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Buford è tornato… e questa volta si vendicherà del sangue subito.”

“Se qualcosa mai mi succederà, io voglio che tu sia sicuro di finire di raccontare la mia storia.”

“La vera storia di Buford Pusser.”

Frasi di lancio originali americane del film

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Alcuni del cast del film originale ritornano per questa continuazione della saga dello sceriffo Pusser, anche se non alcuni dei comprimari e protagonisti più importanti come Felton Perry che interpretava il Vice sceriffo Obra Eaker (che è interpretato qui da “Robocop” Robert DoQui), e più in particolare – ovviamente – Joe Don Baker come Buford Pusser. Al suo posto, vi l’ex-atleta e marine di origine svedese Bo Svenson, che se non altro è certamente almeno fisicamente imponente come Baker, se non di più. Dopo l’omicidio di sua moglie, Pusser continua il suo giro di vite contro la mafia locale dello stato del Tennessee, che sembra essere gestita da grasso e ricco uomo d’affari, John Witter (Logan Ramsey), il quale mette i suoi due scagnozzi principali (tra cui un abominevole killer interpretato da John [Davis] Chandler/Ray Henry e l’altro dal grande Luke Askew come Pinky Dobson) spedendoli a far fuori Pusser una volta per tutte.

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Questo è un bel sequel numero due con qualche solido lavoro di stunt automobilistico e alcune scene interessanti (Pusser che affronta Steamer Riley un membro della comunità nera violento e inebriato dall’alcool e dall’incitazione degli astanti, interpretato dallo splendido caratterista FrankMcRae, e il suo modo creativo di eseguire un mandato di perquisizione in una “hot rod” rimangono in mente), ma nel quale non rimane quasi niente dello spirito o della grinta dell’originale. Svenson fa un lavoro come al solito molto buono (e ottimo nel terzo e conclusivo capitolo) come Pusser, ma l’ombra di Joe Don Baker incombe sopra la sua immagine e si sente che nel film Svenson non è ancora quasi mai pienamente in grado di rendere il ruolo tutto suo, anche se dimostra di essere in grado di gestire le sue scene fisiche molto bene, e c’era da aspettarselo data la sua atleticamente monumentale fisicità. Dove si ritrova però la furia e la passione che Baker aveva apportato al ruolo? Svenson difficilmente può sovrapporsi attraverso la sua immagine a quella del precedente Baker, ma quando si guarda il film paragonando i due ci si sente come se a volte Svenson cercasse il confronto. La sua è una sorta di Pusser più contemplativo e alla mano, e certamente dalle meno spacconate e aggressività di quello di Baker.

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E’ difficile determinare la quantità di questo film in cui vi è la finzione o no, ma di certo c’è poco, in questo seguito che si basi realmente sul materiale che ho letto sulla vita di Pusser. Inoltre, Pusser in qualche modo è miracolosamente in grado di recuperare dalle ferite orribili che aveva sofferto nel primo film (in originale, e nella vita reale, Pusser ha avuto la mascella quasi spazzata via da un colpo di mitraglietta durante l’omicidio della moglie), e tutto ciò che ha da mostrare nella parte 2 sono alcune cicatrici da nulla. Certo, sarebbe stato un po’ strano con Svenson che se ne andasse in giro con il trucco di Elephant Man, ma ci si sente come se i realizzatori siano andato troppo lontano nella direzione opposta, in quanto Pusser pare allora quasi una sorta di figura umana di plastilina in grado di assorbire proiettili e coltellate. Vale anche la pena subito ricordare che il film si conclude con una sommatoria di eventi mal temporizzata degli accadimenti nella vita di Pusser, il quale nella realtà è deceduto, e il che è del tutto in contrasto con la scena finale, una scelta molto inadeguata, Soprattutto se infatti si considera che il terzo film della trilogia avrebbe significativamente tirato fuori tutto e con il massimo effetto drammatico, e più emotivo, in particolare proprio dal finale con la sua morte.

