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Gli omicidi del cosidetto Mostro di Firenze si dipanarono dal 1968 al 1985 e sull’identità dell’autore (o degli autori) c’è ancora molta confusione. Fatto sta che siamo davanti probabilmente ad uno dei pochi assassini seriali che la nostra Italia ricordi. A farne le spese furono soprattutto coppiette in cerca di intimità: freddati da colpi di pistola, accoltellati e con il corpo orrendamente scempiato, con l’unica colpa di vivere la passione amorosa al di fuori delle mura domestiche, o in tende o in auto. Furono 8 omicidi commessi nella provincia di Firenze (da qui il nome del killer), con un arco di tempo l’uno dall’altro sempre più breve, tanto da averne due nel 1981.

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Quando nel 1985 Cesare Ferrario, comasco, annuncia di stare lavorando ad un film ispirato al best seller del giornalista Mario Spezi Il mostro di Firenze, si scatena l’inferno: l’opinione pubblica taccia il regista di sciacallaggio, le famiglie delle vittime si dicono indignate, girare sui luoghi dei delitti diventa quasi impossibile, ecco che questo film diventa presto un’opera maledetta tanto quanto i fatti che vuole affrontare. In più, quando le riprese vengono ultimate a Roma, il film viene sequestrato e vive un lunghissimo iter giudiziario che terminerà solo quando l’opera sarà sforbiciata da circa due ore ad un’ora e mezzo. Comunque nessun esercente fiorentino è d’accordo con il proiettarlo, ma, malgrado tutto,  l’opera viene baciata da un certo successo dell’epoca.

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Com’era questo film alla fine?

Buono, molto buono, anche se alla fine risulta irrisolto perchè non prova a dare un vero volto, anche ipotetico, al killer. Si immaginano diverse piste, ma soprattutto si traccia l’identikit di un assassino sui trent’anni, impotente e legato da un rapporto edipico forte con la madre. Nel 1985 non c’era ancora traccia dei compagni di merende e Pacciani era un semplice contadino, non ancora assurto alla cronaca nera come il probabile esecutore dei delitti. Quello che fa Ferrario però è meritevole: non spinge mai il pedale del morboso o dell’exploitation, la sua è una cronaca documentaristica sui delitti, ricostruiti in maniera dettagliata. Ci si sofferma soprattutto sull’ultimo assassinio, quello dei francesi Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot  nella campagna di San Casciano Val di Pesa in frazione Scopeti, e sul primo, quello del 1968. Impressionante la ricostruzione dei delitti, la ferocia fredda dell’assassino, e i dettagli come la fontana dove il killer si lavò dal sangue dopo l’ultima mattanza. Sembra che oggetto dei tagli furono tutti gli altri delitti, sopravvissuti in maniera subliminale in piccoli flash, così accurati che arrivavano a riprodurre persino il colore e il modello delle scarpe delle vittime.

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Ferrario girò il ritrovamento dei corpi dei due campeggiatori negli stessi luoghi dei delitti, ma fu impossibilitato da una serie di pressioni del comune a ricostruire lì anche l’omicidio, optando per un bosco vicino Roma. Anche nel frammento del 1968, con la frase “Perchè non esci con una donna della tua età?” detta dall’attrice che interpreta Barbara Locci ad un suo invisibile corteggiatore (che potrebbe questo sì fare pensare ad un Pacciani), si attua una perfetta ricostruzione dei fatti arrivando a mettere in scena persino il particolare (vociferato) del caffè portato a letto dal presunto assassino Stefano Mele alla moglie adultera. E’ facile riconoscere nel giornalista, interpretato con convinzione da Leonard Mann (una carriera all’insegno del poliziottesco crepuscolare), lo scrittore Spezi e la sua ossessione personale per la figura de Il mostro.

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Ci sono echi è vero, nella messa in scena, di una suspense quasi argentiana, ma non si arriva mai alla facile spettacolarizzazione splatter della materia, come invece faranno i due film gemelli sul tema, L’assassino è ancora tra di noi e 28esimo minuto. Di un certo effetto sia il processo in bianco e nero sia il finale dove l’assassino si confonde tra la gente come un insospettabile mostro uguale agli uomini che uccide. Da segnalare le ottime prove di tutti gli interpreti e una buona partitura musicalde di Paolo Rustichelli, debitrice come assonanze a quella di Charles Bernstein  per il Nightmare di Craven. Purtroppo questa pellicola, recensita con il paraocchi dai critici, non portò fortuna al suo autore che girò solo due altre opere, diversissime da questa, La più bella del reame, il seguito de I miei primi quarant’anni di Carlo Vanzina, e l’invisibile La bella di mosca. Avrebbe meritato certo di più.

Andrea Lanza

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Il mostro di Firenze

Anno: 1986

Regia: Cesare Ferrario

Cast: Leonard Mann, Gabriele Tinti, Bettina Giovannini

Durata: 85 min.

VHS: Capitol – Video Kineo (V.M. 18 anni)

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