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Il western all’italiana fu un fenomeno talmente vasto che per accontentare la “fame” del pubblico nacque l’abitudine di prendere film western stranieri (Spagna, Messico, Brasile) e manipolarli in modo da farli sembrare prodotti nostrani. Dunque: elaborazione di titoli altisonanti, nomi degli interpreti anglicizzati (prassi spesso presente comunque in Italia), colonne sonore sostituite con altre di recupero da veri western italiani, modifiche sugli effetti sonori (in particolare sugli spari, che negli “spaghetti western” sono più acuti che altrove).

I risultati furono alterni. Per esempio, i tre western spagnoli di José Maria Zabalza furono “italianizzati” nei titoli (Adios Cjamango, Ehi gringo scendi dalla croce e Prendi la colt e prega il padre tuo), nei nomi degli interpreti e nelle musiche (sicuramente più belle rispetto a quelle originali), ma gli esiti furono imbarazzanti. Andò meglio invece con i western messicani, grazie a registi come René Cardona e Raul De Anda Jr., autori di film interessanti quali Una colt cinque dollari una carogna e Sette colt per sette carogne (Cardona) e Ehi Satana prendi la pistola e spara…ritorna Trinidad e Ringo prega il tuo Dio ora ti ammazzo (De Anda). Stesso discorso anche per il Brasile, i cui film incentrati sui cangaceiros si prestavano in modo particolare a manipolazioni italiote: fu così, per esempio, che un film di Milton Amaral (O Cabeleira)fu distribuito in Italia col titolo Se incontri Sjango cercati un posto per morire. Tutti prodotti (spesso rari o introvabili, soprattutto nelle loro versioni originali) modificati in modo da farli assomigliare il più possibile a western nostrani.

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Ma il discorso è ancora più complesso, perché ci furono esempi di western stranieri distribuiti in Italia ma lasciati pressoché invariati nella sostanza (dialoghi, colonna sonora) e modificati solo nei titoli (creativi e altisonanti) e nei nomi degli attori. È il caso, per esempio, di Ehi amigo tocca a te morire (coproduzione fra Germania e Sudafrica diretta da Peter Henkel) e di due western messicani di Alberto Mariscal: Viveva per uccidere…uccideva per vivere (El Tunco Maclovio, 1969) e Occhio per occhio, dente per dente…sei fregato Cobra! (El sabor de la vengeanza, 1972).

I due western di Mariscal presentano almeno due tratti in comune, cioè la violenza e la visione matriarcale. Occhio per occhio, come la maggior parte dei film in questione, è un oggetto abbastanza raro da trovare. La versione visionata è una vhs francese (Vengeance pour un colt) in lingua spagnola: alcuni bruschi stacchi di montaggio fanno pensare a chi scrive che tale versione presenti dei tagli, presumibilmente minimi però, vista la presenza delle scene più violente (che sono uno dei punti di forza di questo western).

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Il film può vantare la presenza del veterano Cameron Mitchell, celebre star americana presente anche in western italiani (Jim il primo, Minnesota Clay), accanto al giovane Jorge Luke (Il cacciatore di squali di Enzo G. Castellari, Nessuna pietà per Ulzana di Rober Aldrich). La componente femminile, fondamentale nel film, è affidata invece alle affascinanti Isela Vega ed Helena Rojo.

La vicenda ruota attorno al tema della vendetta. Un ranchero viene barbaramente assassinato da tre uomini, e la vedova, la bella signora Carson (Isela Vega), cresce il figlio George (Jorge Luke) coltivando in lui sentimenti di odio e vendetta. A tal punto da assoldare Hud (Cameron Mitchell), un pistolero di mezza età, affinché insegni al ragazzo l’uso della colt. George, divenuto a sua volta un abile pistolero, inizia la sua vendetta, ma pian piano la violenza finisce per trasformalo in uno psicopatico assassino e stupratore. Hud si assume l’incarico di fermare il “mostro” che lui e la madre hanno creato, ma gli eventi prenderanno un corso imprevedibile.

