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Dunque ci siamo. Finalmente, il 18 maggio nell’ambito de La Quinzaine des realisateurs del  Festival di Cannes Alejandro Jodorowsky presenterà la sua ultima fatica, “The Dance of Reality”(La Danza de la Realidad), realizzato a 80 anni e ben 22 dall’ultima sua regia cinematografica, il sottovalutato e sfortunato “Il Ladro dell’arcobaleno”(Rainbow Thief).

Era dal 2008 che pareva essersi cocretizzato un suo possibile ritorno di Jodo all’arte fra le tante da lui praticate, che gli ha conferito notorietà internazionale: il cinema. Il film era “King Shot” e alla fine non venne mai neppure iniziato per mancanza di fondi, travolto dalla crisi economica esplosa nel frattempo.

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Peccato, perchè da come Jodo lo descriveva era un sensazionale, purissimo delirio alla Jodorowsky.

Prodotto da David Lynch e da Nick Nolte, da girarsi interamente in studio a Parigi, dove Jodo vive da sempre, e con la fotografia del grande Vilmos Zsigmond, “King Shot” avrebbe incluso nel cast Nick Nolte, Asia Argento, Marilyn Manson, Udo Kier, e Santiago Segura.

Ma, come riportato, in una intervista al Guardian dell’allora 2009 Jodorowsky rivelò che il progetto era stato addirittura cancellato per mancanza di fondi.

Egli descriveva il film come un “gangster movie metafisico”, la cui storia si svolgeva in un casinò nel deserto nel quale erano coinvolti alcuni gangster alla ricerca di un uomo grande come King Kong, e la presenza di Marilyn Manson come un sacerdote ortodosso vecchio di 300 anni.

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Accantonato purtroppo definitivamente il progetto “King Shot” forse a noi maggiormente affine, Jodo che è pur sempre Jodo alla imberbe età di oltre ottanta anni si è buttato su un altro lavoro che ha questa volta concretizzato il suo ritorno cinematografico con un insperabile lungometraggio. Nuovo film di Jodowsky che molti reputavano oramai impossibile  da vedersi, un giorno, e che invece…

Eccolo qua.

“The Dance of Reality” (La Danza de la Realidàd). Ovvero la visione autobiografica, si spera sempre che conservi il caratteristico tocco surrealista e visionario- di Jodorowsky oramai anziano, riportatosi alla sua lontana infanzia in Cile.  Leggendo sul sito ufficiale del film l’accenno ad un’inizio con la sfilata dei Vigili del Fuoco per le strade di Tocopilla, non so perchè mi viene da pensare all’inizio di “Velluto blu”, di Lynch, con il quale Jodorowsky come abbiamo letto anche sopra per la produzione di “King Shot”, ha stretto rapporti oramai da diversi anni.

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Comunque, vedremo anche la vecchia biblioteca massonica nella quale il giovane Jodorowsky vide per la prima volta e imparò la lettura dei tarocchi, così come la spiaggia nella quale ancora una volta fellinianamente inizierà i suoi giochi. Non mancherà neppure l’arrivo immancabile di un vecchio circo. Cioè saranno mesi in scena i ricordi filtrati dello stesso giovane Alejandro che sul sito della sua ultima opera racconta: “… Ho vissuto in Tocopilla per 10 anni. Da quel momento, ho sempre ricordato i particolari che mi hanno formato. Quando mio padre si trasferì a Santiago, ho avuto modo di pesare 100 kg (220 lb). Ora posso dire che ho avuto una terribile depressione, perché mi hanno sradicati dalla cosa più importante della mia vita. Tocopilla è per me ciò che Macondo è quello di García Márquez. Ha segnato la mia esistenza … “.

Speriamo davvero che quindi l’ottantaquatrenne(?) Jodo riesca ancora stavolta a regalarci un film nel quale l’argomento biografico, sempre rischioso ma anche un pò di “riporto” per l’autore all’ultimo film o che comunque ha raggiunto la sua piena maturità, sia condotto e risolto alla sua personalissima maniera, che come sempre sarà legata indissolubilmente al grande amore per il circo.

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La strutture della trama e alcune foto di scena fanno pensare inevitabilmente a “Carnival” la bella e breve serie tv americana del 2006, incentrata sulle vicende di una compagnia circense nel suo girovagare per gli Stati Uniti piagati dalla Grande Depressione degli anni trenta. Sarebbe già notevole se Jodo, a oltre vent’anni dall’ultimo film riuscisse a mantenere l’approccio visionario e fantastico della suddetta serie, per il suo film, il quale nella seconda parte verterà invece maggiormente sul grande attaccamento al teatro, “spiegato” da tre eventi cardine a cui avrebbe assistito quando era bambino: il funerale di un pompiere, un attacco epilettico non scecificato se il suo, ed il canto di un principe cinese. O mostrandoci il surrealismo per come si è insinuato la prima volta nella sua mente di ragazzo una volta che il padre lanciò in aria delle uova fritte sulla testa della madre, che invece finirono su un dipinto per sua definizione “orribile”. I tuorli si fermarono sulla tela, e al giovane Jodo parve come se lo stessero guardando quali due immobili soli. Dandogli quel che si dice la prima rivelazione, e l’illuminazione per un’intera eclettica come poche esistenza, potremmo aggiungere noi.

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Per massima parte Jodo pare sia riuscito a girare nei veri ruoli della sua infanzia. Ancora abbastanza immutati rispetto a sè stessi, di quei lontanissimi giorni degli anni trenta, dato che Tocapilla pare essersi conservata pressochè inalterata nel corso di tutto questo tempo, forse aiutando come ci informa il sito, un lavoro di ricreazione di quel periodo che non sia “modernamente” artefatto e manierato.

Napoleone Wilson