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« È molto meglio essere giovani, belli, ricchi e in buona salute, piuttosto che essere vecchi, brutti, poveri e malati. »
(Massimo Catalano)

In occasione della scomparsa del grande Massimo Catalano, non potevo proprio esimermi dal tributargli un omaggio cinematografico il quale come nel mio caso personale non potrà essere che veramente sentito, e spero anche doverosamente ovvio e strampalato, come Massimo sarebbe sicuramente stato contento che fosse.

A MASSIMO CATALANO, detto MAX. Musicista, trombettista e personaggio televisivo.
(Roma, 28 gennaio 1936 -Amelia, 2 maggio 2013)

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In un triste giorno che è anche quello della scomparsa di Little Tony, mi trovo in colpevole ritardo a vergare questa mia recensione di un film nel quale egli non è neppure presente, ma in cui è ben aleggiante ovunque il suo spirito, trattandosi dell’opera seconda per il cinema di Renzo Arbore, dopo l’enorme successo de “Il Pap’occhio”, tre anni prima.

 “F.F.S.S.” cioè: “…che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?” dal’impossibile titolo i cui riferimenti sono nelle strampalatissime vicende dei personaggi del film,  non andò bene come il primo, eppure non gli è inferiore in molti momenti. Il nostro Catalano era un trombettista di riconosciuto valore ed excursus professionale, ma come detto non è presente in “F.F.S.S.” poichè non era ancora entrato in pianta stabile a far parte della banda di Arbore, con la quale sarebbe divenuto notissimo al pubblico televisivo a partire soprattutto da “Quelli della notte” nel 1985, rendendo celebri le sue irresistibili “ovvietà assolute”, tanto da coniare all’epoca il neologismo di catalanate, atto a indicare le “affermazioni lapalissiane”. Un’altra, fra le tante delle sue famose frasi era:
« E’ meglio lavorare poco e fare tante vacanze, piuttosto che lavorare molto e fare poche vacanze »

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Catalano aveva iniziato a suonare la tromba da giovanissimo, con i South River Ragtime Band, fino a raggiungere un grande successo nei primi anni sessanta nel gruppo musicale dei Flippers, con egli alla tromba, e composto poi da Franco Bracardi al pianoforte, il fratello Maurizio Catalano al contrabbasso, Romolo Forlai al vibrafono e Fabrizio Zampa alla batteria, oltre che per un anno nel 1961, Lucio Dalla come clarinettista.
Ha avuto addirittura modo di suonare con la band di Louis Armstrong.
E aveva anche scritto un libro, “La vita è una tromba”.

Tornando al film, impossibile da dimenticare è lo sketch con la folgorante rappresentazione della RAI ancora in vi.le Mazzini e lottizzata dai partiti fino ad avere un numero assurdo di uscieri -uno dei quali interpretato dall’irresistibile Nando Murolo (come nel bellissimo episodio con Nino Manfredi all’infernale anagrafe di Roma, in “Made in Italy” [1965]di Nanni Loy) -raccomandati da quel o quell’altro politico, ognuno con il ritratto del suo “mentore” sul tavolino, e vediamo le foto di Craxi, De Mita, Andreotti.

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Arbore difatti, alla sua richiesta di incontrarsi con il dirigente Monticella per la sua protetta la cantante partenopea Pietra Montecorvino, poichè ve ne sono tanti con questo cognome ed è una difficoltà, risponde a Murolo :- “Ma questo è socialista…”, al che il Murolo :- “Ma non basta, perchè ce ne sono dodici di socialisti.”
I momenti irresistibili e corrosivi sono poi tanti altri, sarà anche per questo che “F.F.S.S.” non è a tutt’ora mai stato editato in alcuna forma nell’H.V., e anche in televisione è passato poche volte e a notte fonda, e che io mi ricordi, mai sulla RAI.
Fantastico lo spregio ad ogni “politically correct” con il beduino Armand (ovviamente Andy Luotto) a interrompere ogni tanto il film per la traduzione in arabo degli accadimenti, mentre in queste pause immancabilmente Arbore redarguisce l’aiuto regista di colore, Isaac George, il quale offeso gli risponde che, -“Lei mi rimprovera perchè io sono negro.”

