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Quattro anni dopo il suo piccolo capolavoro horror, Larry Cohen ci riprova girandone il seguito. Ecco che It lives again prosegue idealmente la storia presentata nel precedente capitolo aumentando gli addendi come ogni buon sequel ci insegna. Se in Baby killer il bambino assassino era uno, qui sono tanti, ma purtroppo, come spesso accade, non siamo ai livelli del prototipo.

La storia non è cambiata di molto e abbiamo come centro nevralgico ancora una famiglia in dolce attesa di un bebè mutante. Torna il protagonista del primo capitolo, Frank Davis, interpretato sempre in maniera convincente da John P. Ryan, questa volta in una versione più crepuscolare e tormentata del suo personaggio.

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Si respira un’aria apocalittica e i paragoni con l’horror romeriano a venire, già fatti in questa sede per il primo capitolo, vengono ancora più esasperati. In una cornice da fine del mondo ormai la piaga dei bambini killer è stata affrontata col pugno di ferro dalla società: sterminati a fucilate appena nati da una polizia dai toni sempre più feroci e nazisti. E’ indubbio che questi neonati siano sanguinari e feroci, ma stupisce non si cerchi in una qualche cura, tanto che, fin dalle prime battute del prototipo, li è apostrofati come “animali” da abbattere. Come in Night of the living dead non si sa da cosa provenga questa deformità: si ipotizza l’assunzione di un farmaco sperimentale, ma senza arrivare ad approfondire la cosa. i bambini quindi nascono così e basta, forse sono un’evoluzione della razza umana, forse sono l’apocalisse mandata da Dio per sterminarci. Fatto è che se gli adulti uccidono senza cuore, e lo fanno anche verso il loro stesso sangue, lo stesso questi mostri non riescono a fare perchè frenati dall’affetto istintivo per i genitori. In Dawn of the dead verrà proposto uno scenario non dissimile da quello presentato da Cohen con intere famiglie spinte al suicidio orribile perchè affezionate ai propri cari, con la differenza che lì erano cadaveri putrescenti qui sono esseri viventi. E cosa non trascurabile non uccidono i parenti.

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Il lato patetico della vicenda è enfatizzato dai pianti strazianti delle creaturine, ma purtroppo stavolta non si arriva alla commozione anche perchè i bambini killer ci vengono mostrati con imperdonabile ritardo. La prima parte del film infatti si perde inutilmente a mostrarci nell’intimità la nuova famiglia protagonista e solo a 27 minuti abbondanti fa partire il primo omicidio. Per assistere al secondo poi si dovrà attendere quasi un’ora dall’inizio. La caratterizzazione psicologica del padre, interpretato con convinzione da Frederic Forrest, non è così marcata come quella del Frank Davis del primo capitolo, un personaggio quello straordinario e dalle incredibili sfacettature umane. Quindi, quando nel finale il genitore compie un terribile sacrificio, non si crea empatia con lo spettatore.

E’ un po’ il difetto di questo film, quello di essere una copia sbiadita del primo baby killer, un horror perfetto già così, senza bisogno di nessun seguito.

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Il lato grottesco tanto caro al regista viene palesato dai cartelli con scritto “Pericolo! I bambini stanno giocando” o dalla surreale nursery dove i mostri vengono accolti, ovvero incubatrici dentro gabbie. Cohen comunque non gira distrattamente e almeno due sequenze, l’assedio nella casa ricovero e il finale, sono girati con perizia e una certa suspense, anche se è il film in toto a non avere un’atmosfera degna di nota. Inutile certo il momento dove i baby killer capitano in un compleanno di bambini, anche perchè non succede nulla, ma è comunque una bella intuizione mostrare l’impronta dell’esserino su una torta, come un pericolo evitato.

Rick Baker firma ancora gli effetti speciali, notevoli anche se pauperistici, e può sbizzarrirsi a mostrare più bambini killer in scena, ma anche qui l’impatto è scemato dopo il primo film.

It lives again resta comunque, nella sua imperfezione, un seguito ancora degno di nota, cosa che non succederà con il tardo, del 1987, Baby Killer 3, questa volta, per ovvie ragioni, senza John P. Ryan e il suo Frank Davis. Stranamente questo secondo capitolo non fu mai distribuito nel nostro Paese, ingiustamente visto la mole di orribili film venivano buttati nell’inferno delle vhs nei primi anni 80. Almeno il film di Cohen era dignitoso.

Andrea Lanza

It Lives Again

Anno: 1978

Regia: Larry Cohen

Cast: Frederic Forrest, Kathleen Lloyd, John P. Ryan, John Marley, Andrew Duggan, Eddie Constantine, James Dixon, Dennis O’Flaherty, Dennis O’Flaherty

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