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Si è portati ad un doveroso e religioso senso di rispetto nell’apprestarsi a parlare di Soledad Miranda, della sua figura, della sua enigmatica e tenebrosa sensualità, del suo seppure breve sodalizio artistico con Jesus Franco… di quello che è stata Solidad, e di quello che sarebbe potuta essere se, il 18 Agosto 1970, un tragico incidente sull’autostrada per Lisbona non l’avesse uccisa all’età di 27 anni.
E’ strano: il pensare che questa esile ragazza spagnola abbia lasciato questo mondo 43 anni fa mi riempie di una tristezza fin troppo malinconica e mi stringe il cuore. Ma per capire questo stato d’animo è forse necessario sondare il personaggio di Soledad Miranda nelle opere del regista spagnolo. Sì, perché di personaggio si parla. E il personaggio, con le ovvie variazioni di sfumature da un copione all’altro, è sempre quello: affascinante ed oscuro Angelo della Morte. Tale l’ha resa il sodalizio con Jesus Franco: figura ammaliante, sospesa tra Eros e Thanatos.

Eugenie de Sade (Jess Franco, 1970)

Probabilmente la sua vita aveva iniziato a spegnersi sul set de “Il Conte Dracula” (1969) dello stesso Franco (si guardi a proposito il suggestivo documentario in stile espressionista “Cuadecuc, Vampir” di Pere Portabella). E’ da questo momento che inizia il cambiamento. Franco, come un infernale Caronte, traghetta l’anima della fanciulla verso l’annichilimento, verso il morso letale del vampiro. Il bacio del Conte Dracula Christopher Lee è il segno dalla fatale rottura.
“Il Conte Dracula” (pellicola nella quale Soledad interpreta il ruolo di Lucy Westerna) segna lo spartiacque di quello che Soledad fu fino ad allora e quello che diventò. Come se il cinematografico bacio del vampiro l’avesse marchiata e maledetta. Per sempre, irrimediabilmente.
Il suo tragico destino pareva già essere visibile. Si poteva iniziare ad intravedere. Non poteva che morire, Soledad Miranda, morire giovane. Sembrava quasi una cosa logica, inevitabile. I suoi ultimi lavori lo preannunciavano, la sua stessa figura impressa sulla pellicola lo preannunciava. I ruoli mortali e disperati da lei interpretati sono stati il suo lasciapassare per l’aldilà…

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Qui, sulle pagine di MalastranaVHS, l’amico Andrea Lanza ha espresso il suo personale omaggio per la Soledad de “Il Conte Dracula”, per la Soledad di “Vampyros Lesbos” e per Soledad di “She Killed in Ecstasy”. Io voglio aggiungere un altro tassello e portarLe anche il mio omaggio, prendendo in esame “Eugenie”.

Dopo il suo “Conte Dracula”, Franco si butta nel cinema indipendente a basso costo e tra il 1969 e il 1970 scrive e dirige, prima per la Prodif Ets. di Vaduz e poi per la CCC Filmkunst/Telecine di Berlino, un totale di 6 pellicole di stampo thriller-horror con forti contaminazioni e sperimentazioni erotiche, aventi sempre Soledad Miranda nei crediti, ma presente con lo pseudonimo di Susann Korda (o Susan Korday) e quasi sempre nel ruolo di protagonista: “Sex Charade” (attualmente di difficilissima reperibilità), Les Cauchemars Naissent la Nuit (conosciuto anche con il titolo inglese di “Nightamare Comes at Night”) “Eugenie” (in Italia “De Sade 2000”), “Vampyros Lesbos”, “She Killed in Ecstasy” e “The Devil Came from Akasava” (quest’ultimo più che altro una commedia di spionaggio).

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Girato nell’Inverno ’69-‘70, e liberamente adattato da Franco dal racconto ‘Eugenie de Franval’ del Marchese de Sade, “Eugenie” è una confessione.

