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Ci cospargiamo il capo di cenere (anzi mi cospargo) perchè sono due giorni che continuo a buttare merda sul terzo capitolo di It’s alive, spinto dal ricordo di una visione adolescenziale in tarda notte. Perciò non mi permetterò di rifare lo stesso errore con I vampiri di Salem’s lot (o come fu editato una volta Il ritorno delle streghe di Salem), nel mio bagaglio culturale un film terribile, ma a questo punto comincio a pensare che allora fossi troppo acerbo per apprezzare in pieno questo straordinario regista/sceneggiatore.

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Baby Killer 3 saltò la sala cinematografica in Italia per affiorare quasi contemporaneamente in tv su Mamma Rai e in vhs. La settimana di programmazione sul secondo canale nazionale era stata una discreta sorpresa per ogni amante del cinema horror: furono programmati alcuni film sbarcati nel Fantafestival tra i quali Il villaggio delle streghe di Jeff Burr, il vampirico finto kinghiano di Cohen e appunto il terzo capitolo dei bambini mostruosi e assassini. Oltretutto questa pellicola fu rintitolata per l’occasione L’isola dei morti viventi, anticipando di parecchi anni uno degli ultimi lavori di Bruno Mattei. Il ciclo se non erro era introdotto da un critico del settore, la memoria qui mi inganna però perchè mi sembra di ricordare fosse Claudio Carabba, il fulciologo per eccellenza, ma potrei dire una castronata bella e buona. L’anno di questo ciclo Fantafestival doveva essere i primi anni 90, ma dirlo con precisione è impossibile.

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All’epoca, come scrissi, questi film di Cohen mi sembrarono delle cazzatine poco più che vedibili, soprattutto I vampiri di Salem’s lot, indegno pseudo sequel di Le notti di Salem di Tobe Hooper tratto da King, del quale avevo visto la versione integrale di 3 ore su Odeon tv, una cosa fantastica. Anche questo Baby killer 3, senza per altro conoscere gli altri due film, mi apparve fiacco e poco memorabile.

Quanto sbagliavo.

Per certi versi Baby killer 3 è superiore al numero 2: ha sicuramente più ritmo, più trovate e una certa originalità nell’aprocciarsi con la materia che lo rende un piccolo gioiellino. Michael Moriarty, attore feticcio di Cohen (Q il serpente alato e The stuff oltre ai film già citati), sfoggia un’ottima recitazione, che passa dai toni scanzonati a quelli più drammatici. Insieme a lui ritroviamo la dark lady per eccellenza del cinema horror anni 70 (Ballata macabra e Trilogia del terrore), Karen Black, qui purtroppo fuori luogo con i suoi quasi 50 anni sonanti in un ruolo richiedeva una ragazza più giovane. Per la terza volta volta in questa serie appare James Dixon (ma anche lui è un abituè di Cohen) nei panni del tenace Tenente Perkins, nemico giurato dei Baby Killer. In un cammeo appare poi uno dei cattivi per eccellenza del cinema americano anni 80, Gerrit Graham, caratterista che passa con disinvoltura dai telefilm per ragazzi alla Bambola assassina 2. Come piatto, contando pure la patatina bionda Laurene Landon, non è di certo male sulla carta…

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Cohen sceneggia con estro ed alcuni punti, come l’introduzione di Fidel Castro e dei suoi uomini a salvataggio dell’America, sono così sconsiderati da essere puro genio. La sceneggiatura di Baby killer 3 d’altronde ha così tante idee che è impossibile annoiarsi grazie anche ad una certa varietà di ambientazione, da un’isola tropicale piena di mostri al finale urbano. Si cita anche il Dracula di Bram Stoker con la nave piena di creature cannibali (lì dove nel libro c’era il Conte vampiro) diretti verso la terra ferma, con entrambe le opere scandite dalla voce over del capitano (qui uno spaventato Moriarty) preoccupato sul destino incerto della sua vita.

Baby killer 3 parte con l’accelleratore con un parto mostruoso in un taxy e l’omicidio di un poliziotto samaritano, poi si sposta in un’aula di tribunale dove il padre di un bambino mutante sfiderà la paura abbracciandolo e salvandogli la vita. Ecco che queste creature verranno confinate in un’isola tropicale, lasciati al loro destino, ma con almeno una possibilità di vita.

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Abbiamo quindi per la prima volta la visione di queste creature in età adultà, simili come make up agli alieni dei film di fantascienza anni 50 co testa idrocefala sproporzionata e mani a tre dita. Purtroppo Rick Baker non cura più gli effetti speciali, ma il lavoro di Dan Frye e soci non ne fa sentire più di tanto la mancanza, anche se, come spesso accade nei film anni 80, c’è un abuso di stop motion.

Cohen smorza i toni di patetismo dei due precedenti film, creando persino un inaspettato finale positivo con la morte è vero dei mostri principali, uccisi come tradizione della serie da una polizia sempre più inumana e feroce, ma con la salvezza di un piccolo Baby killer, ultimo della sua razza. Per quasi tutto il film poi il regista riesce a non farci scoprire le intenzioni delle creature mostrandole sotto un’aurea malvagia quando invece fanno fuori soltanto gentaglia, bracconieri spietati, alcuni stupratori e un viscido ricattatore. D’altronde It’s alive è stata sempre una serie dalla parte degli emarginati.

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Tra le molte scene degne di note si può ricordare la dolorosa scena dove Moriarty sul punto di andare a letto con una prostituta viene cacciato perchè padre di uno dei mostri quasi fosse lui stesso un mostro, in un’idea di creatura/creatore che ci riporta a Frankenstein, chiave di lettura del primo film. Solo che, a differenza di un Frank Davis, il padre protagonista di Baby killer 3 non accantonerà il suo ruolo di genitore/vittima per imbracciare il fucile della giustizia sociale, la stessa che spingeva, per citare ancora Mary Shelley, i forconi dei contadini ad infilzare il diverso.

Ottima la regia di Cohen che si sbizzarrisce nella sequenza dove Moriarty è abbandonato in mezzo al mare (con tanto di squali) con veloci e concitate riprese aeree sopra l’uomo. Anche l’impianto scenografico è buono soprattutto nel finale con una rappresentazione degli ambienti urbani molto fumettosa piena di luci artificiali e fog onnipresenti.

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Si può imputare all’opera una certa sciattezza nel trattare i personaggi minori soprattutto il già citato Tenente Perkins, abbandonato sull’isola dei mostri senza poi ricordarsi di recuperarlo, ma il film è davvero troppo divertente anche nella sgangheratezza per non volergli bene.

Le scene splatter sono quasi assenti come i precedenti film, ma comunque il tutto risulta godibile ed è quasi un miracolo visto che Cohen torna a Baby Killer dopo quasi dieci anni dal secondo film, dimostrando di non essere un regista che intende i  sequel come copie carta carbone degli originali. Questo rende i tre Baby Killer una delle serie più importanti del cinema horror, sottovalutata dai più, ma innovativa nella regia e nel ribaltamento dei clichè tipici del genere.

Andrea Lanza

Baby Killer III – L’isola dei morti viventi

Titolo originale: It’s alive III: Island of the alive

Anno: 1987

Regia: Larry Cohen

Cast: Michael Moriarty, Karen Black, Gerritt Graham, MacDonald Carey

VHS: Warner

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