Ad ogni ripresa di ciak è l’immancabile Gennaro Gargiulo a impallarsi davanti alla macchina da presa come il classico solito beota che si vuol far riprendere per amici e parenti. Un beota come quell’Italia dei giochini a quiz coi ceci della Carrà, che viene mirabilmente presa per il culo durante tutta l’operazione, messa in piedi da Arbore in “F.F.S.S.” come per il precedente “Pap’occhio” con una alquanto riuscita e divertente capacità di riprendere la Roma e quindi l’Italia del perenne intrallazzo e della corruzione, dei clientelismi come nel sopra citato, memorabile, episodio di V.le Mazzini. Una realtà quella della RAI lottizzata dai partiti dall’ultimo degli uscieri al massimo dirigente, che Arbore dimostra di conoscere bene e di tratteggiare con uno spirito iconoclasta e satirico oggi forse impensabile, almeno dall’interno dell’azienda.

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Ante-litteram, Arbore mette dentro un altro irresistibile sketch “proto-leghista” ambientato a Milano, dove i protagonisti Lucia Canaria(Pietra Montecorvino) e Onliù Caporetto (Arbore e il suo alter-ego, “di Nusco, in provincia di Avellino, come Ciriaco De Mita” ) si imbattano in un personaggio di napoletano sdraiato per terra, il quale ha questo compito: “Faccio quello che quando casca per terra a Milano, la gente non si ferma per aiutarlo; mi paga l’ente del turismo».
Nel medesimo episodio in una immancabile, fittissima nebbia meneghina “Santa Madonna, c’è proprio una nebbia che si taglia con il coltello” il tormentone nel napoletano caricatissimo di Arbore, un uomo all’improvviso e senza alcuna motivazione emette una scorreggia potentissima, con finale getto di fiamma dal bùciolo dò’o’culo. Onliù/Arbore meravigliato esclama: “‘a facc r’o cazz… ma che r’è, Niù York?!”
Ed è fantastico, in linea col celebre episodio “Hostaria!” da “I Nuovi Mostri” (1977) di Monicelli, Loy, Scola, il momento in un ristorante alquanto sozzo di Roma quando i nostri due protagonisti incontrano un ributtante personaggio che sul suo piatto di pasta effettua tutta una serie di ardite e alquanto disgustose abluzioni igieniche…Secondo alcuni “forse la scena più estremamente trash del nostro cinema”, mangiandosi gli spaghetti facendo cadere la forfora, schiacciandosi i brufoli, grondando dappertutto sudore di ascelle, “togliendosi di tutto dalle orecchie e dai piedi, mettendosi le dita nel naso, ruttando e scoreggiando”… Quando il tizio si presenterà ad Arbore/Onliù (schifato dal solo dovergli stringere la mano), dirà di chiamarsi Massimo Cloaca (in dotta citazione della Cloaca Massima). O la messa in ridicolo, finalmente, del “mito” alquanto discutibile di Sophia Loren, che appare a Lucia/Pietra Montecorvino come la “Madonna Sofia”, impersonata nell’apparizione da Isabella Biagini.

