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 “Puoi anche registrartici, ma non è possibile controllare ciò che accadrà al Bates Motel!”

“Con la nuova gestione Norman potrà non esserci più, ma il motel continua a vivere!”

Frasi di lancio originali del film

Henry Watson/Moses Gunn :- “Guarda, non ti dispiace se te lo chiedo. Che cosa ci fa un tipo come te con una cartolina dal vecchio Bates Motel?”
 
Alex West/Bud Cort : [riferendosi all’urna] “Oh questa, è quella di Norman.”

“E resterà con noi solo per una notte?”
“Sì, come fa a saperlo?”
“Oh, era solo una sensazione …”

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Un anno dopo il secondo sequel di “Psycho” distribuito su grande schermo, la Universal sembrò intenzionata a trasferire il franchising in tv, trasformandolo in una serie antologica settimanale. Questo, naturalmente, era già allora un percorso popolare per le serie di successo dell’horror, così come tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 vennero sfornati all’abbondanza tali show, due dei contemporanei del grande schermo “Psycho” realizzati anche per la TV furono ad esempio “Gli Incubi di Freddy” e “Venerdì 13: La serie”. Qualcuno ricorderà forse questi ultimi due – persino con affetto, ma questa è un’altra discussione-, tuttavia, cosa ne fu poi della serie “Bates Motel”? Niente. Come un viaggio a sé stante al famosissimo motel, la visita del franchising al mezzo TV è stata breve, lasciandoci solamente questo progetto testimoniatoci dal pilot, un assaggio di ciò che gli spettatori avrebbero potuto aspettarsi dal motel più famoso dell’horror e del thriller.

Quando Alex West (Bud Cort, sempre ad impersonare il tipo strano 15 e passa anni dopo i grandissimi “Harold e Maude” [1971] di Hal Ashby, e “Anche gli uccelli uccidono”[Brewster McCloud] [1971] di Robert Altman) è stato un bambino finito in un ospedale psichiatrico dopo aver ucciso il suo violento patrigno. Mentre era lì, il suo psicologo ha pensato che sarebbe stata proprio una buona idea lasciarlo alle cure di Norman Bates (immagino che stare con uno psicopatico adulto sia infatti la cura più naturale per una giovane mente turbata). Essi sviluppano un’amicizia per un periodo di 20 anni nel manicomio e, quando Norman tira il calzino, lascia ad Alex il suo bene più prezioso: il Bates Motel. Anche se ognuno pensa già tutto quel che si potrebbe da pensare, Alex decide di stabilirsi nel posto e riaprirlo alla clientela, anche se tuttavia, potrebbe essere già occupato dallo spirito di Mrs. Bates in persona.

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“Bates Motel”, in italiano reintitolato con il ridicolo “Il Motel della paura” è certamente un interessante curiosità, ma bisogna dire non una molto buona. Appartiene infatti alla discussione degli appassionati sui peggiori seguiti possibili mai realizzati da un film classico, il che significa che si unisce alla schiera di imperdibili titoli quali “Lo Squalo 4: La vendetta”(Jaws 4: The Revenge) (1987) di Joseph Sargent,o a vostra scelta, ai successivi sequel di “Halloween” dal 4 in poi fino all’8. Ci si potrebbe anche sentire quasi come in un film di “Psycho”, soltanto che invece è sviluppato esteriormente come una storia ispirata alla ristrutturazione di un’attività commerciale, il cui precedente proprietario era stato un maniaco di successo. Il tono generale è ultra-dozzinale e sdolcinato, con momenti di tenerezza spesso accompagnati dalla morbida musica del pianoforte, quale fosse quella che si potrebbe sentire come estirpata dallo speciale di un doposcuola. Credo che si potrebbe definire questo “Il Motel della paura” come un davvero” mooolto speciale episodio di Psycho”, laddove vediamo Alex superare i suoi demoni e stringere amicizie con artisti del calibro di Willie (Lori Petty, allora una bella topetta) giovane, androgina fichetta, che indossa un abito di coniglio la prima volta che Alex la incontra. Questo porta ad una strana forma di coppia, con i due che si impegnano alla frusta per riportare in forma il motel (anche ottenendo così una sequenza la quale è un classico strambo requisito degli anni ’80, un montaggio segnato dalla musica dance per farci sentire che sono effettivamente al lavoro).

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Quando gli scarsi elementi orrorifici fanno la loro apparizione, le cose paiono migliorare un po’. E’ sicuramente sempre piacevole rivedere il vecchio motel e la stessa casa dei Bates, e vi sono anche alcuni momenti interessantemente inquietanti che coinvolgono il fantasma della signora Bates. Il famoso tema della colonna sonora di Bernard Herrmann si insinua occasionalmente così per ricordarci l’antico splendore, e glli ultimi 30 minuti sono anche abbastanza inquietanti e ci danno un’indicazione di ciò che la serie sarebbe probabilmente stata: in questo pilota è una donna di mezza età a presentarsi come la prima nuova cliente del motel. Si capisce subito che il vecchio motel deve essere stato costruito su una soglia della “Twilight Zone”, perché ella viene improvvisamente circondata da un gruppo di giovani baldi ragazzi che gli ballano e ondeggiano attorno, incuranti della differenza d’età (e non sembra certo prendere piede l’idea che questi ragazzetti se la vogliano trombare). Uno di questi ragazzi è davvero un giovane Jason Bateman, ed i due condividono alcuni scambi romantici abbastanza dolorosi e imbarazzanti, mentre per tutto il tempo, i personaggi che abbiamo seguito nel loro passaggio, ma non tutti, abbandonano la pellicola, lasciandoci con questo strano piccolo intermezzo.

