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”Cacciatori di navi” diretto per la RAI nel 1990 da Folco Quilici, tratto dal suo omonimo romanzo e da una limitatissima distribuzione nelle sale, è uno degli ultimissimi esempi di quel cinema italiano d’avventure esotiche da “esportazione” che tanti titoli di pregevole fattura aveva prodotto fino ad essere ucciso, come ogni altro filone del nostro cinema popolare, dalle commedie demenziali e minimaliste e dalla televisione. Questo film di ottima fattura, che è stato dunque anche l’ultimo lungometraggio diretto da Quilici e uno dei pochissimi interamente di “finzione”, venne programmato una prima volta su Raiuno in “prime time” nell’estate del 1992, e successivamente da allora ha avuto pochissimi passaggi, quasi sempre abbastanza “invisibili”. Venne in pratica completamente spazzato via da una sua rintracciabilità né in video né in altra forma, e anche solo per sentirne parlare o leggere qualche recensione a riguardo di materiale se ne trova ben poco-, ragion per cui a quanto pare questa mia è una prima vera recensione, almeno in italiano.

“Cacciatori di navi”  è un’avventura fluviale disperata sul perseguimento di una fortuna che può cambiare l’esistenza, così come nei famosi modelli d’ambientazione e vicenda “Vite vendute”(Le Salaire de la Peur) (1951) di Henri-Georges Clouzot, e nel remake-capolavoro “Il Salario della paura”(Sorcerer/Wages of Fear)(1977) di William Friedkin, ambientata nel Rio delle Amazzoni  con un grande cast di facce del cinema americano anni ’70 quali Perry King e Michael Beck, lo “Swan” de “I Guerrieri della notte”(The Warriors)(1979) di Walter Hill, più gli italiani Fabio Testi e Paolo Bonacelli (e la musica di Ennio Morricone).

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Non vorrei rovinare la trama svelandone troppo, ma data anche la difficoltà di vedere questo film non penso che ciò accadrà, linkandovi da wiki l’unica sinossi valida che si abbia a reperire:
Quattro amici di New York dalle diverse fortune e posizioni socio-economiche : Paul Haskel (Michael Beck), Phillip Asherton (Perry King), Sergio Di Nardo (Fabio Testi) e Peter Fujko (Yuji Okumoto) partono alla volta del Brasile per trascorrervi una vacanza di tre settimane dedicata alla pesca nel delta del Rio delle Amazzoni; allo scopo noleggiano una vecchio rimorchiatore, l’Ulysses, comandato da Andrade (Paolo Bonacelli), un esperto marinaio greco che da molti anni naviga in quelle acque conoscendone i rischi ed i segreti.
I primi giorni trascorrono serenamente per tutti tranne che per Phillip il quale, oltre ad essere frustrato per la scarsità di pesce pescato, lascia trasparire un certo nervosismo per il lavoro recentemente perduto a causa di una carattere instabile; oltre alla pesca Andrade illustra ai passeggeri alcune caratteristiche del grande fiume quali la fortissima corrente, capace di staccare intere porzioni di terra creando le cosiddette “isole flottanti” che lentamente si dissolvono ma allo stesso tempo risultano assai pericolose per la navigazione, e le insidie nel percorrere le centinaia di canali di cui si compone il delta raccontando la storia di una nave da crociera (l’Esmeralda), incagliatasi a causa della rottura del timone e ritrovata 75 anni dopo.

