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Il successo di cassetta di Kickboxer il nuovo guerriero fu talmente grande che si cercò in fretta e furia di cavalcare l’onda producendo un seguito. E’ così che esce dopo solo due anni il secondo capitolo, The Road Back, da noi Vendetta per un angelo. L’angelo in questione, un bambino bruciato vivo da dei mafiosi, quasi come in Napoli violenta di Umberto Lenzi, è il motore della vicenda che spinge David, fratello del Kurt Sloan protagonista della prima pellicola, a muoversi contro il terribile Tong Po, antagonista storico della serie.

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Via Van Damme che ormai è proiettato verso un cinema marziale più alto, quell’anno girerà tra l’altro il fondamentale Double impact, e avanti con il modello Sacha Mitchell, volto noto per il serial Dallas e assolutamente ignorante di arti marziali. A scrivere il plot il futuro Dio degli sceneggiatori David S. Goyer, anche se la storiella striminzita non faceva presagire nulla di buono nella sua carriera. In cabina di regia però, a fare la differenza, è il regista haywaiano Albert Pyun, l’autore di quel capolavoro hardboiled che sarà Pistole sporche e di tanti sci-fi a base di botte e androidi come il vandammiano Cyborg.

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Kickboxer 2 calca la mano sull’eccesso con combattimenti violentissimi dove i lottatori perdono sangue come in una passione cristologica, si crogiola in una fotografia flou molto anni 80 alla Tony Scott e ha una colonna sonora ruffiana e orecchiabile. Non basta però a salvare il film dal mezzo disastro: Mitchell sembra più un ballerino di breakdance che un vero lottatore, il paragone con Van Damme è d’obbligo, ma impietoso, ma a dare il colpo di grazia sono soprattutto i tagli abbondanti che penalizzano e semplicizzano l’opera. Leggenda vuole che in Grecia il film sia uscito senza modifiche in un cut originale che prevedeva un ruolo più consistente per Emmanuel Kervyn nei panni che furono del nostro Gianni Claudio. Sembra però che la bravura come combattente di Kervyn creò invidia alla star tv Mitchell che si incaponì con la produzione affinchè le sequenze dei flashback fossero tagliate così da non essere messo in secondo piano agli occhi del pubblico. Di quei momenti, che vedevano in scena anche l’altro fratello Eric e la bella Mylee, rimane solo un frammento che vede un Tong Po in disastro (il grande Michel Qissi) uccidere Kurt Sloan con un colpo di pistola alla testa. Peccato che il girato sia a tutt’oggi introvabile, ma a testimoniare l’esistenza di questo subplot è lo stesso Qissi in un’intervista recente.

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Peccato perchè Kickboxer 2 non è un brutto seguito, è un seguito inutile e un po’ ignorantotto, solo tante ferite e poca carne, con personaggi assolutamente telefonati come l’ormai parodistico maestro Xian (Dennis Chan) arrivato senza motivo apparente ad allenare il giovane David ferito nel corpo e nell’anima. Un paio di sequenze d’allenamento comunque sono divertenti tipo quando Mitchell viene spinto dal suo bastardisssimo allenatore giù da un palazzo, ma sono poca cosa in un film che ruba l’anima a personaggi sempre più simili ad un picchiaduro da sala giochi. Albert Pyun gira l’ultimo combattimento in maniera assolutamente originale, dettagli insistiti e rallenti con effetto eco dei colpi, una cosa così elittica e di sottrazione da essere antitetica al genere così generoso di campi lunghi e così per assurdo vicina al cinema hardcore. Per il resto il film è poca roba, ma il terzo sarà ancora peggio. San Van Damme proteggici tu!

NB In una piccola parte il giovanissimo Brian Austin Green ora invidiatissimo fidanzato di Megan Fox.

Andrea Lanza

Kickboxer 2 – Vendetta per un angelo

Titolo originale: Kickboxer 2: The road back

Anno: 1991

Regia: Albert Pyun

Cast: Sasha Mitchell, Peter Boyle, Dennis Chan, Michel Qissi, John Diehl, Cary-Hiroyuki Tagawa, Heather McComb, Vince Murdocco, Humberto Ortiz, Matthias Hues, Emmanuel Kervyn, Joe Restivo, Brian Austin Green

Durata: 90 min.

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