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Frettolosamente, tuttavia, il film sembra come subito ricordarsi che cosa ci stava raccontando per la maggior parte della sua durata e vira sull’intermezzo altri cinque minuti per finire e legare il tutto insieme. Sembra come quando Wayne e Garth, sono improvvisamente ridimensionati per lasciare il posto del finale a Scooby-Doo, il che è certamente in linea con la stupidità generale dell’insieme. Il tutto finisce per essere come un evidente tentativo di cavalcare i rimandi di un titolo famoso e fare però qualcosa di completamente estraneo ad esso. Non c’è alcun motivo reale per cui ogni settimana alcune nuove bizzarre stronzate sarebbero accadute al Bates Motel (per tacere della nuova, recentissima e per ora addirittura di successo ma tremenda, omonima serie tv “Bates Motes”, cafona, trendista, e decerebratamente giovanilistica) -, e credo che come spettatori nella speranza dei realizzatori avremmo soltanto accettato che tutto questo accadesse. Ma, se qualcuno avesse mai voluto vedere quello che un film di “Psycho” sarebbe stato senza Norman Bates (soltanto intravisto – e non interpretato da Anthony Perkins – in alcune brevi filmati di flashback e fotografie), “Bates Motel” fa per lui. D’altra parte, abbiamo almeno un cameo di “Buck” Flower, pur se non certo nella sua opera più famosa (e non soltanto) nel ruolo di un vagabondo senza casa, cosa può volere di più un carpenteriano? Tanto che lo si vorrebbe quindi vedere di più, che nel suo piccolo ruolo.

I completisti di “Psycho” ai quali certamente mi ascrivo, vorranno sicuramente dare un’occhiata a questa stravagante voce nell’ambito del suo franchise. Che, come detto, ovviamente non ha avuto successo, anche se però tre anni dopo i fan avrebbero avuto modo di vedere tornare Norman (o quasi) nel non disprezzabile “Psycho IV:The Beginning“.  “Bates Motel“, d’altra parte, non escendo mai uscito in dvd deve la sua esistenza prolungata fino ai giorni nostri unicamente in “bootleg” derivati dai vari download, grazie a chi ha avuto la lungimiranza almeno di registrarlo dalla tv nei decenni scorsi, o come il sottoscritto, per averne la oramai ben rara vhs da nolo della CIC uscita -mi pare- nel 1988, quando ebbi allora a recensirla per una rivista.
.Qualcosa mi dice che la Universal avrebbe persino preferito dimenticare che esista; forse avrebbero alora almeno potuto inserirlo sul dvd del remake inutile di “Psycho” diretto da Gus Van Sant, come uno speciale extra – in questo modo, la maggior parte dei cultori duri e puri di “Psycho” avrebbe potuto avere due esempi di idee mal concepite al prezzo di una. In ogni caso, si potrebbe adesso destinargli un’uscita in una di quelle antologie dell’horror tv anni ’80 del tipo che sta ad esempio pubblicando su dvd/Blu-ray la Scream!Factory,  e godere di questo vedendolo finalmente al meglio. Io lo acquisterei, così come sono potuto rimanere solo interessato da alcune cose che si possono intravedere dal vhs, e che non essendo un finocchione, tra queste non racchiudono di sicuro Jason Bateman.

Napoleone Wilson

“Where or When”
Scritta da Richard Rodgers & Lorenz Hart
Eseguita da Dion Di Mucci (come Dion) & The Belmonts

Questo film era stato originariamente concepito come un pilota (film di 2 ore) per una possibile serie TV. Ma a causa del basso rating critico guadagnato e della mancanza di interesse da parte del pubblico, i produttori accantonarono l’idea.

La casa originale e gli esterni motel vennero utilizzati per la produzione. Le alterazioni che hanno avuto luogo nel film sono rimaste fino al 1993 per gli Universal Studios of Hollywood Tour.

Anthony Perkins boicottò attivamente il film in interviste e apparizioni televisive nei mesi precedenti alla sua uscita. Pensava che il film fosse uno sfruttamento meramente commerciale di “Psycho III” che aveva diretto meno di un anno prima. Perkins aveva ritenuto che la continuità del franchise di “Psycho” fosse stata rovinata dalla trama di “Bates Motel”, che era iniziata con il personaggio di Norman Bates morto in manicomio.

Il film non è mai stato ufficialmente pubblicato in DVD. A causa di questo è diventato popolare in tutte le cerchie dei bootlegging.

La sequenza di apertura della casa di Psycho è stata presa da “Psycho II” .

Nonostante la credenza popolare, Anthony Perkins non avrebbe invece mai boicottato il film. Nel corso di una convention horror del 1988, Perkins dichiarò che non aveva alcun coinvolgimento nel film e che lo ha guardato quando è originariamente  andato in onda. Lo ha solo definito come “semplicemente terribile”.

Bud Cort chiamò Perkins quando venne scelto come Alex West, alla ricerca di consigli su come prepararsi per il film. Perkins gli disse di entrare in esso caricando estremamente il personaggio.

Kurt Paul che interpreta Norman Bates era la controfigura di Perkins in “Psycho II”, “Psycho III”, in seguito sarebbe apparso anche in “Psycho IV”.