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Una sera dalla radio di bordo i cinque ascoltano un messaggio nel quale una compagnia di assicurazioni promette una ricompensa di due milioni di dollari per il recupero della Yemanja, una vecchia goletta abbandonata dall’equipaggio, carica di esplosivo, che sta andando alla deriva; le coordinate approssimative fornite dalla compagnia danno l’imbarcazione vicina alla zona dove essi stanno navigando e, un po’ per spirito di avventura ed un po’ per il sogno del lauto guadagno, decidono di cambiare rotta e dirigersi verso le acque dove può trovarsi l’imbarcazione “fantasma”.
L’impresa non è semplice data la vastità degli spazi e dopo qualche giorno, quando il carburante comincia a scarseggiare, i “cacciatori” decidono di rinunciare ma Paul, che versa in difficoltà economiche, insiste per continuare la ricerca e, saputo da Andrade che nelle vicinanze (presso l’isola delle Due Palme) si trova il relitto  di un cargo affondato con a bordo diversi fusti di nafta nella notte svuota quasi completamente il serbatoio  dell’Ulysses impedendo di fatto il ritorno al porto di San Pedro dal quale erano partiti. L’avidità di Paul crea sconcerto negli altri tre amici ma si trovano costretti, loro malgrado, a fare rotta verso la nave affondata.
Per recuperare i fusti di carburante Paul e Yuji si immergono ma, quando l’operazione è ormai terminata, una paratia staccatasi improvvisamente dallo scafo imprigiona quest’ultimo causandone la morte e, dopo un’accesa discussione sull’opportunità di terminare la vacanza e lasciare perdere il sogno di ricchezza, tutti concordano sulla necessità di aiutare la moglie di Yuji dopo la sua morte ed a tal fine continuano a cercare la nave fantasma. Mentre prosegue la ricerca i cacciatori trovano Baika (Aguinel Barros), un giovane indio ferito alla deriva su di una piroga, e Paul, ormai accecato dal desiderio di denaro, vorrebbe evitare di salvarlo ma gli altri lo traggono a bordo e sarà proprio lui a salvare la vita a Paul dopo che quest’ultimo è stato morso da un serpente caduto a bordo dopo l’urto dell’Ulysses con un’isola flottante.

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La Yemanja viene finalmente avvistata e, dopo una discussione in cui Andrade rinuncia alla sua parte di denaro in cambio dell’ aquisizione della proprietà della nave in base alla legge del mare, essa non viene affondata e, dopo avere assicurato la goletta all’ Ulysses, iniziano le operazioni di disinnesco degli esplosivi e di affondamento dei detonatori; l’impresa, a causa del caldo e dell’umidità non è facile ed è subito evidente che essa dovrà protrarsi per alcuni giorni ma una notte la gomena si spezza e la Yemanja sparisce.
La ricerca ricomincia ma una spaventosa ondata di piena, prevista da Andrade ma non nella sua intensità, li travolge ed il capitano e Sergio affogano, a quel punto i superstiti perdono la testa e Phillip abbandona la nave gettandosi in acqua terrorizzato mentre Paul, avvistata la Yemanja che si dirige verso di loro, decide, considerandola ormai una “maledizione” per quanto è accaduto da quando la caccia è iniziata, di scagliarsi con l’Ulysses contro di essa causandone l’esplosione e la conseguente distruzione delle due navi. Phillip, unico sopravvissuto, vaga aggrappato alla polena della Yemanja che galleggia sulle onde tornate calme e viene salvato da Baika nel frattempo tornato da terra a cercarlo.

Dalla trama si riuscirà forse a sentire l’emozionante avventura che Quilici riesce ancora, qui per un’ultima volta, a infondere e a farci vedere attraverso la prima divertita e poi disperata ricerca  dei nostri quattro amici newyorkesi a bordo del vecchio rimorchiatore Ulysses, lungo un Rio delle Amazzoni  solamente all’inizio da sogno per poi divenire un inferno verde, di caldo, di umidità e di fango. Insolitamente dialogato per essere un film di Quilici, e come sempre sorprendente per la fotografia, offre diverse sequenze d’azione immerse in una  natura ancora incontaminata e inospitale, che ti lasciano chiedendoti come mai siano riusciti a girarle. Certamente, assieme al successivo “Nostromo” da Joseph Conrad, diretto in più puntate da Alastair Reid nel 1997, è una delle produzioni RAI più interessanti ed emozionanti -e non sono molte- che abbia mai visto, realizzate negli anni novanta. Sarà proprio per quello, che sono praticamente “invisibili” e mai più replicate.

Napoleone Wilson

Cacciatori di navi

Anno: 1992 (Italia)

Regia: Folco Quilici

Interpreti: Perry King, Fabio Testi, Michael Beck, Paolo Bonacelli, Yukj Okumoto

Durata: 114 min.

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