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Se c’è una cosa ben chiara nell’universo cinematografico è che qualsiasi personaggio trasportato dalla letteratura alla settima arte, corre il rischio di venire miserabilmente snaturato o bistrattato. Gli annali sono pieni di eroi e malvagi della carta stampata distrutti dalle idee malsane di uno o più sceneggiatori. E quando questo succede a personaggi particolari, che hanno in qualche modo raggiunto un’aura mistica o mitica, l’amarezza e la delusione sono ancora maggiori.

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Tutta questa faziosa introduzione solo per dirvi che quando lo scrittore irlandese Joseph Sheridan Le Fanu, autore molto importante per la narrativa fantastica, creò nel 1872 il personaggio di Carmilla, probabilmente non si sarebbe mai aspettato il successo ottenuto dalla vampira, che divenne protagonista e ispirazione di molti altri lavori. Sette film, una saga videoludica e almeno cinque opere, tra manga e anime, la prendono in causa.

Tra i sette film, tre sono prodotti dalla mitica Hammer e si possono considerare parte di una trilogia: Vampiri Amanti di R.W. Baker (1970), Mircalla l’amante immortale di J. Sangster (1971) e Le Figlie di Dracula di J. Hough (1971). La Trilogia dei Karnstein, come viene definita, è un trittico altalenante che da sicuramente il suo meglio nel primo e nel terzo “episodio”, grazie anche alla partecipazione del leggendario Peter Cushing, indimenticabile interprete di cult e persino un inusuale e spietato Gran Moff Tarkin in Star Wars. Tre film, tre registi, tre differenti storie e visioni tratte in parte dal medesimo racconto. Inutile dire anche tre risultati differenti, e sebbene siano Baker e Hough ad aver diretto i migliori, spetta a Sangster la palma di “risultato mediocre ma spunti interessanti”.

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Mircalla prende a piene mani dal racconto di Le Fanu, orientandolo naturalmente verso la neonata inclinazione softcore da sexploitation primigenio d’inizio anni ’70.

Sangster ci narra la rinascita nel sangue della contessa Carmilla Karnstein, che assunta l’identità di Mircalla, viene introdotta in una sorta di collegio femminile, dove naturalmente inizia a cibarsi in modo abbastanza saffico delle graziose pulzelle seminude. Uno scrittore di racconti dell’orrore riesce a farsi assumere come insegnante e, innamoratosi della ragazza, cercherà di venire a capo degli omicidi, fino a suscitare in lei un sentimento che li porterà all’infuocato finale di una storia d’amore tormentata.

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Sarebbe il caso di dire tormentata quasi quanto la produzione di questo film. Inizialmente avrebbe dovuto essere diretto da Terence Fisher e interpretato da Peter Cushing e Ingrid Pitt, che già aveva assunto il ruolo di Mircalla nel precedente Vampiri Amanti, ma alla fine per motivi non totalmente chiari la palla passò a Jimmy Sangster, Ralph Bates e Yutte Stensgaard. Sangster appare quasi svogliato nel dirigere l’ennesima storia di vampiri, ma prova ugualmente a portare lo stile Hammer al livello successivo già intrapreso dalla concorrenza, infondendo quel retrogusto lesbo e quelle scene saffiche che la casa di produzione inglese riteneva necessarie per aggiornare il proprio classicismo alle nuove preferenze del pubblico in piena rivoluzione culturale. Bisogna ammettere che per quanto sia piacevole ammirare le delicate nudità della Stensgaard e delle sue colleghe, tutta questa operazione di rinnovamento appare tiepida e inconcludente poiché niente di nuovo fu inventato, semplicemente venne aggiunto l’elemento erotico e sessuale alle stesse identiche tematiche che da sempre la Hammer aveva prodotto. L’inizio della fine per la storica casa di produzione, resuscitata solo nel 2007 con un cambio di gestione, dopo vent’anni di oblio.

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Probabilmente nelle mani di Fisher si sarebbe potuto fare di meglio, ma nonostante tutto Sangster e la sua troupe tentano di salvare il salvabile, riuscendo anche a regalare qualche momento degno di nota, su tutti la rinascita di Mircalla, nei primi minuti del film, dove una bella anche se poco inquietante Yutte Stensgaard si rialza dalla tomba nel suo sudario bianco grondante sangue.

Manca sicuramente qualcosa e i pochi spunti presenti, comprese le tette di protagonista e comprimarie, non bastano ad elevare un film che nuota comunque nella mediocrità, che non inventa nulla di nuovo seppur ne aveva occasione e possibilità e soprattutto che è figlio di una sceneggiatura a tratti penosa.

Se ci fosse stato Fisher o se ci fosse stato Cushing…però con i se e con i ma la storia non si fa.

Manuel Ash Leale

Mircalla, l’amante immortale

Titolo originale: Lust for a Vampire

Dati: Anno: 1971

Regia: Jimmy Sangster

Cast: Ralph Bates, Barbara Jefford, Suzanna Leigh, Michael Johnson, Yutte Stensgaard, Helen Christie, Pippa Steel, David Healy, Harvey Hall, Mike Raven, Michael Brennan, Jack Melford, Judy Matheson, Christopher Neame

Duurata: 90 min.

Conosciuto anche come: “Mircalla l’amata immortale”, “Love for a Vampire”, “To Love a Vampire”, “Nur Vampire küssen blutig”, “Vampyyrin himo”, “Jeunes vierges pour un vampire”

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