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La trama può sembrare simile a quella di molti western italiani (la vendetta, il pistolero navigato che insegna il mestiere a un ragazzo), ma Occhio per occhio assume una connotazione abbastanza diversa. Sia perché qui è la donna ad essere il motore di tutto (come nell’altro western di Mariscal: per questo si parlava di “visione matriarcale”), mentre nel western nostrano spesso le donne vengono lasciate in secondo piano; sia perché la vendetta e il rapporto fra i due pistoleri perdono ogni valenza “sentimentale” e “mitica”. Prendiamo, per esempio, un supremo esempio di western italiano, I giorni dell’ira (1967) di Tonino Valerii. Qui c’è un ragazzo disprezzato da tutti (Giuliano Gemma) che viene accolto quasi come un figlio da un celebre pistolero (Lee Van Cleef), il quale gli insegna non solo a sparare, ma soprattutto a farsi rispettare. E il percorso “educativo” (nella logica del west, s’intende) si compie alla perfezione: a tal punto che Gemma, resosi conto della natura crudele del suo maestro (che prima vedeva invece come un mito), non esiterà a sfidarlo e ucciderlo (pur sapendo che è l’uomo a cui deve tutto) mettendo in pratica le regole che lui stesso gli ha insegnato. In Occhio per occhio non troviamo niente di tutto questo: nessun rapporto “padre-figlio” fra Luke e Mitchell, nessun percorso “educativo”. Anzi, il giovane pistolero va oltre la vendetta, imbracciando la violenza come filosofia di vita, a tal punto che il suo maestro (sofferente e disilluso) tenterà (invano) di fermarlo. Non solo, ma la stessa vendetta “perde la sua funzione catartica” e “il gusto dell’occhio per occhio viene demistificato e ridotto a un disturbante gioco al massacro, con il protagonista che si diverte a colpire il bersaglio inerme, fischiettando e quasi sovrappensiero” (Davide Pulici).

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Mariscal concede più attenzione al rapporto fra la madre e il figlio: un rapporto morboso, ai limiti dell’incesto (vedasi la scena nella vasca da bagno), un rapporto oppressivo e di dipendenza, destinato a esplodere nel finale, quando Luke uccide la donna crivellandola di colpi, quasi fosse consapevole che il suo essere un “mostro” è dovuto a lei.

Grande spazio, inoltre, alla violenza (leit-motiv di molti western messicani). A cominciare dalla sequenza iniziale, quando il ranchero viene massacrato a colpi di pistola sotto gli occhi del figlio, con una bellissimo effetto ralenti che sembra tradire un’influenza da Sam Peckinpah (influenza ancora più forte nell’omicidio finale di Isela Vega, con ralenti e abbondanza di sangue). Proseguendo con l’uomo marchiato a fuoco sul viso dalla stessa Vega, lo stupro di Helena Rojo da parte di Luke, e due scene dal carattere marcatamente splatter: l’uccisione del primo bandito nel saloon, con un colpo di pistola sparato a bruciapelo e un primo piano sulla carne maciullata; l’uomo ucciso con una coltellata al ventre, con dettagli sulla ferita e sul sangue che cola. Il gusto per la messa in scena del sangue è uno dei tratti distintivi del film (e pure dell’altro western di Mariscal, El Tunco Maclovio), come vediamo anche nella sequenza del pestaggio a Mario Almada, il cui volto diventa una maschera di sangue, e nell’uccisione finale di Isela Vega. Notevole, infine, la sequenza in cui il giovane pistolero (mentre fischietta) crivella di colpi uno degli assassini del padre e lo lascia morire nel deserto.

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Occhio per occhio può vantare un’accurata messa in scena, sia narrativa e psicologica (tutto ciò che si è detto finora), sia visiva: i paesaggi messicani (perfetti per un western) sono valorizzati al meglio, fra canyon, deserti e praterie (peccato che la copia visionata presenti dei colori un po’ sbiaditi), gli attori sono espressivi e ben diretti (ottimi anche i caratteristi, con i loro indimenticabili volti patibolari) e anche gli interni sono ricostruiti con cura. Peccato solo per le musiche poco incisive di Ruben Fuentes, i cui momenti migliori sono le cadenze quasi da “thriller” che sentiamo dopo lo stupro della Rojo e dopo l’omicidio finale della Vega.

Due note conclusive sul titolo. Il roboante titolo italiano ad effetto è un esplicito riferimento al tema della vendetta, ed è curioso il fatto che “Cobra” (Connor nella versione messicana) rimanga in scena solo pochi minuti (è l’uomo lasciato a morire nel deserto). Il titolo originale messicano, invece, El sabor de la vengeanza, non è da confondere con l’omonimo ispanico di un western italo-spagnolo del 1963, I tre spietati di José Romero Marchent, che curiosamente ha una trama, per certi versi, abbastanza simile.

Davide Comotti

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Occhio per occhio, dente per dente, sei fregato “Cobra”

Regia: Alberto Mariscal

Interpreti: Cameron Mitchell, Jorge Luke, Jennifer Sterling Western,

Durata 91 min. – Messico 1972

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