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1595: il Conte De Orloff viene impalato dalla Santa Inquisizione, ma promette di tornare dopo 300 anni. Secoli dopo una ricca nobildonna europea arriva in Messico per acquistare la terra della famiglia Solórzano, teatro degli eventi passati. In realtà è una vampira e ha solo interesse nel resuscitare il suo amato conte…

Ci accingiamo a recensire un film praticamente sconosciuto ai più e che, se non mi sbaglio, non viene citato in nessun trattato (almeno italiano) sul cinema dei vampiri, anche nell’essenziale dossier nocturniano sul tema. Si parla stavolta di cinema messicano e soprattutto del suo cinema horror, depurato stavolta dagli eccessi pop cardoniani di lottatori alla El santo contro chissivoglia. La dinastia Dracula è opera affascinante ma anche piena di difetti, girato in un 1980 che sembra, per gusto visivo e messa in scena, almeno un decennio prima.

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Anzi se non fossimo sorpresi dalla presenza di sombreri e fazende potremmo persino pensare di stare davanti ad uno dei tanti Dracula spagnoli girati da Leon Klimowsky o Paul Naschy (Dio li abbia in gloria) negli anni 70. A firmare l’opera è invece il regista Alfredo B. Crevenna, carriera di circa 157 film e dalla filmografia che affronta ogni genere, purtroppo non così brillante nella messa in scena come i suoi colleghi europei. Quello che fa precipitare La dinastia Dracula in un’indecenza di fondo  è soprattutto l’atroce e confusa sceneggiatura. Geniale comunque l’intuizione di chiamare il Dracula di turno (anche se davvero di Dracula nel film, a discapito del titolo, non ce ne saranno mai) col nome di Barone Van Helsing unendo in un solo botto i due eterni nemici stokeriani in un unico personaggio.

ladinastiadraculav2b3 E’ però anche vero che tutti gli attacchi del vampiro alle sue vittime (da un bambino alla madre della protagonista) fanno abbastanza ridere con l’apparizione improvvisa (e banale) di questo canonico nosferatu (mantello e vestito di rito in pieno clichè del genere) con l’espressione che si vuole truce ma che in fondo è solo comicissima. La dinastia de Dracula non viene aiutato da un budget decoroso che manda un po’ a puttane l’atmosfera gotica fatta di nebbia e castelli, retaggio fallito di esportare nel Messico soleggiato il cinema pauroso della Hammer. Fa cadere tutto nel ridicolo soprattutto l’abuso di un pipistrello mosso con risibili fili, più finto del già fintissimo pipistrello presente ne Le amanti di Dracula di Roy Ward Baker, qualcosa che è impossibile da raccontare senza vederlo.

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Si può certo sorvolare sulla bizzarria di una contessa vampira che muove le danze di un rito satanico con una maglietta heavy metal pacchiana distruggendo l’illusione di un prologo ambientato nel 1595, ma questa è l’anima del film, perennemente sbilanciato tra buone cose ed altre pessime. E’ interessante però l’idea di una famiglia di vampiri che si tramuta non in lupi ma in cani, e che per passare attraverso le porte chiuse si trasforma in nebbia, se soltanto si avesse avuto più cura nei dettagli e nella messa in scena avremmo avuto un misterioso film dal gusto di cult sotterraneo. Delirante il finale che vedo lo scontro tra un prete e il boss finale della vicenda, il Conte Antonio De Orloff (omaggio allo zio Jess?), che ricorda un po’ vecchi western italiani, a base di scazzottate a mani nude. Come delirante è la sequenza che vede il religioso arrivare e non essere cagato di striscio dal suo nemico perchè questi, giustamente, dopo 300 anni di astinenza, vuole soltanto intingere il biscotto. La dinastia de Dracula ha al suo interno una scena notevolissima, molto stokeriana, di cultura soprannaturale di solito ignorata da tutti: dopo l’uccisione di una vampira il novello eroe le riempie la bocca di aglio, assicurandosi l’assoluta morte di questa. Gli attori sono abbastanza anonimi ma azzeccati e il migliore del lotto è senza dubbio Fabián Aranza nei panni del già citato barone Van Helsing, soprattutto per un look tra il licantropo e il vampiro. Certo che i denti da zanzara non si possono vedere…

Andrea Lanza

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La dinastia Dracula

Anno: 1980

Regia: Alfredo B. Crevenna

Interpreti: Fabián Aranza, Silvia Manríquez, Magda Guzmán, Rubén Rojo

Durata: 91 min.

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