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Eccoci arrivati al capitolo finale della trilogia di Thunder e, purtroppo, al punto più basso raggiunto dalla serie. Niente di allarmante, non abbiamo ancora varcato i confini del brutto deangelisiano che avrà la sua imminente rovina da Killer crocodille in avanti, ma non siamo neanche davanti ad un bel filmozzo come il primo o una cretineria divertente come il secondo. Si capisce che siamo davanti ad una produzione più povera per via dell’abuso di modellini fatti saltare (male) in aria e dell’assenza dei rallenti alla Castellari che avevano raggiunto l’iperbole nel precedente capitolo. All’inizio non sembra neppure orribile con questo commando di ciccioni, esaltati, occhialuti nerd che urlano frasi razziste contro gli indiani mettondo a ferro e fuoco una loro baraccopoli.

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Sembra di vedere uno di quei folli ma preziosi tardi western di Bruno Mattei pieni di miseria e raffazzonaggine, ma anche vigorosi nella messa in scena. Si poteva sperare in una continuazione da vero western moderno con il j’accuse puntato sugli orrori della guerra, sia che si parli del Sand Creek che del vicino Vietnam, un po’ alla Soldato blu di Ralph Nelson. Peccato invece il film scelga stavolta la via più semplice proseguendo come (l’ennesimo) clone del primo Thunder e quindi di Rambo solo girato peggio e interpretato in maniera indecente da un Mark Gregory raramente così assente e inespressivo. I legami col precedente film sono quasi nulli e anche la moglie dell’ex guerriero navajo (ora inspiegabilmente diventato cheyenne) cambia (in peggio) per la terza volta attrice, in un ruolo comunque che definire anche solo di contorno è un complimento.

vlcsnap-2013-04-05-19h22m50s230Abbiamo però un invecchiato John Phillip Law che ripete con nerbo il ruolo del precedente Bo Svenson, unico attore in parte in un film sbagliato. La sceneggiatura di Sacchetti sotto il solito pseudo di David Parker JR non ha molti voli pindarici e si sbadiglia spesso anche davanti all’inseguimento che si vuole più adrenalico. Non ha molto senso neppure la vendetta di un Thunder che sembra sempre più uno stalker (rompe auto, distrugge edifici) piuttosto che il portavoce di una minoranza, quegli indiani che l’America stessa ha massacrato o reso impotenti per crescere e arricchirsi. C’è una certa critica verso la mania del rambismo che in quegli anni sfolleggiava tra escursioni per veri machi e campi di sopravvivenza, e che avevamo ispirato pure la commedia Noi uomini duri con Pozzetto e Montesano, ma presto viene abbandonata a favore di una fiaca storia di rivalsa etnica. Girato non più in Arizona ma in New Mexico, quindi con meno paesaggi mozzafiato da contemplare, e una grande manovalanza attoriale tedesca (il film è una coproduzione Italia/Germania) purtroppo con questa pellicola sottotono Thunder si congeda al pubblico e con lui il piccolo mito di Mark Gregory, unica vera risposta italica allo Stallone anni 80.

Andrea Lanza

Thunder 3

Anno: 1988

Regia: Larry Ludman (Fabrizio De Angelis)

Cast: Mark Gregory, John Phillip Law, Horst Schön, Werner Pochath, Ingrid Lawrence

Durata: 90 min.

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