perferzione più ci si allontana dal concetto che il cinema è finzione con le sgratinature da pellicola e il tecnicolor che, vaffanculo, ti fa già venire nelle mutande sia lo usino per il Re dei re che per Topolino contro Barbapapà.

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Thunder 2 è prodotto d’imitazione ma coi controfiocchi perchè è vero che Fabrizio De Angelis/Larry Ludman aveva più fiuto come produttore che come regista, ma i suoi film anni 80 dalle copertine strepitose possedevano un senso del ritmo e dello spettacolo che ancora oggi andrebbe studiato. Mark Gregory è il protagonista perfetto di questo Thunder, soprattutto in questi ultimi due capitoli, smagrito, dall’aria meno da frocetto che in 1990 i guerrieri dal brox, tanto che per qualche attimo quasi quasi ci credi che sia un indiano. Qui ritorna con moglie incinta al carico (Karen Reel che sostituisce la Valeria Ross del film precedente) a fare il poliziotto nella stessa cittadina del deserto scenario del primo Thunder. Non stiamo a guardare il pelo nell’uovo soprattutto nell’idea un po’ cretina che quello che a tutti gli effetti è un vandalo/teppista/psicopatico omicida possa indossare la divisa, ma chiudiamo un occhio soprattutto perchè la faccia del poliziotto Rusty, suo acerrimo nemico, è impagabile quando scopre questa novità. A interpretare i nemici dell’indiano sono sempre il sempre grande Bo Svenson (non dimenticheremo mai la sua prova in Walking tall 2) e l’incarognito Raimund Harmstrorf, solo che il primo è in un ruolo meno da bastardo, anzi quasi da buono. Quasi. D’altronde con quella faccia così mica puoi pretendere non sia un gran bastardone quando è il momento di tirare i conti con la vicenda.

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Il novello poliziotto comunque, in neanche mezz’ora, riesce a sgominare una banda di spacciatori scoprendo che, da quando se n’è andato, è cominciata a circolare la droga tra gli indiani, l’equivalente dell’acqua di fuoco dei vecchi western. Thunder sbatte in pugni sul tavolo incarognito, no lui non ci sta, si consulta quindi con un vecchio avvocato indiano (indiano quanto lo sono io) e decide che sbaraglierà, da solo o meno, l’orribile commercio, senza sapere però che Harmstrorf/Rusty ne è il mandante. Ecco che, in un momento di rara cretineria. il poliziotto cattivo incastra il navajo buono mettendogli un kg di droga nell’armadietto dello spogliatoio con tanto di Bo Svenson, capo della polizia, che commenta laconico “Mi fidavo di te, ragazzo”. Il mondo di Thunder è brutto, cattivo e sporco, non c’è spazio per gli indiani che non sono accolti bene da nessuno, perciò. senza un processo equo, il nostro eroe viene trascinato in una posa cristologica fino ad un carcere di massima sicurezza dove è condannato ai lavori forzati.

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Lì, come direbbe il nostro caro Monnezza sono cazzi da cagare e anche amari: secondini cattivi con in particolare un filippino dal nome americano che ti picchia e ride come tutti i cattivi di serie B. Qui Thunder verrà costretto a docce gelate, a lavori sovrumani e persino 12 giorni in isolamento nel “buco”, un luogo dove si brucia di giorno e fa freddo di notte, senza mangiare o bere. Qui probabilmente la sceneggiatura voleva omaggiare Brubaker, il carceriario con Robert Redford, soprattutto nel momento in cui i prigionieri incitano Thunder a resistere facendo rumore contro la rete. Comunque, sebbene si dica più volte che “nessun uomo può sopravvivere al buco per tanto”, il nostro eroe, appena tirato fuori, spara a tre guardie (uccidendole senza dubbio) e fugge con un’auto nel deserto. Naturalmente la scena è da applauso perchè Thunder non sceglie il portone dei comuni mortali ma supera con un salto la rete di protezione grazie a due rampette lasciate lì per caso. Ci prova anche lo sceriffo filippino ma il suo tentativo non va a buon fine tanto che tutto arrabbiato manda senza ragione un suo uomo nel buco. Naturalmente immaginatevi ogni inseguimento, sparatoria o distruzione nel solito abuso di rallenti che in quegli anni era quasi stile, anche in questi casi dove molte volte era messo a cazzo di cane. Scopriamo però intanto che il vero nome di Thunder è Luis Martinez. Cioè fermi tutti, Luis Martinez???? Ma è un indiano? Non dovrebbe chiamarsi che so “Aquila della notte” o “Lupo dal nero manto”??? Luis Martinez sembra il nome di un ispanico, anzi di un ballerino gay di salsa dai pantaloni attillati e la camicia aperta che ti dice mostrandoti la lingua a serpentina “Te quiero mucho”.

