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Fino al serial Lost, dove interpreta il ruolo del mefistofelico John Locke, Terry O’Quinn è stato uno dei tanti caratteristi del cinema americano senza poter mai assurgere al ruolo di star riconoscibile. Ora invece, e qui ci sarebbero da fare i salamelecchi a J. J. Abrams, non è soltanto un (bravo) attore, ma una star della tv. Il suo volto da malvagio è inciso nella memoria di tanti telespettatori, al pari di quello del J. R. di Dallas, e il suo futuro, pur arrivato alla sessantina inoltrata, è ricco di nuovi progetti, come mai è stato prima.

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Nel 1987 però, quando il nostro John Locke era uno sbarbato trentacinquenne, interpretò un ruolo interessante, l’apripista per una serie dai seguiti abbastanza insulsi e dal remake orribile, The Stepfather (da noi Il patrigno). Girato dal Joseph Ruben di A letto con il nemico (con il quale ha più di un punto in comune) questo film non riuscì a creare una nuova icona del cinema del terrore, malgrado la buonissima fattura dell’opera. Erano d’altronde gli anni del boom degli horror fantastici, i vari Nightmare che stavano vivendo l’apice assoluto tra tutti, e i serial killer, come aveva dimostrato il bellissimo ma sfortunato Manhunter di Michael Mann, non attecchivano più di tanto nell’immaginario popolare se non nella variante cochon dei depalma hitchockiani.

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Sarebbe dovuto esplodere il caso Il silenzio degli innocenti (sempre per assurdo tratto da Thomas Harris) per far ritrovare al pubblico americano l’amore per i pazzi scatenati. Negli anni 80 di pellicole sui serial killer ce n’erano tante, alcune bellissime come Maniac, ma erano sempre titoli di nicchia che facevano impazzire gli appassionati ma restavano ignoti ai più, tra questi The Stepfather che comunque incassò ma fu presto digerito malgrado i prosegui. La trama di Il patrigno ricorda per certi versi l precedente La casa in Hell street che abbiamo affrontato mesi fa: stessa idea paranoide di un patrigno assassino che balza nella testa di un’adolescente e che si rivela vera. Però il film di Ruben risulta migliore di quello del pur bravo Winner: maggior tensione e un certo rigore nel costruire la storia non soltanto di cialtroneria sensazionalistica.

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Certo The Stepfather si piega anche lui alle regole dell’exploitation quando senza motivo apparente fa spogliare la figlioccia Stephanie (Jill Schoelen), per filmarla sotto la doccia, ma si può accettare visto la mole di cose positive nell’opera. D’altronde come non amare un film dall’intro tanto bello con il nostro patrigno che sembra si stia preparando per il lavoro e invece ha commesso un massacro familiare? A Ruben importa dei dettagli, quelli che molte volte il cinema (non solo di serie B) dimentica, la psicologia dei personaggi, i tic nervosi, la costruzione della tensione che non sia solo lo schizzo di sangue più coreografico. Certo, la gente muore male in The stepfather, ma mai una volta nei (comunque esigui) omicidi che ci sia un compiacimento sadico: al regista interessa di più il lento precipitare verso la follia del suo protagonista.

vlcsnap2011030921h28m01Fantastico quindi Terry O’Quinn che passa da una faccia rassicurate di bravo pater familias al pazzo che in cantina parla da solo, distrugge cose e si confonde le sue tante vite familiari. D’altronde la sceneggiatura di Donald E. Westlake viene da un soggetto di Brian Garfield, il romanziere di quel gioiello di cripto psicopatia che è Il giustiziere della notte, altra opera che tratta la distruzione familiare e la conseguente follia del capo famiglia. Certo prendendo le distanze ovvio perchè il Paul Kersey giustiziere viene assunto al ruolo di eroe, ambiguo quanto si vuole ma sempre eroe, mentre il Jerry Blake di quest’opera è comunque un folle che non possiamo compatire solo temere. The Stepfather mette alla berlina l’american dream fatto di belle villette a schiera e famiglie perfette riuscendo a diventare uno dei migliori parti thriller/horror degli anni 80 capace di tenere la tensione senza mai scemare tutta l’ora e mezza di girato. Tanto di cappello!

NOTA:

La polizia mai come nella serie di The Stepfather ci fa una figura barbina: il killer può spostarsi di una città come di un solo isolato senza essere preso. Anzi a rintracciare l’assassino, con una certa facilità, è il fratello di una delle vittime del mostro: finirà ucciso è vero, ma come ci è arrivato lui ci si chiede perchè FBI e polizia locale non abbiano fatto lo stesso. Certo è un film anche se poi si leggono sui giornali stralci di notizie come questa : “Il sindaco di Cleveland, Frank Jackson, ha detto che vi sono «molte domande a cui dare risposte riguardo a questo caso, ma sono felice del fatto che queste tre giovani donne siano state ritrovate vive».
«Tutti noi dobbiamo chiederci come è stato possibile che non abbiamo trovato queste ragazze per 10 anni», ha aggiunto il sindaco aprendo la conferenza stampa all’indimani dell’incredibile ritrovamento delle tre giovani rapite 10 anni fa. «Posso dirvi che la polizia è stata due volte in questa casa, nel 2000 per una rissa per strada e nel 2004 perchè Castro s’era dimenticato una bimba nello scuola bus. Ma in ambedue i casi – ha concluso il sindaco – non sono stati rilevati motivi di sospetto». E’ successo in America poche settimane fa. Ci sarebbe da meditare…

Andrea Lanza

The stepfather – Il patrigno

Titolo originale: The stepfather

Anno: 1987

Regia: Joseph Ruben

Cast: Terry O’Quinn, Jill Schoelen, Shelley Hack, Charles Lanyer

Durata: 90 min.

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