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Jess Franco, con i suoi 170 lungometraggi, è stato sicuramente uno dei registi più prolifici al mondo. La sua ossessiva e bulimica voglia di filmare lo ha condotto a realizzare un numero sterminato di film, a volte simili, altre volte molto differenti fra di loro. Dopo il periodo gotico-onirico degli anni Settanta, all’inizio degli Ottanta si adegua un po’ ai canoni gore e slasher del periodo, senza però rinunciare al suo inconfondibile tocco. Simbolo di questa “nuova fase” è l’ottimo Profonde tenebre (1980): coproduzione ispano-tedesca (i titoli originali sono infatti Colegialas violadas o Die säge des todes), viene distribuito in Italia con questo titolo forse per richiamare il celeberrimo Profondo rosso (1975) di Dario Argento.

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I modelli di ispirazione per Profonde tenebre sono senza dubbio Halloween (1978) di John Carpenter e Venerdì 13 (1980) di Sean S. Cunningham: siamo quindi lontani dallo stile abituale del “tio Jess” (tant’è vero che il film non è scritto da lui, ma si basa su un copione preesistente di un certo Rayo Casablanca). Spagna: un giovane dal volto sfigurato uccide a coltellate una ragazza. Anni dopo, Mark esce dal manicomio (Halloween insegna) sotto la custodia della sorellastra Mandy (Miguel e Manuela nell’originale spagnolo), che vive insieme all’anziana e paralitica zia in un tetro castello. Nel college che sorge nei dintorni alcune amiche vivono le loro avventure amorose, fino a quando un misterioso assassino inizia a massacrarle nei modi più orribili. Ma sarà proprio Mark l’assassino?

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Dunque, Halloween coniugato con Venerdì 13: uno slasher su cui si innesta anche una trama gialla. Ma l’aspetto più interessante e curato del film non è l’intreccio, quanto piuttosto gli effetti speciali, in un tripudio di splatter e gore che procede secondo un climax ascendente. La quantità di sangue e di carne lacerata aumenta infatti man mano nel corso del film. Nel cruento omicidio del prologo si manifesta appieno la follia omicida di Mark (deriso e allontanato da tutti per via del suo aspetto mostruoso), con qualche schizzo di sangue e alcune curiose inquadrature che mostrano il corpo lacerato “dall’interno”. Notevole, in questa sequenza, è soprattutto la messa in scena dell’omicidio, con l’assassino che indossa una maschera da Topolino e la regia che ci mostra il suo avvicinamento in soggettiva tramite i fori per gli occhi: impossibile non pensare ad Halloween. Seguirà una coltellata nella schiena con la lama che fuoriesce dal capezzolo, una testa tagliata con la sega elettrica (poi messa in bella mostra sul letto), un corpo sventrato da una motosega, il collo di Mark infilzato con un punteruolo; inutile dire che il sangue sgorga sempre a fiumi. Gli effetti speciali, pur non eccellenti, sono più che buoni e decisamente efficaci. Merita una menzione particolare la decapitazione della ragazza legata sul tavolo di una segheria (divenuta un po’ la scena-simbolo del film). Le inquadrature alternate del suo volto terrorizzato e della lama che avanza producono la suspense tipica di queste situazioni, però Jess Franco ci mette del suo: un bambino arriva in tempo per spegnere il motore, ma subito dopo l’assassino lo rimette in moto, facendo decapitare la ragazza in un tripudio di gore e splatter ripreso nei minimi particolari. Per la cronaca, anche la sorte del bambino non sarà migliore, ucciso subito dopo dal maniaco che lo travolge con l’auto. Notevoli sono anche le inquadrature sui corpi e i volti insanguinanti, così come il make-up dell’anziana zia col viso bruciato. Bellissima e inquietante anche la sequenza in cui la ragazza, in casa, si imbatte in un cadavere dietro l’altro.

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Il cast, unica nota dolente del film, è abbastanza anonimo, ma d’altronde questo fa parte un po’ del “gioco” dello slasher. Se pensiamo, per esempio, anche a Venerdì 13, non sono certo gli attori a dare la giusta impronta al film: in Profonde tenebre, come nei modelli americani, la vicenda pullula di ragazze giovani e dall’aria svampita (tutte bionde, molto simili anche fisicamente) destinate al macello. Emergono invece la bella e tenebrosa Nadja Gerganoff (Mandy), Alexander Waechter (Mark) e Cristoph Moosbrugger (il misterioso amante di Mandy e direttore del college).

Profonde tenebre sembrerebbe quindi un film che non c’entra nulla con la cinematografia precedente di Jess Franco. Eppure, come fa giustamente notare Roberto Curti, “in Profonde tenebre c’è più Franco di quanto sembri a una prima visione”. In effetti, guardando il film, sembra che convivano armonicamente due stili differenti: quello più giovanile tipico dello slasher (nella vita al college e durante gli omicidi) e quello più squisitamente “franchiano” presente nella villa dove abita la tetra famiglia. Pensiamo innanzitutto alla composizione della famiglia stessa, decadente e morbosa come sempre nel cinema di Jess Franco: sorella perfida e fratellastro mostruoso legati da un rapporto semi-incestuoso, anziana zia paralitica odiata per questioni di eredità, servitore demente, muto e pelato. Ma non solo: le inquadrature di Nadja Gerganoff che sta nuda allo specchio oppure di fronte alla luna conferiscono un’atmosfera gotico-onirica in stile anni Settanta, quell’atmosfera che ha caratterizzato i più celebri film di Franco (Un caldo corpo di femmina, Vampyros lesbos, solo per citarne due) ma anche numerosi horror gotici italiani (penso per esempio a Nuda per Satana e Il plenilunio delle vergini). La femme fatale Mandy, in queste sequenze, assume una connotazione quasi soprannaturale, un po’ vampira e un po’ licantropo (visto quanto è attratta dalla luna), anche se di fatto nella vicenda non c’è nulla di soprannaturale. L’alternanza fra i due stili, che potremmo definire in sintesi “anni Settanta” e “anni Ottanta” è evidenziata anche dalle buone musiche di Gerhard Heinz: si alternano quindi, rispettivamente, melodie oniriche e psichedeliche (con tanto di suoni particolarissimi che sembrano quasi bolle nell’acqua) e temi musicali allegri e giovanili. Solo un genio come Jess Franco poteva mescolare questi due stili così differenti senza farli stridere fra di loro, anzi ottenendo un prodotto più che buono esteticamente e piacevole da vedere.

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La genialità di Franco non si ferma qui. Il regista spagnolo sembra infatti citare le soggettive argentiane dell’assassino e, grazie alla fotografia di Juan Soler Cozar, i giochi di luce tipici di Mario Bava, con vari cromatismi che illuminano le scene in modo irreale. A proposito di Bava, la scena del cadavere nella busta di plastica richiama probabilmente il suo thriller Cinque bambole per la luna d’agosto (1970).

Davide Comotti

Profonde tenebre

Titolo originale: Die Säge des Todes (conosciuto anche come Bloody Moon)

Anno: 1981

Regia: Jesus Franco

Cast: Olivia Pascal, Christoph Moosbrugger, Nadja Gerganoff, Alexander Waechter, Jasmin Losensky, Corinna Drews, Ann-Beate Engelke, Peter Exacoustos, Antonia García, Beatriz Sancho Nieto, María Rubio, Otto Retzer, Jesus Franco, Al Pereira

Durata: 90 min.

VHS: Avo film – GB VIDEO

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