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Terzo adattamento dell’opera di H.G Welles dopo le versioni di  Erle C. Kenton (“ISLAND OF LOST SOULS”1933-bellissima) e Don Taylor ( “ISLAND OF DR. MOREAU1977– a me piace molto pure questa). Il nome Richard Stanley viene citato nel titolo in quanto autore della sceneggiatura originale, scritta con Michael Herr, e primo regista designato dalla New Line per portare a termine il progetto Moreau. Diciamo che non é proprio andato tutto liscio. Tanto per cominciare Val Kilmer, scelto come protagonista, comincia a rompere le palle.

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Vuole un ridimensionamento di ruolo. Non vuole piu’ fare il protagonista principale. Stanley, per non perdere la star, gli offre il personaggio del Dr. Montgomery, assistente di Moreau. Tutti contenti. Tuttavia, Kilmer non si presenta i primi due giorni di riprese. Stanley e la troupe fanno quello che possono. Peccato che il terzo giorno la New Line fa sapere a Stanley che é licenziato, perchè considerato troppo poco esperto per gestire attori e budget da 40 milioni di dollari. In realtà é Kilmer a chiederne la sostituzione. Bene. A questo punto entra in gioco il grande vecchio Frankenheimer che decide di riscrivere tutta quanta la sceneggiatura, non ritenuta all’altezza. Anche il nuovo protagonista, Rob Morrow, decide di mollare la presa.

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Viene ingaggiato così David Thewlis che interpreterà Edward Douglas, diplomatico delle Nazioni Unite naufragato sull’isola malefica di Moreau. Chi manca all’appello? Naturalmente il Divino Marlon. Al quale viene concesso di fare praticamente tutto quello che vuole. E beh, é Brando cazzo. Seguono altre riscritture, Frankenheimer che litiga con Kilmer, Kilmer che litiga con Brando e il caldo tremendo del set australiano. Una produzione disgraziata che mantiene però il fascino di quel cinema sgangherato e fuori tempo massimo che si apprezza di piu’ con il passare del tempo. Il caos creatosi dietro le quinte si respira a pieni polmoni. E’ un film che non va incontro ai gusti del pubblico, non ci sono personaggi carismatici o eroi con cui identificarsi; Thewlis é fumoso e antipatico, Kilmer perennemente strafatto, Fairuza Balk fa quello che può nel ruolo della figlia di Moreau con istinti felini, quindi tutto lo schermo è occupato da Brando.

The Island of Dr. Moreau 1

E’ lui il “Father”, il dio autoproclamatosi sull’isola, il detentore della verità e quindi della legge. Frankenheimer, da par suo, lo trasforma in una oscena parodia del pontefice e del Colonnello Kurtz  dalle mise deliranti e grottesche, che se ne va in giro con una specie di sua riproduzione in miniatura, l’attore Nelson De LaRosa ( il ratman di “QUELLA VILLA IN FONDO AL PARCO” di Giuliano Carmineo) ed é contornato da una servitu’ di freaks in livrea. Qui siamo veramente dalle parti delle pratiche basse del cinema che incontrano quelle alte. Prendiamo a esempio la scena dell’orgia con tutti gli uomini-animali; un film di Frankenheimer che si trasforma in una cosa tipo Eddie Romero. Una mutazione subdola che rende  la pellicola un oggetto non identificato nella filmografia del grande regista di “”THE MANCHURIAN CANDIDATE”. Delirante e visionario, pregno di una sensazione di disfacimento che lo sorregge dall’inizio alla fine, “THE ISLAND OF DR. MOREAU” é film da vedere almeno una volta. Anche solo per parlarne male. Mi é impossibile non pensare che il talentuosissimo sudafricano Richard Stanley (che si presentò sul set truccato da cane bulldog, senza farsi riconoscere) non abbia scagliato una maledizione su tutto quanto il set. E su Val Kilmer, che negli ultimi anni é stato coinvolto quasi sempre in immani cazzate. Onore al merito, come di consueto, al grande Ron Perlman e alla buonanima di Stan Winston. Fine.

Domenico Burzi

L’isola perduta

Titolo originale: The island of dr. Moreau

Anno: 1997

Regia: John Frankenheimer

Cast: Val Kilmer, Marlon Brando, David Thewlis, Fairuza Balk, Ron Perlman, Mark Dacascos, Temuera Morrison

Durata: 90 min.

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