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Anche i suoi collegamenti con un’immagine dura degli Stati Uniti sono ammorbiditi e la sua valutazione PG che neutralizza la violenza cruda del primo film sta lì a dimostrarlo (anche se c’è un po’ di nudità integrale, che sicuramente non ci sarebbe in un film PG dei giorni nostri). Mentre invece la natura viscerale del primo, viene ottenuta in qualche sequenza che è però un po’ troppo genericamente messa in scena per fare veramente impatto. Abbiamo anche una sequenza di apertura dal contesto incredibilmente pesante – se ne conosce il tipo, in cui i personaggi si presentano dicendo: “bene, come padre di Buford, penso …”Part 2, Walking Tall” (I Giorni roventi del poliziotto Buford, nella sua uscita cinematografica italiana del 1976), anche se è dunque una lodevole continuazione del primo film. che contiene alcune scene solide e buone prestazioni, si percepisce un po ‘troppo come un “TV movie-of-the-week”, da dove d’altronde il prolificissimo artigiano Bellamy proveniva, per avere successo veramente. Non è affatto un fallimento e non lo è stato neppure al box-office (anche se ha incassato molto meno dell”originale), ma ne è venuto fuori un prodotto per cui le ossa scrocchiate dalla furia di “Un Duro per la legge”(Walking Tall) fossero state molto inferiori alle aspettative.

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Anche “Part 2, Walking Tall”(I Giorni roventi del poliziotto Buford), non è mai uscito in dvd in italiano, e sopravvive unicamente grazie ad una vecchia videocassetta da nolo della Domovideo di metà anni ’80. Anche per lui i passaggi televisivi sono stati estremamente pochi e molto diradati nel tempo. E’ ovviamente inserito nella citata intera trilogia che è uscita negli Stati Uniti in uno splendido Blu-ray e dvd a tre dischi “Collector’s Edition” pubblicato dalla Shout!Factory/Paramount, con un documentario ai protagonisti e ai discendenti di Buford realizzato l’anno scorso, featurette vintage dell’epoca sul dietro le quinte, photo gallery, trailers e tv spots.
Buford Pusser aveva accettato di impersonare se stesso in questo film, ma, poche ore dopo la firma del contratto, è stato ucciso quando la sua auto uscì di strada nei pressi della sua casa a Adamsville, Tennessee. Il 21/8/1974.
Alcuni locali credono che la sua auto sia stata sabotata come punizione per le sue soffocanti azioni contro le attività illegali della mafia sul confine dello stato del Tennessee con il Mississippi.

Ironia della sorte, Bo Svenson ha incontrato la vera Dwana Pusser (figlia di Buford Pusser) e, mentre lei cercava di ringraziarlo per aver interpretato il padre in una luce favorevole, lui le disse che aveva bisogno di farsi una bella dieta.

Napoleone Wilson

I GIORNI ROVENTI DEL POLIZIOTTO BUFORD

Titolo originale: WALKING TALL PART 2

Nazione: USA

Anno: 1975

Durata: 104 min.

Produzione:AVCO EMBASSY

Distribuzione:INDIPENDENTI REGIONALI MARTINO (1977)

VHS: DOMOVIDEO

Regia: Earl Bellamy

Cast: Luke Askew (PINKY DOBSON), John Davis Chandler (RAY HENRY), Robert Doqui (OBRA EAKER), Bruce Glover (GRADY COKER), Richard Jaeckel (SAUL PARDEE), Brooke Mills (RUBY ANN), Logan Ramsey (JOHN WITTER), Bo Svenson (BUFORD PUSSER), Angel Tompkins, Lurene Tuttle, Noah Beery Jr. (CARL PUSSER)

Soggetto: Howard B. Kreitsek

Sceneggiatura: Howard B. Kreitsek

Montaggio: Art Seid

Fotografia: Keith Smith

Musiche: Walter Scharf

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