Stretta alla gola e senso di oppressione: le primissime immagini del film mostrano Eugenie (la stessa Miranda) sul letto di morte che racconta e confessa allo scrittore Attila Tunner (interpretato dallo stesso Franco) la sua tragica storia: figliastra dello scrittore Albert Radeck (qui interpretato da un perfetto e glaciale Paul Muller), intraprenderà col patrigno una perversa discesa nel baratro dell’incesto e dei delitti a sfondo sessuale. Solo l’incontro con il musicista Paul (Andrè Morales) tenderà ad allontanare Eugenie dalle perversioni iniziate col padre… ma questo suo “tradimento” nei confronti della figura paterna le costerà cara la vita.
La confessione è finita… “Mi uccida…”, chiede una ormai esamine Eugenie a Tunner, ma di ciò non ce ne sarà bisogno: la morte è ormai giunta silenziosa e Tunner-Franco non può fare altro che chiudere delicatamente le palpebre della ragazza.

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Un alito mortifero pervade l’intera pellicola: morbosità, cinismo e disperazione la fanno da padrone. E’ nella cornice di una gelida e plumbea Berlino che avviene il flashback dei ricordi di Eugenie ed è nella sua calda e accogliente casa borghese alla periferia della città che il suo intero essere verrà travolto dalle malsane passioni del patrigno. E’ la devozione nei confronti di questa figura, sfociata in venerazione, che travolgeranno Eugenie nella spirale di follia. Ma la fragilità è lì, latente e pronta ad uscire da questo piccolo e gracile corpo di donna…
Con la sua struggente interpretazione, è in questo film che Soledad tocca le vette più alte della sua seppur breve carriera: fragilità adolescenziale, timidezza, acerbe pulsioni sessuali e omicide, prepotente carica sensuale, magnetismo mortale, tutto si fonde in questa sua bruciante interpretazione.
Mai fu così bella e brava Solidad.
Neppure nel successivo “Vampyros Lesbos” Soledad apparirà così pallida, così erotica, così estraniata e così oscura. Non si può far altro che rimanere stregati dalla sua figura presente sullo schermo.

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Risulta inevitabile collegare il trittico Vita, Amore e Morte nel personaggio di Soledad Miranda/Susann Korda.
Ne “ Il Conte Dracula” è vittima del Vampiro per antonomasia, il cui bacio la renderà una regina della notte, ma il paletto di frassino incombe, le spaccherà il cuore.
In questo “Eugenie” è appunto una giovane donna che si affaccia ad una vita turbinante di peccato e perdizione. Assaggerà piaceri estremi e proibiti, ma l’ambiguità di  una morte violenta è lì ad attenderla, inevitabile.
In “Vampyros Lesbos” è l’affascinante Contessa Nadine, la vampira protagonista, (lesbica ovviamente) nelle cui delicate sembianze la silenziosa e magnetica aura erotica e la carnale passionalità si fondono con aspetti di profonda solitudine e caducità. La fine della Contessa Nadine arriverà inesorabile.
In “She Killed in Ecstasy” Soledad è come se morisse nel momento in cui muore il suo compagno. Agirà come freddo automa, fantasma mosso dall’unico scopo di vendicare la morte del suo uomo. Ma a vendetta compiuta cosa può rimanere se non la morte e l’autodistruzione? E così, nel film, Soledad morirà cadendo in un precipizio sulla sua autovettura, quasi come un segnale rivelatore e profetico di quello che le sarebbe successo la fatale mattina del 18 Agosto 1970.

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Dopo la morte di Miranda, il regista troverà nella giovane Lina Romay la sua nuova dea che lo accompagnerà nella carriera artistica e che diventerà anche la sua compagna di vita.

02/04/2013: Jesus Franco muore a Malaga all’età di 82 anni… chissà se, nel regno delle ombre, ha ora potuto ritrovare la sua prima, vera ed intramontabile musa.

Soledad non è mai invecchiata e mai invecchierà. E forse vivrà per sempre, giovane, eterea, misteriosa, indimenticabile, sul nastro di celluloide. Fino a quando il mondo esisterà, fino a quando la gente avrà memoria.

Immutata, Soledad ha vinto: ha sconfitto il Tempo distruggitore.

Daniele “Danji Hiiragi” Bernalda

De Sade 2000

Titolo originale: Eugenie De Sade

Conosciuto anche con i titoli: Eugenie De Franval, Eugenie Sex Happening

Produzione: Liechtenstein/ Francia, 1970

Regia: Jesus Franco

Cast: Soledad Miranda (Susann Korda), Paul Muller, Andres Monales, Greta Schmidt, Jess Franco, Alice Arno, Karl Heinz Mannchen

Reperibilità: DVD (edizioni Mosaico Media, tiratura limitata in 999 copie)

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