Tag

, , , , , , , ,

Nel 1974 Larry Cohen era soltanto alla quarta regia, la prima nel genere horror, ma si portava dietro una certa fama come sceneggiatore ed esecutore di alcuni tra i più bei prodotti della blackpoitation. I suoi Black Cesar o Tommy Gibbs criminale per giustizia sono stati tra i più celebri e riusciti esempi di polizieschi noir all black al pari dei quasi contemporanei Shaft o Foxy Brown. Stupisce che Cohen fosse un bianco, anche perchè questi filoni erano molto ghettizzanti ed esigevano la stessa etnia dietro e davanti la macchina da presa, in una sorta di risposta razzista al razzismo. Non dimentichiamo che Cohen si era comunque già imposto prima nella comunità nera per il western di John Guillermin El condor dove risiedono tra l’altro già gli umori antischiavisti che ora decretano il successo di un Django Unchained.

aw-Larry-20Cohen-20on-20the-20set-20of-20Black-20Caesar-20121026123447144403-620x349

A Cohen di solito i critici rimproverano una non eccelsa regia in contrasto con sceneggiature invece notevoli, ma basta vedere Baby killer per capire l’infondatezza di queste tesi. Togliamo quindi il sasso dal dente perchè It’s alive (Esso vive) è un capolavoro senza ma o ba, e mi sembra purtroppo nessun dizionario togato o rivista del settore ne parli con termini tanto lusinghieri. Eppure la regia di Cohen è perfetta e varia, alterna angoscianti grandangoli a scene di matrice espressionista con ombre che come nel Nosferatu di Murnau si alungano sui muri, non abusa di effetti splatter anzi crea con il piccolo budget a disposizione un vero e proprio miracolo di terore e commozione. Eh sì perchè se arrivi al finale con il padre che prima urlava ai quattro venti “Ammazziamo quel mostro” e poi scoppia in un pianto mentre abbraccia quel fagottino micidiale ma indifeso non può non scenderti la lacrimuccia e affanculo se si parla di un horror.

alive06

Primo film del terrore antiabortista? Forse, ma soprattutto una pellicola dall’incedere incalzante che inizia con toni quasi da commedia per poi colorarsi sempre più dei colori plumbei della tragedia. E’ la storia di un padre e di un figlio, ma anche di una famiglia che non può uccidere i propri mostri perchè sangue del proprio sangue, un po’ come i quasi contemporanei freak rurali di Tobe Hooper. La chiave di lettura del film sta in una frase del protagonista, il bravo caratterista John P. Ryan (presto uno dei cattivi più efficaci del cinema di serie B) che parlando del figlio mostruoso cita Frankenstein.

“Sapete da piccolo non capivo Frankenstein. Credevo fosse il mostro e poi leggendolo da grande ho capito che Frankenstein era il dottore che l’aveva creato. Credo che le due figure fossero una lo specchio dell’altro”.

alive05

E lo dice mentre ha appena firmato il consenso per far sezionare suo figlio, l’aborto mostruoso che la moglie ha dato alla luce, dotato di zanne e denti da predatore, pericoloso e omicida. D’altronde lui continua a ripetere che quello non il suo bambino e intanto perde il lavoro, la moglie comincia  a dare segni di squilibrio, il primogenito viene allontanato, perchè agli occhi della gente lui ne è comunque responsabile essendone il creatore. Ecco che allora il padre prima spara al figlioletto bestiale, poi imbraccia il fucile per ucciderlo, ma solo alla fine si accorge che il piccolo è solo spaventato, che la nascita è un  trauma e mai avrebbe fatto del male a loro perchè la sua famiglia. Chi è quindi il mostro? Lui o la creatura che ha cercato di sopprimere per una sorta di rivalsa sociale davanti al mondo?

La polizia in Baby killer è descritta come spietata, pronta ad ammazzare un infante  e chiamarlo fin dall’inizio “animale”. Alla fine è vero che il piccolo neonato ammazza degli innocenti, ma quasi quasi alla fine ti viene di tifare per lui, anche perchè Cohen lo descrive con inaspettato pietismo soprattutto quando il mostriciattolo cerca di trovare il fratello nella scuola e si perde a giocare con dei trenini come un vero bambino. Oltretutto la polizia fa pure una figura beduina, quando armati di tutto punto, pensando di trovare il piccolo killer, gli agenti puntano i fucili contro un povero bambinetto intento a farsi gli affari suoi nel giardino. Ecco una cosa della quale Cohen non è mai stato avido, l’ironia, e i suoi film ne sono sempre pervarsi. Un’ironia molte volte marcatissima come in Full moon high ma molte altre, come in Baby killer, sotterranea ma non per questo meno efficace.

itsalive5

Gli effetti speciali ad opera di Rick Baker sono minimali ma buoni. ripresi in dettagli velocissimi dalla sapiente mano di Cohen che cerca di non far percepire al pubblico il budget miserrimo dell’opera.

Si respira comunque un’aria di apocalisse romeriana e il finale, per certi versi, anticipa quello di Dawn of the dead con una frase di disillusa disperazione a chiudere la vicenda.

“Ne è nato un altro a Seattle”.

Baby Killer punta il dito anche verso le case farmaceutiche che sperimentalizzano prodotti ai danni di innocenti che diventano a questo punto non tanto mostri ma vittime di un’industria che punta più ai soldi che alla salute dei suoi fruitori. Un’idea che sarà ripresa anche dallo Stephen King di Fenomeni paranormali di origine incontrollata e dal Cronenberg di Scanners (compresi i seguiti non suoi).

itsalive4

Seguiranno un discreto It’s alive again (1978), stranamente inedito nel nostro Paese, e un irrisolto Baby Killer 3 (1987), senza dimenticare un orrendo remake del 2008 ad opera di Josef Rusnak dalla chiara matrice televisiva.

Questo film comunque resta uno dei punti più alti dell’horror di sempre senza distinzioni tra serie A o B.

Andrea Lanza

Baby Killer

Titolo originale: It’s Alive

Regia: Larry Cohen

Interpreti: John P. Ryan, Sharon Farrell, James Dixon, William Wellman Jr., Shamus Locke, Andrew Duggan, Guy Stockwell, Daniel Holzman, Michael Ansara, Robert Emhardt.

Durata: 91 min.

Anno: 1974 ( USA )

VHS: Warner (Vietato ai minori di 14 anni)

Baby_killer_1974 alivec2 alivec0 itsaliveposter

bab