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Attenzione questa recensione contiene uno spoiler sull’identità del killer di Psyco. Direte voi ” Ma chi non lo sa?”. Nessuno mi verrebbe da dire, ma mi sono ricordato una cosa avvenuta 16 anni fa. Ero andato in un cineforum proprio a vedere il film di Hitchcock e sul finale una voce spaventata commentò “Ma allora è tal dei tali il killer!”. Ecco mi sentirei in colpa se la visione di Psyco vi fosse rovinata per questo conosciuto colpo di scena rivelato. Perciò vi invito a vedere prima il film e poi a leggere la recensione dell’amico Davide Viganò. Domani lo stesso sarà per Psycho 2 e via col tre e il quattro. D’altronde come recita uno dei manifesti italiani: “E’ vietata la visione a film iniziato”. Ci sarà un perchè no?

Andrea Lanza

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La figura del serial killer è il moderno babau, uomo nero, lupo cattivo,fatto carne ed ossa per tormentare i sogni e stuzzicare le fantasie della popolazione odierna. Un mostro che il viso del vicino di casa, del parente,del simpatico avventore del nostro bar preferito. La normalità umana deviata, che infrange il grande Tabù, il più grande di tutti: quello di togliere la vita. Come un dio feroce e crudele, in preda alla sua disperazione e ferocia il serial killer è un cacciatore folle, il nemico che non riusciamo subito ad identificare.

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Certo,dobbiamo anche dire che il bellissimo romanzo di Robert Bloch ci dipinge un Norman Bates anziano, tarchiato,più particolare rispetto al giovane per bene che potrebbe essere quello interpretato da Anthony Perkins. Eppure questa trovata,è alla base della nascita al cinema della figura del serial killer, figura che comunque compare in tutta la sua violenza e delirio nel capolavoro assoluto L’Occhio Che Uccide.

Come sappiamo il film è stato tra i più grandi, forse il più grande,successo di Hitchcock, candidato a 4 premi oscar, è sicuramente l’opera che maggiormente ha influenzato il cinema thriller che sarebbe seguito dal 60 in poi. Una pietra miliare.

La storia è notissima: Marion infelice segretaria decide che sia venuto tempo di cambiare vita e così dopo aver rubato una somma ingente al proprio datore di lavoro si dà alla fuga.

Costretta a fermarsi in un motel è vittima della follia omicida del titolare Norman Bates.

La sorella e il suo amante investigheranno,affidandosi anche al lavoro del dectetive  Arbogast. Il quale ci rimetterà la vita,ma questo segna anche la fine dell’attività da killer di Bates.

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Non è tanta roba, non stiamo di fronte a una trama fitta di eventi o complicatissima, ma è proprio questa sua essenza spartana a creare il fascino immortale del film. Perchè significa riempire il tutto con il mezzo cinematografico.

Che prepotentemente prende la scena, e ci dice:”Certo stai vedendo un film, qui c’è tutta la nostra forza e potenza” Possiamo farti sognare,innamorare, con il solo uso tecnico a nostra disposizione,ma come possiamo darti sensazioni positive, ecco possiamo trasformarti in un sudicio e spaventato guardone.

Pensate la potenza assoluta della celeberrima sequenza della doccia sul pubblico di allora. Violazione pura: del corpo, della mente, della soglia di sopportazione alla violenza. Quella scena ha la potenza devastante di un possente orgasmo di morte e sangue e l’inquadratura successiva che riprende l’occhio del cadavere è come la sigaretta post coito. Un riposo macabro, dopo la devastante e perversa gioia della violenza incontrollata.

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Pensa ad un uomo travestito da donna che massacra la povera Marion, nuda sotto la doccia.

In pochi secondi ci trovi tutto il discorso eros e thanatos, ci trovi la bestialità umana, la morte oscena,e partecipi… Oh,se partecipi!

Tanto che il girare in bianco e nero pare fosse stato un modo del regista per evitare  il problema della visione del sangue, forse troppo crudo per l’epoca. Altri preferiscono credere che abbia a che fare con un omaggio alla personalità di Norman, (bianco per la sua innocenza quasi infantile, nel libro esiste anche un Norman-bambino, il nero per la sua pazzia omicida), potrebbe essere anche così, ma in realtà spesso nel cinema le cose sono più normali e banali.

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Da notare come il film costò solo 800.000 dollari, come se nemmeno la produzione fosse interessata a questo progetto, ma incassò ben 50.000.000 di dollari in poco tempo, diventando un grandissimo incasso. Certo il merito è della celeberrima scena disegnata in story board dal leggendario titolista Saul Bass, che si occupa anche dei famosi titoli di testa, con tutte quelle linee a tagliar i nomi, come per dar l’idea di personalità irrisolte, falciate e dimezzate a causa della follia.

Wimpy, (il suo titolo di lavorazione in omaggio al capo macchinista sul set), entra nella leggenda con la sua forza di puro cinema. Il montaggio in questa opera mostra tutta la sua fondamentale importanza, (pensate alla morte di Marion 22 secondi 35 fotogrammi e non si vede mai il coltello colpire il corpo,eppure noi è come se l’avvertissimo,grazie alla potenza del montaggio), così come le cupe musiche di Bernard Hermann che creano un’atmosfera carica di tensione,morbosa,da incubo. Certo Joseph Stefano fa un eccelso lavoro di sceneggiatura, i personaggi son tutti ben scritti, i dialoghi credibili e funzionali al racconto, gli eventi trattano con rispetto l’origine letteraria. Però è proprio l’apparato tecnico in questa pellicola a dettar legge.

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Come se Hitchcock si sia divertito a osare, sperimentare, giocare con la paura e le possibilità di rappresentarla al cinema. Io voglio esser sincero: preferisco L’Occhio che Uccide come film, rispetto a questo. Non ho dubbi.

Però Psyco ha la grandissima potenza di un romanzo popolare che colpisce duro l’immaginario collettivo degli spettatori,i quali si trovano divisi tra il partecipare al dolore delle vittime, la voglia di giustizia, e una forte immedesimazione con l’assassino. Siamo sospesi tra l’urlare: Attenta! E il: Colpiscila!

Credo sia il film più sadico e spietato del grande Alfred. Pellicola che ha davvero costruito uno spartiacque tra il prima e il dopo. Film che spinse le generazioni future  di registi horror e non solo a osare,a tentare di mostrare sempre di più. Tanto che persino Carpenter cita l’opera di Hitch: Loomis, lo psichiatra che tenta di fermare Micheal, porta il nome dell’amante di Marion, e i genitori di Myers escono di casa per andar a vedere proprio il film della leggenda inglese.

E se siete interessati a saper tutto,andate a vedere Hitchcock al cinema, un sentito omaggio alla pellicola che più di tutte ha formato la nostra cultura di amanti del mistero,del macabro, un film che continuiamo ad amare e rispettare. Un’opera indimenticabile.

Davide Viganò

Psyco

Titolo originale: Psycho

Anno: 1960

Regia: Alfred Hitchcock

Cast: Anthony Perkins, Janet Leigh, Vera Miles, John Gavin, Martin Balsam, John mcIntire, Simon Oakland, Frank Albertson, Patricia Hitchcock, Vaughn Taylor, Lurene Tuttle, John Anderson

Durata: 108 min.

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