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“Madonna Sofia” parla in maniera molto sgrammaticata, confidandole che “deve cogliere la palla al balzo”, affinche possa accadergli come a lei, “La mia palla fu Carletto, produttore perfetto, un poco piccoletto, ma sempre vestito con il doppio petto, con il portafogli a organetto, essendo lui un poco ricchetto, subito me lo facetto, levandomi il reggipetto e tanto successo ho fetto.” Fantastica anche la “lezione” dopo l’esibizione di Benigni  ad Arbore, impresario della “Caporetto- Grandi successi”, di come dovrebbe essere e di quel che dovrebbe fare un “manager”.
Come ogni operazione di Arbore “F.F.S.S.” è ricco di camei: oltre ai principali immancabili Luciano De Crescenzo che fa se stesso e Roberto Benigni lo sceicco Beige, vi sono anche: Teodoro Ricci come un fantastico, fellonesco Federico Fellini, Luciana Turina/Mamma Turì (la madre di Luciana), Bobby Solo (se stesso), Claudio Villa (se stesso), Domenico Modugno (se stesso), Gianni Morandi (sè stesso), il sempre irresistibile Alfredo Cerruti (un parimenti fantastico, cafonissimo, spettatore del kitschissimo pubblico di Sanremo), Lory Del Santo (se stessa), Pippo Baudo (se stesso), Maria Giovanna Elmi (se stessa), Don Lurio (se stesso), Gigi Proietti (Curtatone), Dino Cassio (Montanara), Raffaella Carrà (se stessa), Massimo Troisi (un elemento del coro alla canzone “Sud”), Nino Frassica (un improbabile tecnico di Tele Ottaviano), I Fatebenefratelli (gli sgangheratissimi comici di Tele Ottaviano), Mario Marenco (come sempre strepitoso nei panni dell’uomo di una assurda pubblicità ad un’automobile), l’immancabile Riccardo Pazzaglia (l’uomo della demenziale pubblicità “Le facce di Fellini” e dell’ancor più demenziale inizio in automobile con Arbore), Gianni Minà (nei panni dell’uomo della pubblicità all’insetticida Piritex),Gepy, guarda chi si rivede, (nei panni di Candido), Renato Guttuso (come “Madonnaro”), Severino Gazzelloni (il musicista mendicante, del quale nessuno riesce neppure a riconoscere la straordinaria bravura solamente perchè è a suonare chiedendo l’elemosina) il citato Nando Murolo (l’usciere della RAI), Cesare Gigli (il Dott. Mario Monticella), Stella Pende (la moglie dell’onorevole), Gegè Telesforo (un altro dei coristi durante la canzone “Sud”), Vasco Rossi (addirittura uno degli arabi che cantano nel gruppo dello sceicco Beige/Benigni), Isabel Russinova (la supertopona presentatrice del festival di Sanremo), Gianni Boncompagni, Maurizio Costanzo,Gerardo Gargiulo, Nando Martellini, Andrea Giordana, Sandra Milo, Christian, Gianni Ravera, Martufello, Sergio Japino.

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Sindacato Italiano Nazionale dei Giornalisti Cinematografici
Anno 1984 Nominata al Nastro d’Argento come Miglior Attrice Esordiente
Pietra Montecorvino

“Sud”
Cantata da Pietra Montecorvino
Scritta da Renzo Arbore e Claudio Mattone
Pubblicata da Mammouth Records

“Il Pillolo”
Cantata da Roberto Benigni
Scritta da Renzo Arbore e Claudio Mattone
Pubblicata da Mammouth Records

“F.F.S.S.” sta per Federico Fellini Sud Stori, il titolo del soggetto cinematografico scritto sul pezzo di carta che Fellini/Teodoro Ricci, fa all’inizio volare dalla socchiusa finestra di casa sua, ad Arbore e De Crescenzo, miracolati dall’apparso San Gennaro a bloccare e illuminare il traffico di Roma, nella loro ricerca “automobilistica” di un soggetto per il prossimo film.

Pare, che Fellini a causa della prima scena del film e non autorizzata, se la sia presa non poco.

Napoleone Wilson

F.F.S.S. Cioè che mi hai portato a fare sopra Posillipo se non mi vuoi più bene?

Regia: Renzo Arbore

Anno: 1983

Interpreti: Renzo Arbore, Pietra Montecorvino, Roberto Benigni, Andy Luotto, Luciano De Crescenzo

Durata: 98 min.