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Durante un party per festeggiare Linda e Jim due giovani innamorati, Brandon, un universitario ex fidanzato di lei, porta con sé una misteriosa tavoletta con alfabeto e numeri: si tratta della “ouija”, destinata agli amatori e dilettanti di spiritismo. Brandon e Lisa in coppia evocano così lo spirito di David, un bambino di sette anni, morto anni prima in un incidente. Questo fatto piace assai poco a Jim, tra l’altro gelosissimo di Brandon, con il quale c’era tuttavia stata una amicizia fraterna fin dall’infanzia. La tavoletta di legno resta per caso in casa di Linda, che comincia, questa volta da sola, a cercare la compagnia dello spirito. Da allora hanno inizio non solo cose strane (vibrazioni, oggetti che si muovono) ma fatti luttuosi (nel cantiere edile in cui Jim lavora, un giovanotto suo amico muore schiacciato da un pesante lastrone di marmo, i cui legamenti sono stati recisi da un’ascia).

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Kevin S. Tenney è stato uno dei nomi più importanti dell’horror anni 80 americano nella sua connotazione da serie B più selvaggia e fantasiosa. Suo capolavoro, senza dubbio, lo scatenato e gorissimo La notte dei demoni, nobilitato da un remake recente altrettanto buono e da due seguiti tra il mediocre e il pessimo. La notte dei demoni, tra l’altro, era il più onesto e migliore omaggio al Demoni di Lamberto Bava a cominciare dal make up delle infernali creature, molto simili a quelle create dal nostro Sergio Stivaletti. Tenney ha sempre avuto una regia da piccolo Sam Raimi con la macchina da presa impazzita che scivolava tra i corridoi oscuri dei suoi horror, un buon imitatore che di tanto in tanto piazzava quelle due o tre idee originali che lo facevano innalzare dalla media di calma piatta dei vari Decoteau o Kincaid che allora infestavano il cinema horror di cassetta.

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Peccato che, con il passare del tempo, come capitò a colleghi altrettanto talentuosi del calibro di Scott Spiegel (Intruder), il buon Kevin S. si è perso in produzioni sempre minori e di basso profilo. Se Bad Pinocchio era, negli intenti, simpatico, non si può dire del resto, soprattutto il noioso lesbo thriller Tick Tock. Ora Tenney gira produzioni da terzo mondo, difficilmente catalogabili come veri film, sono quasi scherzi semi amatoriali, come nel caso dello splatterissimo e ignorante Brain dead (da non confondere con l’omonima opera di Peter Jackson) o dell’avventura per famiglie Bigfoot. Del suo stile concitato e virtuositistico ormai si sono perse le tracce, qua e là affiora qualcosa di buono ma davvero troppo poco per riconoscere la mano dell’autore de La notte dei demoni.

Spiritika è la sua opera d’esordio ed è uno dei suoi lavor migliori. A contare è soprattutto la messa in scena che, senza poter contare su effetti speciali da grande produzione, riesce a rendere l’opera interessante e con quel certo nonsoche in grado da elevarla dai tanti horror dell’epoca. Siamo nel 1986, in piena epoca splatter, eppure Spiritika non eccede in sangue e budello, anzi cerca di creare una tensione vecchio stile anche nell’andamento della vicenda, dapprima lento poi sempre più concitato fino al finale/resa dei conti.

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Particolare attenzione per i dialoghi con una inusuale caratterizzazione dei vari personaggi, non i soliti manzi pronti ad essere fatti a pezzi dal baubau di turno. Tra questi, da ricordare soprattutto la medium Zarabeth, interpretata con simpatia da Kathleen Wilhoite, e destinata alla morte più orribile e coreografica di tutta la vicenda. Ci sono echi da Sam Raimi (che come abbiamo visto è il modello principe, anche stilisticamente, di Tenney), ma anche da Poltergeist, con un uso delle luci violente che possono omaggiare il Dario Argento alchemico. Spiritika però ha il primato soprattutto di anticipare il plot dei vari Paranormal activity con l’idea di uno spirito capace di impossessarsi tramite una tavoletta ouija del corpo della protagonista di turno. Certo lì c’era la telecamera amatoriale, qui no, ma gli echi sono evidenti, anche perchè dall’opera di Tenney, povera e senza pretese, nascerà un sottofilone di horror demoniaci simili come idee a Spiritika, ma fallibili nella messa in scena banalotta. L’attrice Tawny Kitaen non si tira indietro neanche davanti ad una scena di nudo integrale sotto la doccia e risulta credibile sia nella parte di vittima sacrificale sia in quella di assassina spietata. Il cast è comunque buono e Tenney riesce con una certa abilità a tenere alta la tensione anche con il poco budget a disposizione. Resta nella memoria, tra l’altro, il bizzarro nome del fantasma cattivo, Malfeitor ovvero malfattore. Spiritika generò altri due seguiti, editi da noi in home video, il discreto Spiritika 2 il gioco del diavolo e l’orribile A letto con il demonio, solo il primo diretto da Tenney.

Andrea Lanza

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Spiritika

Titolo originale: Witchboard

Anno: 1987

Regia: Kevin Tenney

Cast: Todd Allen, Tawny Kitaen, Stephen Nichols, Kathleen Wilhoite

Durata: 90 min.

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Tick Tock