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Non mi sono mai vergognato di essere un estimatore/fruitore del cinema pornografico. Quando ho cominciato a scrivere seriamente di cinema l’ho fatto per una rivista ormai defunta chiamata Videoimpulse che a 20 anni sfoggiavo come un vero vanto. All’università e tra gli amici ero conosciuto come Dottor Porno e io prendevo seriamente il mio lavoro di 20000 lire a recensione armandomi di taccuino alla Hemingway davanti ai più disparati film hard. Il mio primo colloquio con il leggendario Giorgio Bortoluzzi di Milano, capelli lunghi legati e barba incolta, vicedirettore di Videoimpulse, fu (ed è ancora) nei miei ricordi leggendario. Lui assomigliava in maniera quasi sfacciata al Dino Velvet di 8 mm ed entrai a casa sua proprio quando una ragazza dalla minigonna invisibile ne usciva. Mi chiese “Andrea che genere di porno ti piace?”, io risposi “Tutto forchè hard con gay o trans” e appunto il primo film mi diede da recensire fu “Un transessuale dall’oltrespazio”, sorta di strano epigono dei vari scifi miserabili di Ed Wood. Bastardo. All’epoca io stravedevo per un regista, Michael Ninn, e il suo mondo di pornografia estetizzante che univa il linguaggio del videoclip a quello più terra terra del cinema hardcore.

tumblr_luh8qzE5mj1r4ro7yo1_1280Quando, grazie a Videoimpulse, vidi il suo Cashmeare io me ne innamorai e capii l’hard poteva essere anche arte, fatto di storie che non fossero banali e di scopate che non sovastassero la forza narrativa dell’opera. Oltre Michael Ninn scoprii Paul Thomas, regista molto meno avvezzo alla poesia ma dalla regia strepitosa, capace di girare un remake di L’uomo delle stelle di Giuseppe Tornatore, migliore e più commovente dell’originale. Poi Gregory Dark e il suo inferno porno fatto di freak, Brad Amstrong e i kolossal con Jenna Jameson, in assoluto la mia attrice hard preferita con la stellina Lexus persasi chissà dove… Come tutte le cose però anch’io mi evolvevo e il cinema hardcore si piegava su se stesso con film sempre uguali e maestri, come Ninn, incapaci di ripetere i fasti passati girando sempre lo stesso noioso film. Grazie a Videoimpulse però incontrai la meravigliosa Brigitte Lahaie nel periodo più brutto della mia vita quando mio padre stava lì lì per spegnersi lasciando una voragine ancor oggi incolmabile nel mio cuore…

Jenna Jameson

Forse voi state pensando che mi sono ammazzato di seghe guardando quasi 5 porno al giorno, ma siete lontani dalla realtà. Nella mia vita ho anche lavorato in una fabbrica del cioccolato, ma vi assicuro che, dopo mesi che sei a contatto con qualcosa anche di invitante, prima o poi ti viene a noia. Così coi porno: io scrivevo, mi segnavo le varie posizioni ma film dopo film erano proprio le scene di sesso ad interessarmi di meno e cercavo, per assurdo, uno sviluppo narrativo sorprendente.

Cosa che ci possiate credere o meno, a volte succedeva.

Ho perso interesse  per il cinema hardcore, seguendolo distrattamente ogni tanto, ma in linea massima sono ignorante di chi sia questa o quell’attrice, il mio sapere si ferma nel momento in cui Jenna ha smesso di essere generosa.

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Perciò qualche giorno fa mi trovavo, come spesso succede, a cazzeggiare su internet e mi becco in streaming un film, Vip, sesso e potere. Anzi non è neanche un film è uno spezzone, 20 minuti, dove riconosco la famigerata Sara Tommasi e il coattone del grande fratello Nando Colelli. Della Tommasi avevo visto il film meno erotico della storia dell’hard, La mia prima volta, e una commedia abbastanza casta dove faceva la professoressa di lingue, un po’ come la storica Carmen Villani. Me lo ricordo innocuo il secondo, micidiale il primo con Sara nostra dallo sguardo perennemente perso, ad un passo dallo stupro da parte di una troupe senza scrupoli. Ricordo poi di aver letto che la Tommasi avrebbe denunciato questo e quello, che gli alieni l’avevano costretta al coito, che mai avrebbe più girato hard. Eccola quindi al suo nuovo film, extraterrestri o meno.

La zuppa è sempre quella: lei ricca e potente come il suo Silvio, lui rozzo e miserabile che diventa il suo giocattolo sessuale. In mezzo scopate girate senza verve e lei assente come una diva dei tempi passati, una Lilli Carati o una Paola Montenero, ridotta dalla droga, dalla malvagità umana, dalla perdita del reale, ad essere un pezzo di carne senza voglie nè sensualità. Non era il porno che ricordavo vi giuro, quello che abbandonai secoli fa, e neppure quello genuino dei vari Mario Bianchi e le Ciccioline ai mondiali. No questo mi ricorda più la viltà di uno snuff, lo squallore di un filmato rubato da una collezione privata, il voler far cinema hard senza neanche l’idea esisti un cinema hard.

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Sesso, vip e potere non cerca neanche l’erezione perchè sarebbe impossibile eccitarsi davanti ad attori tanto poco carismatici, è la variante hard del pezzo di cronaca vera o Novella 2000, la dimensione porno accattona dei filmati di Paris Hilton o Pamela Anderson spacciati per fiction. Noi, il pubblico di questi hard non hard, siamo dei cannibali nell’eterna e insoddisfatta ricerca dell’amplesso virtuale verso le intoccabili dive della tv o della politica. Ci interessa scoprire che Belen in versione Lolita alla fine è carne e sangue come noi. E così possiamo illuderci di scoparla.

Ma la finzione? L’estetica che amavo? I Mario Salieri dei melodrammi napoletani dove sono finiti? C’è spazio ancora per professioniste dell’hard come Selen, Anita Rinaldi o la fulgida Eva Henger?

Ecco che per citare Finardi, in questo mondo che non mi rappresenta, volentieri invocherei “Extraterrestre portami via”…

Sperando di non finire sul set di un film hard con Colelli…

Almeno questo…

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Andrea Lanza