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Comunque sia dato atto che nessuno chiama il nostro eroe Luis, ma tutti, moglie compresa, lo chiamano Thunder che è un nome più figo come quando Homer Simpson cambiò il suo in Max Power. Comunque non c’è pace per i nostri protagonisti perchè a bordo di un elicottero il cattivo Rusty comincerà a sparare come un pazzo contro una jeep con su Thunder, consorte e avvocato poco indiano ottendo che questa si ribalterà sottosopra. Ecco il momento più tamarro: incurante degli spari Mark Gregory con una sola mano alzerà il pesante mezzo (con inquadrature insistite del bicipide teso nello sforzo) liberando i suoi compagni. Ora se voi pensate che Thunder scappi non avete capito nulla: armato di lazzo si attaccherà all’elicottero stando semplicemente appeso senza tentare neppure un attimo di salire in cabina, solo per rompere il cazzo al cattivo. Però al quarto grido di Rusty “Spiaccicalo contro la parete della roccia”, ordinato al pilota minacciato dal fucile a pompa tutto il tempo, Thunder si lascerà cadere in un fiume rifacendo per l’ennesima volta l’analoga scena di Rambo. Bisogna dire che queste sequenze aeree sono tra le più noiose del film: interminabili, fatte davvero senza nessuno spirito di messa in scena, commentate per di più da uno score musicale già orribile di per sè ma qui al suo peggio con punte da balera di Raoul Casadei.

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Rusty neanche sta a vedere se l’indiano è morto, ma commenterà tutto soddisfatto “Ce l’abbiamo fatta”. Per questo i cattivi dei B movie non riescono alla fine a conquistare la loro giusta fetta di mondo, perchè sono stupidi nei momenti giusti, si mettono a intortare conversazioni quando dovrebbero invece sparare e se ne vanno via giulivi quando sarebbe bastato un secondo in più per vincere. Comunque il pilota, suo amico di vecchia data, appena sceso dall’elicottero lo denuncia e lo sbirro pazzo viene messo in galera. Non so voi ma se il mio migliore amico mi puntasse il fucile in faccia urlando ordini credo che ripenserei al mio concetto di amicizia. Naturalmente, ed è un segreto di pulcinella, Thunder non è morto, anzi va in ospedale (tra l’altro senza un poliziotto di guardia) a visitare la sua bella scoprendo che ha abortito per via dell’incidente. Alla richiesta “Trova quel bastardo che ci ha fatto questo e fagliela pagare”, Gregory butterà via gli abiti e si rivestirà, come nel primo film, da navajo con tanto di colori di guerra. L’avvocato di Thunder però corre da Bo Svenson avvertendolo che il suo protetto “sta per iniziare una guerra”che non si immaginano neppure e così appunto è. Armato di frecce e di bazooka, il nostro eroe farà saltare un po’ di macchine della polizia uccidendo uomini a caso e affrettando lo scontro con Rusty. Faccia a faccia con il suo nemico, in una caserma ormai ridotta in polvere, fuoco e fumo, Thunder pianterà il suo Tomawak contro il muro con queste parole “Basta morte, io mi fermo qui”.

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Rusty, vigliacchissimo, dopo aver pianto come ogni cattivo vile, cercherà di uccidere Thunder alle spalle, ma Bo Svenson, che poche scene prima aveva detto “Tra te e lui sceglierò lui”, lo fa crollare con il calcio di fucile in piena faccia. L’ultima scena vede, come se nulla fosse, Thunder e moglie in auto che si preparano ad andare in un’altra citta con il condono di ogni crimine, solo che all’improvviso, senza nessuna ragione, Svenson, che li sta salutando, tira fuori un fucile a precisone e spara contro l’abitacolo. Fine. Faccia sopresa e vaffanculo di rito, ma comunque Thunder 2 resta, nei suoi limiti, un buon prodotto di cassetta, la serie B italiana che dicevamo ai tempi “Che merda” e che ora ci manca tanto.

Vedere Thunder 2 nella vecchia VHS Azzurra homevideo o nel dvd Avofilm presenta la stessa qualità della visione. La scelta sta solo a voi se vi sentite o meno vintage.

Andrea Lanza

Thunder 2

Anno: 1987

Regia: Larry Ludman (Fabrizio De Angelis)

Cast: Mark Gregory, Bo Svenson, Raimund Harmstorf, Karen Reel, William Rice

Durata: 90 min.

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